Persuasi e persuasori intrappolati nella bolla di Whatsapp e Facebook

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Italiani sempre più dentro una bolla comunicativa che li esorta a essere sempre più provinciali ed egoisti, almeno rispetto al resto della popolazione europea. A leggere i dati provenienti dal rapporto “Internet in Italia – I trend del 2017” scopriamo che vi è una crescita della cosiddetta popolazione che ormai fa dell’online la propria residenza fissa, e questo stato di cose è accertato dall’aumento sempre maggiore di italiani che si possono a giusta ragione definire mobile only, cioè che quando si connettono preferiscono solo dispositivi mobili come gli amati smartphone e i tablet. Il gran traffico che troviamo per via di queste connessioni si concentra su poche app e molto di più su ben definite tipologie di contenuti come i servizi di messaggistica e i social media (6 minuti ogni 10 si trascorrono o su Facebook o su WhatsApp).

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Gli italiani evidentemente legano questo loro affetto e questo loro intrattenimento nei confronti di questi mondi, a cui aggiungiamo YouTube, anche e soprattutto a causa di contenuti editoriali presi sì dalla rete ma decisi e gerarchizzati per noi da terzi proprietari. A questo effetto eco del mondo dell’informazione preimpostato, si aggiunge poi un sottofondo di accompagnamento composto da offerte pubblicitarie tagliato a nostra misura. L’effetto è quello di creare un effetto feedback attribuibile solo a elaborazioni algoritmiche preimpostate. Si aggiunga poi la enorme crescita dei video user, ovvero stiamo parlando di quei 28 milioni di italiani che hanno visto un video online attraverso il desktop e di quei 18 milioni che hanno dichiarato di farlo invece con uno smartphone.

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Gli italiani si dimostrano grandi consumatori di prodotti digitali, e tra questi i social fanno la parte del leone. Facebook, Instagram, WhatsApp e YouTube sono ambienti in grado oggi di definire la nostra identità perché visitati, abitati, vissuti ogni giorno in modo sistematico. Ma se quelli appena enunciati assolvono la funzione come detto identitaria, altri come per esempio Tinder, aiutano molti individui a soddisfare altre tipologie di esigenze legate a diverse e specifiche peculiarità. Il mondo dei social media è quanto di più liquido si possa avere, del qui e ora ma non per sempre, della condivisione dell’istante come mantra e ragione istintual-identitaria-comunicativa. Noi italiani ci stiamo dimostrando un popolo attento e sensibile a questo tipo di approccio, evidentemente persuasi della bontà insita in uno strumento di raccordo tra generazioni che se sprovviste di social avrebbero serie difficoltà a parlarsi e comunicare.

Andrea Alessandrino

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