Peppino Impastato:non soltanto antimafia

Di Rosario Napoli - giornalista

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Parlare di Peppino Impastato è come abbeverarsi ad una fonte da dove sgorgano tutti gli elementi e zampillano gli alimenti primari della socialità e della cultura.

Peppino è diventato il simbolo dell’antimafia, contro l’arroganza tipica di prepotenti di bassa lega che volevano e vogliono sottomettere la gente per asservirla ai loro smodati desideri di potere, di ricchezza e di ”rispetto”, tipico di una sottocultura che ha bisogno di sottomettere tutti per dimostrare di essere forte, onnipotente e riverita.

Peppino lottava contro questa cultura dell’arroganza con la forza della libertà di pensiero e di azione che ne facevano un attento osservatore della realtà in tutte le sue angolature. Attraverso la sua RADIO OUT (fuori dagli schemi, appunto!) lanciava i suoi strali contro i potenti delle famiglie mafiose di cui anche suo padre era un esponente.

Le sue armi erano il sarcasmo e la beffa con le quali metteva in ridicolo i notabili e gli “intoccabili”. Sapeva che il rischio era altissimo ma in nome della libertà e della giustizia si immolava volentieri fino a pagare con la vita all’alba del 9 maggio 1978.

Da quel momento Peppino è diventato per le generazioni a seguire e per i giovani, un simbolo ed un modello da seguire.

Peppino Impastato non era soltanto un giornalista impegnato socialmente ed anche politicamente, ma un poeta dall’animo nobile, un poeta della bellezza e la bellezza a tutto campo elogia con queste bellissime parole:

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura, l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso con tutto il loro squallore da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre le piante sul davanzale e presto ci si dimentica ci come erano quei luoghi prima ed ogni cosa, per il solo fatto che è così pare dover essere così da sempre e per sempre. E’ per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

La bellezza è curiosità e stupore e sono proprio questi che allontanano l’abitudine e la rassegnazione ed invogliano alla libertà, massima espressione della bellezza.

Curiosità è voglia di conoscere e la conoscenza ci rende ricchi di sapienza e di espressioni oltre che liberi perciò capaci di una sana e perfetta convivenza sociale.

La cultura ed il sociale a braccetto per un sano benessere.

Grazie Peppino anche per questo regalo, una vera perla di saggezza!

Ad maiora…

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