PROPOSTE DI LETTURA – GUIDO GOZZANO: L’assenza

Che vena quel Guido Gozzano! di Raffaele Floris (Poeta e scrittore)

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cms_18907/1.jpgGuido Gozzano (1883 – 1916), svogliatissimo studente e tuttavia a diciassette anni già poeta, così come si può essere “poeti” a quell’età. I suoi primi versi furono ovviamente dannunziani. Iscritto alla facoltà di legge, dopo il liceo, Gozzano preferì subito i corsi di letteratura, allora tenuti da Arturo Graf, e le frequentazioni della Società della Cultura, un circolo molto noto e ben frequentato. Non disdegnò né le sale da ballo né le “marachellate”. Nel 1906 conosce Amalia Guglielminetti, con la quale l’anno successivo inizia una tormentata relazione. Una comunissima biografia di un comunissimo studente? Nel 1907 esce La via del rifugio, una raccolta di ventinove poesie e un capolavoro: L’amica di nonna Speranza; il libro ebbe recensioni favorevoli, una stroncatura da un quotidiano cattolico e un’intuizione di Luigi Federzoni (futuro ministro del regime fascista): «Guido Gozzano è il poeta dell’ironia sentimentale: è un uomo che si diverte a guardarsi dentro nell’anima, spettatore discreto e benevolo delle proprie emozioni, un uomo che indulge alle illusioni e soffre di molte nostalgie pur non ignorando il dubbio valore delle une e delle altre, un curioso stravagante che s’interessa di tante cose, futili per la maggior parte degli altri uomini» (…) Nello stesso anno scopre di essere malato: tubercolosi, e la diagnosi – a quel tempo – non lasciava scampo. Viaggia, scrive, torna a viaggiare, nel 1911 pubblica I colloqui e nel 1914 Le farfalle.

Di Guido Gozzano proponiamo dunque Tutte le poesie, una pubblicazione curata da Andrea Rocca (con un commosso omaggio a Salvator Gotta, che scomparve pochi mesi prima che il libro vedesse la luce); l’introduzione è di Marziano Guglielminetti. C’è altro da aggiungere? Di lui si è occupato il meglio della critica: uno su tutti Giorgio Bàrberi Squarotti. Leggiamo L’assenza, gustiamola anziché commentarla. È nostra personale opinione che soprattutto oggi ci sia bisogno di rileggere Gozzano, e indagare la sua poetica, la sua visione - disincantata e ironica - della vita e del mondo.

L’ASSENZA.

Un bacio. Ed è lungi. Dispare
giù in fondo, là dove si perde
la strada boschiva che pare
un gran corridoio nel verde.

Risalgo qui dove dianzi
vestiva il bell’abito grigio:
rivedo l’uncino, i romanzi
ed ogni sottile vestigio....

Mi piego al balcone. Abbandono
la gota sopra la ringhiera.
E non sono triste. Non sono
più triste. Ritorna stasera.

E intorno declina l’estate.
E sopra un geranio vermiglio,
fremendo le ali caudate
si libra un enorme Papilio....

L’azzurro infinito del giorno
è come una seta ben tesa;
ma sulla serena distesa
la luna già pensa al ritorno.

Lo stagno risplende. Si tace
la rana. Ma guizza un bagliore
d’acceso smeraldo, di brace
azzurra: il martin pescatore....

E non sono triste. Ma sono
stupito se guardo il giardino....
stupito di che? non mi sono
sentito mai tanto bambino....

Stupito di che? Delle cose.
I fiori mi paiono strani;
ci sono pur sempre le rose,
ci sono pur sempre i gerani....

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