Pedofilia

La crudeltà del terzo millennio.

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Pedofilia, la piaga del terzo millennio. Difficile da accettare. Tra vite distrutte, giri illegali e coperture potenti, questo fenomeno, scaturito dalle parti più oscure e remote della psiche umana, si rivela anche una terribile piaga sociale, un business che muove un cospicuo giro di soldi, un delicato nodo giuridico e un problema politico.

L’abuso sessuale sui minori è sempre esistito, in qualunque società umana, in ogni tempo, non è frutto abnorme della società moderna. Quello che c’è di diverso rispetto al passato è una diversa e accresciuta sensibilità collettiva. Oggi, diversamente dal passato, e’ pubblica la denuncia e pubblica la consapevolezza delle violenze sessuali sui minori, nonostante il persistente velo di omertà che continua a stendersi impietosamente su questo problema. Le pagine dei quotidiani riportano continuamente della terribile realtà di abusi sui minori. I colpevoli, quasi sempre, insospettabili: genitori, zii, nonni, vicini di casa, preti. Numerosi, soprattutto con l’avvento di internet, anche gli adescamenti attraverso il web e il social network.

cms_79/2 Pedofilia images (1).jpgE’ recente, inoltre, la notizia che scuote l’opinione pubblica internazionale sullo scandalo pedofilia che vede sotto inchiesta comunità religiose, scuole, orfanotrofi, organizzazioni non governative della lontana Australia. Storie continue e vergognose di pedofilia per raccontare come la società abbia perso l’ innocenza, stuprata dalla disonestà dei grandi, degli orchi. Se ne discute, si interviene, ma azioni conseguenti a buone intenzioni e bei discorsi, non sempre vanno di pari passo. Con il risultato, a volte, che non sempre il bel dire coincide con il buon fare. Soprattutto nel nostro Bel Paese. Certo, non si possono negare i passi avanti della giurisprudenza europea e italiana negli ultimi anni. La “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei bambini contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale”, conosciuta anche come “Convenzione di Lanzarote”, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 12 luglio 2007 ed entrata in vigore il 1 luglio 2010, rappresenta il primo strumento giuridico internazionale che impone agli Stati di prevenire e criminalizzare ogni forma di abuso e sfruttamento sessuale sui minori.

cms_79/4 pedofilia images (2).jpgCerto e’ anche che l’Italia, il cui sistema normativo è considerato uno dei più avanzati d’Europa in materia, ha ratificato la Convenzione di Lanzarote un anno fa, offrendo un effettivo valore aggiunto rispetto agli strumenti già esistenti. Ma, allora, come impedire all’emotività di reagire quando circa la metà dei condannati in appello si vede sospesa la pena? Come si può restare in silenzio dinanzi alla decisione di rimuovere il “divieto di dimora” ad un uomo condannato per abusi su un minorenne?


Che fare, insomma, quando ci assale la sensazione che non si fa abbastanza per proteggere le piccole vittime dagli ‘orchi’? Secondo i principi di uno Stato liberale, nonostante sia necessario scontare la propria pena, tuttavia la colpa del male commesso non deve diventare una prigione senza fine. Non si tratta di negare il fatto che, una volta scontata la pena, è diritto di chiunque ritrovare la libertà e ricominciare a vivere la propria vita. Si tratta, piuttosto, di riconoscere che anche una vittima ha il diritto di ricominciare a vivere e soprattutto di dimenticare. Molti ragazzini, invece, continuano a restare nell’inferno, costretti a vivere a pochi metri da chi ha usato loro violenza. Perchè? Perchè raramente i pedofili vengono allontanati e, altrettanto raramente, rispettano i divieti. E, aspetto ancora più desolante, la metà dei condannati in appello si vede sospesa la pena.


cms_79/4 pedofilia images (1).jpgChe fare allora? Forse, partendo dal presupposto che non devono pagare le vittime, bisognerebbe risolvere il controsenso legislativo della sospensione della pena in base alla presunzione che il condannato non ripeterà la violenza su una persona che ha violentato per anni; forse, non bisognerebbe continuare a sottovalutare gli effetti devastanti che può determinare nella psiche e nella mente di un minore l’incontro con il suo aggressore che, spesso, la Corte decide di effettuare; o forse, ancora, come fa il legislatore francese, bisognerebbe mettersi sempre e comunque dalla parte dei minori, cercando di stabilire per loro un adeguato perimetro di sicurezza tale da garantire loro il diritto di ricominciare a vivere.Forse, per una volta, bisognerebbe adottare misure drastiche a solo favore delle vittime, anche a scapito delle inviolabili libertà individuali che uno Stato liberale ha il dovere di garantire a tutti, condannati e colpevoli inclusi.

Mary Divella

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