QUALE NATALE

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Io Orana Maria Olio su tela, Paul Gaughin

C’è questo profumo di noccioline fuse nello zucchero, un carretto che si ferma ad ogni angolo, il tempo umido e leggermente ventoso. Tutte le luminarie che non ho mai visto e la salita, il muschio poi la neve a sbilanciarsi dai presepi più artistici di sempre. Napoli potrebbe essere la patria del Natale. Chiudo gli occhi: "Il pescivendolo allaga il marciapiede. - Fermati bella signora assaggia i susamielli!- La Befana giocattolo viene sganciata al centro del mercato. Qualcuno grida caffè da lontano ed è già festa".

Quando ho smesso di credere a Babbo Natale? Ci ho mai creduto? Gli anni logorano alcuni ricordi ma le sensazioni dominano sempre. Da qualche parte ho ancora il tuo cappello col pon pon, i botti mi inquietano sempre, l’odore di baccalà non invade più l’intera casa come il fumo dei gamberoni arrostiti che riempiva le pesanti tende e si diradava direttamente il sette gennaio. Eri praticamente un misto frittura con qualche candito fra i capelli e zucchero a velo attorno alle labbra. Rivoglio le ore di mia madre vicino ai fornelli, la fretta di assaggiare e la solita frase:” dieci ore per preparare e neanche una per finire!”.

“Con quale gioco iniziare? Avete cambiato le banconote in monete?”

Rimetto le scarpe ancora a ripercorrere il solito giro del 25 dicembre, prima tappa: la nonna Maria, sento ancora l’odore unico di biscotti dolci fatti in casa, salire le scale e rivedere l’ultima volta mia zia e stringere di più del suo regalo –utile!-. Volevo dirti che avevi ragione, ogni strofinaccio è stato indispensabile, aprivo l’armadio e scartando il celophan ti riportavo ogni volta da me. Svoltare a sinistra la cortina e trovarti affacciata al balcone e ridere della tua risata a crepacuore. E dove sono più le tue moine, ora che anche fra noi tu non canti più e tuoi occhi puntano il soffitto?

Oggi che il Natale è una pandemia infinita, che le feste vengono spartite da decreti e i colori hanno perso la loro antica potenza, siamo come quei capitoni comprati qualche giorno prima della Vigilia, lasciati sopravvivere nella vasca da bagno, altri ci scrutano per affibbiarci nomignoli, le parti argentate del corpo galleggiano via prima di essere divise in quattro pezzi sul tavolo e nonostante tutto muoversi lentamente, ancora.

Un ricordo di Maria Casalanguida

Non mi sfugge una parola, una immagine, una virgola, un punto. E’ una scrittura tutta d’un fiato che percorri a passo veloce, quello gioioso, con le immagini che ti scorrono davanti agli occhi, con le voci che ti invitano alla festa, con il profumo dei cibi della tradizione, con i colori e le luci più belle che mai. Una descrizione che entusiasma anche chi non ha ricordi per niente somiglianti a questi.

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Santuario di Greccio (Rieti, Lazio)

Ricordo il Natale, quello che ho iniziato a festeggiare in età adulta, quando qualcuno mi affidò l’incarico di organizzare per questo giorno qualcosa di particolare. Accettai con immenso entusiasmo ed entrai a far parte della tradizione perché ormai non esiste festa di Natale che non sia organizzata da me!Quello che più ho amato ed amo è il Natale di diversi anni fa, trascorso a Greccio, provincia di Rieti – Lazio) Qui San Francesco, nel 1223, realizzò il primo Presepe Vivente del mondo. Lì vorrei tornare, lì vorrei essere in questo momento se solo si potesse!Una esperienza impossibile da descrivere ma che ti rimane davvero nel cuore per sempre.

Francesca Coppola

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