Premio Strega 2018 L’edizione delle donne in nome delle donne

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Nella suggestiva Villa Giulia, alle pendici dei monti Parioli, si è tenuta a Roma la consegna dell’ambito riconoscimento letterario italiano.

Il premio di questa 72esima edizione del Premio Strega è stato assegnato alla scrittrice Helena Janeczek con il romanzo La ragazza con la Leica (edizioni Guanda).

Per ritrovare una donna vincitrice del prestigioso premio letterario bisogna andare indietro con il ricordo alla edizione del 2003, quando Melania Mazzucco vinse con Vita.

L’edizione appena conclusa va in archivio portando con sé le sfumature di rosa delle tre finaliste sui complessivi cinque concorrenti. E si tratta appunto di sfumature se rapportate alle tinte forti della coraggiosa vita di Gerda Taro, sulla cui storia il romanzo vincitore ha acceso i riflettori.

La Janeczek, attraverso un lavoro durato sei anni, ha ripercorso l’incredibile esistenza della prima fotoreporter, pioniera del fotogiornalismo, morta su un campo di battaglia a soli 26 anni. Non si tratta di una biografia, quanto piuttosto di un attento e puntuale lavoro di documentazione storica e di ricerca fotografica che riproducono fedelmente i caratteri di indipendenza, libertà, coraggio e voglia di vivere, nonché la bellezza ed il fascino straordinario di un’eroina antinazista e rivoluzionaria. Nel romanzo si racconta l’intensa storia d’amore ed il sodalizio professionale tra la fotoreporter e il leggendario fotografo Robert Capa, che insegnò a Gerda ad usare la Leika. Un viaggio attraverso l’avventura della fotografia, sullo sfondo della gioia di vivere della Parigi degli anni Trenta.

La ragazza con la Leica ha trionfato con 196 voti e già venduto oltre 45mila copie premiando, tra l’altro, una casa editrice, la Guanda del gruppo Gems, che per la prima volta si aggiudica l’ambito riconoscimento interrompendo il monopolio che, da diverse stagioni, vedeva assegnare il premio ai maggiori gruppi editoriali. Una svolta e un’occasione di riscatto per aver fortemente creduto fin dall’inizio nel romanzo della scrittrice italo -tedesca.

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Il secondo posto è stato conferito a Marco Balzano con Resto qui (Einaudi) con 144 voti e il terzo posto a Sandra Patrignani con La corsara (Neri Pozza). Quarto classificato Carlo D’Amicis con Il gioco (Mondadori) con 57 voti e quinta classificata Lia Levi con Questa sera è già domani (Edizioni E/O) con 55 voti.

Come la Janeczek, anche Balzano ha scelto di cimentarsi con l’opposizione alla dittatura e alla logica fascista, mentre la Petrignani si è confrontata con la dimensione storica elaborando la biografia della Ginzburg, che fu vincitrice a sua volta dello Strega nel 1963. Lia Levi, che da bambina ha vissuto in prima persona la persecuzione razziale, nel racconto, che si è assicurato lo “Strega Giovani”, narra il coraggio di un adolescente ebreo.

Fuori dal coro è il lavoro di D’Amicis, la storia forte di un ménage a trois con cui lo scrittore, conduttore di Fahrenheit su Radio3 ha tinto di luci rosse la sua partecipazione allo Strega.

Ha presieduto la giuria di 660 aventi diritto Paolo Cognetti, vincitore del Premio Strega 2017 con Le otto montagne (Einaudi).

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Nel giardino del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia erano presenti, tra i tavoli del Ninfeo, il ministro dei Beni Culturali e del Turismo Alberto Bonisoli, Paolo Mieli, Francesco Rutelli, il giurista Sabino Cassese, la scrittrice Dacia Maraini e tanti volti noti dell’editoria e dello spettacolo.

“Ancorati ai premi Campiello e Strega ci siamo persi i giovani” così si è espresso il Ministro in una precedente dichiarazione, sollevando non poche polemiche. Durante la serata ha poi colto l’occasione per meglio significare il suo pensiero: “Dobbiamo scatenare la capacità dei giovani di consumare e avere fame di cultura. Quello dei libri è un sistema complesso che ha come punti di riferimento il premio Strega ed il premio Campiello, che forse ha perso di vista ciò che sta nascendo tra i giovani e che non sappiamo cosa sia. Dobbiamo domandarci cosa i giovani vogliono consumare in termini di cultura, bisogna saperli ascoltare”.

La scrittrice Daria Maraini ha rimarcato l’assurdità di stupirsi quando un premio è tutto al femminile: “C’è da stupirsi dello stupore – ha commentato –improvvisamente vincono tre donne e ci si stupisce, contrariamente a quando vincono gli uomini che sembra più normale. Sono tre bei libri che meritano tutto il successo”.

Questi premi muovono la curiosità alla lettura – ha aggiunto Lia Levi – con la conseguenza di essere più letti. Questo è molto appagante in quanto chi scrive lo fa per comunicare con l’esterno, ed essere più letti produce gioia al di fuori del successo e del riscontro economico, che è assolutamente secondario”.

Marco Balzano ha posto l’attenzione sul fatto che non sempre gli autori più talentuosi corrispondono a quelli premiati: “Sono consapevole che i premi sono un ottimo incoraggiamento, ma sono altrettanto consapevole che ci sono grandi autori che studiamo e veneriamo da sempre che non ne hanno mai presi, pertanto l’ironia non deve mai mancare in questi momenti”.

Per la vincitrice Helena Janeczek, nata a Monaco di Baviera ma residente in Italia da trent’anni, è importante che l’attenzione sulle donne non si spenga: “I libri delle concorrenti, molto diversi tra di loro, dimostrano la ricchezza dei libri scritti dalle donne. Spero si vada avanti così”.

Maria Cristina Negro

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