Piccole grandi tragedie di vita quotidiana

Bambini dimenticati in auto. Può succedere a chiunque

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Era un giorno come tanti quel maledetto 30 Marzo del 2007. Lyn e Jarret avevano trascorso una notte insonne. Il piccolo Bryce non poteva dormire a causa del suo raffreddore.

Lyn doveva accompagnarlo dalla baby sitter, ma quella mattina non prese la sua auto. L’aveva prestata a sua sorella. Nella borsa una lunga lista di commissioni da fare. Non ne fece nemmeno una. Andò direttamente al lavoro, lasciando il piccolo Bryce da solo in auto che dormiva.

La baby sitter li aspettava. Il telefono di Lyn squillava, ma lei, presa dal lavoro, non lo sentiva. Arriva il tardo pomeriggio. Il trillo stavolta le giunge:

“Lyn come sta Bryce?

“Come, Bryce non è con te?” . Il tono si fa preoccupato.

“Lyn, non mi hai portato Bryce stamattina”

Un tonfo acuto dentro il cuore. Il sangue irrompe nella testa. Tutto intorno si fa buio. Il vuoto. Un urlo: “Bryce in macchina nooo!”

I colleghi la vedono correre verso l’uscita. Era successo qualcosa di grave.

Lyn percorre 18 metri, poi una rampa di scale con 11 gradini molto alti, un’altra rampa di scale, altri 12 metri, marciapiedi, altri 10 metri fino alla macchina. Tutto in 30 secondi. Bryce era lì solo, dimenticato con 43° gradi di temperatura.

“Lo trovai nel seggiolino, con il viso un po’ arrossato e gli occhi chiusi come una bambola di porcellana, iniziai a gridare aiuto, lo tolsi dalla macchina e cominciai una respirazione bocca a bocca, urlavo e piangevo, sapevo che era morto, ma lo scuotevo, lo stringevo, gli davo aria, volevo dargli la vita, la mia vita, ma niente”.

Una tragedia vera, accaduta in un pomeriggio normale che doveva essere un giorno come tanti. A provocare la morte del bambino erano stati il caldo e la disidratazione. Una maledetta morte per ipertermia.

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Negli Stati Uniti questo tipo di incidente provoca mediamente 40 morti all’anno, quasi tutti tra la primavera e l’estate. In genere si tratta di bambini che hanno meno di 2 anni, dimenticati da persone sane, normali, genitori solitamente attenti, premurosi. Vittime di una distrazione.

Terrore e dolore straziante attanagliano l’anima ogni qualvolta si apprendono storie come questa. Si è genitori sempre, anche quando un figlio non lo si è partorito. Innaturale, inaccettabile la morte del proprio bambino. Esserne la causa genera una sofferenza ingestibile per un essere umano.

In Italia, a Livorno, qualche giorno fa si è consumata un’altra tragedia. Una piccola di un anno e mezzo è stata dimenticata in macchina dalla mamma. La prima domanda che ci si pone è: “ma com’è possibile?”

Il professor Vincenzo Villari, primario di psichiatria a Torino, sostiene che “dimenticare un bambino in auto è un momento di buio, uno scollegamento temporaneo che può accadere a chiunque; si dimentica un gesto quotidiano, scontato, ripetitivo. La testa è assorbita da pensieri a ripetizione che deve elaborare, ma non c’è tempo per farlo, allora mette un freno, crea spazio nella memoria, cancellando i meccanismi quotidiani, ripetitivi. Un genitore stanco, stressato, agitato, preso da mille cose può dimenticare di portare il figlio all’asilo, dalla baby sitter, dai nonni, si reca al lavoro e continua normalmente la sua giornata. Basta un qualsiasi segnale a riportare alla memoria il pensiero del figlio, quando ormai è troppo tardi. La condizione post traumatica dei genitori è ancora peggio; sono costretti a sopportare non solo il dolore straziante della perdita, i sensi di colpa e il giudizio dell’opinione pubblica che ignora che questi episodi possono capitare a chiunque, e con superficialità li giudica degli irresponsabili, incapaci. E i genitori diventano dei fantasmi nessuno nota più ne la loro presenza tanto meno la loro assenza, si isolano per non soffrire, evitano di pensare, si lasciano vivere, si limitano a sopravvivere”.

Stando alle statistiche dimenticare un bambino in macchina è un fenomeno proprio dei tempi moderni. Il maggior numero dei casi si è registrato dagli anni novanta, da quando cioè è stato introdotto l’airbag e il codice della strada ha imposto che i sediolini venissero sistemati sul sedile posteriore.

Se è aumentata la sicurezza, è diminuito il continuo contatto visivo col bambino. I tempi moderni hanno portato nella vita delle persone una serie di fattori: stanchezza, stress, mancanza di sonno che incidono sulla distrazione.

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Diverse aziende automobilistiche, con la collaborazione di alcuni genitori, stanno progettando dei sensori in grado di rilevare la presenza del bambino in auto. L’allarme, trasformato in SMS o e -mail, arriva in tempo reale su cellulari, tablet, telefoni fissi e pc di genitori e parenti.

Il Ministero della Salute ha diffuso un dossier dedicato ai rischi e agli accorgimenti per evitare tali terribili dimenticanze, ma servirebbe una normativa specifica che ancora non c’è.

Nell’attesa dobbiamo ricordare che non esiste un profilo tipo del genitore che dimentica in macchina il proprio figlio; potrebbe capitare ai distratti, ai maniaci dell’organizzazione, alle persone colte, ai giovani. Insomma a chiunque, anche a noi.

Tina Camardelli

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