PROTESTE ANTIGOVERNATIVE PRO-NAVALNY

E il Cremlino accusa gli Stati Uniti di interferenze negli affari interni

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Le massicce manifestazioni a sostegno del leader dell’opposizione Navalny, hanno riscontrato una forte partecipazione, riempiendo i centri delle più importanti città russe. Nella giornata di ieri, i manifestanti si sono riversati in piazza come risposta al messaggio di incitamento lanciato da Navalny dalle aule del commissariato in cui si sarebbe tenuta la prima udienza con il giudice, per disporre la detenzione effettiva di una pena sospesa del 2014 a tre anni e mezzo. Nel video in cui Navalny si rivolge al popolo, oltre naturalmente a testimoniare e denunciare le condizioni in cui si stesse tenendo l’udienza, nel totale dispregio delle garanzie disposte dal Codice Penale, ha sollecitato il popolo ad esprimere il proprio dissenso nei confronti del governo corrente nella maniera più esplicita e democratica possibile, non suscettibile di negazione da parte dei poteri forti. Come previsto, la risposta delle autorità è stata ferma e severa; oltre 3.300 i manifestanti fermati ieri, secondo quanto riportato dall’ong OVD, 3.324 in totale, di cui 1.320 a Mosca e 490 a San Pietroburgo, dove tra l’altro nelle colluttazioni con la polizia un manifestante sarebbe stato gravemente ferito e risulta attualmente in terapia intensiva. La posizione del Cremlino si è piuttosto scagliata contro gli Stati Uniti.

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Già dopo l’arresto di Navalny, i russi avevano risposto alle sollecitazioni del vicepresidente dell’amministrazione uscente Pence, e del neopresidente Biden, per un’indagine indipendente e accurata sull’attacco alla vita del leader dell’opposizione, identificandole come un tentativo di distogliere l’attenzione dalla crisi del sistema occidentale. Dimitry Peskov, portavoce della presidenza, all’indomani delle proteste antigovernative, ha rivolto una critica in particolare ad un comunicato in cui venerdì la sede diplomatica invitava i cittadini statunitensi ad evitare le aree dove si svolgevano le proteste, indicandole nei dettagli. "Indirettamente, si tratta assolutamente di una interferenza negli affari interni", controbatte il portavoce del Cremlino, anche se provvedere a garantire la sicurezza dei propri cittadini nel corso di un soggiorno all’estero, informando dei possibili pericoli, rientra palesemente nelle competenze degli uffici di rappresentanza diplomatica.

Federica Scippa

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