QUAL E’ IL VOSTRO DOSHA: VATA, PITTA O KAPHA?

Scopriamo le componenti fisiche e caratteriali degli esseri umani

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Nell’antico oriente, il medico era pagato dal paziente fino a che questo era in salute: quando si ammalava non percepiva ricompensa, proprio perché il suo compito era quello di mantenere in perfetta forma il proprio assistito e la malattia era segno di fallimento. In occidente una cosa del genere sarebbe impensabile. Probabilmente perché medicina, salute e tutto quello che le circonda ormai sono un vero e proprio business, che fattura cifre da capogiro.

La medicina occidentale e quella orientale hanno origini antichissime, entrambe millenarie, ma nonostante ciò, vengono definite rispettivamente una “tradizionale” e l’altra “sperimentale”. E’ un paradosso.

Le linee di pensiero filosofiche e gli approcci terapeutici tra le due medicine sono distanti e distinti tra loro: la medicina occidentale progredisce con la sperimentazione, mentre quella orientale si basa su antichi principi di osservazione dell’uomo e della natura. L’occidente cura i sintomi, l’oriente ricerca le cause. Facciamo un esempio: se ho male allo stomaco, in occidente il medico cercherà il problema nell’apparato gastrointestinale eliminando il sintomo. In oriente, invece, analizzerà le cause di questo squilibrio, ricercandole - come spesso accade - anche lontano dallo stomaco. Questo perché un corpo sano, in equilibrio fisico, energetico e mentale respinge gli attacchi; quando invece ci sono squilibri, si creano le malattie. Quindi secondo la filosofia medica orientale l’individuo va curato nella sua totalità.

Quale scegliere? E’ molto difficile rispondere a questa domanda. L’ideale sarebbe integrare filosofia e antico sapere con la sperimentazione e l’innovazione, con lo scopo di non far ammalare, piuttosto che curare. L’auspicio è che il dialogo tra le due tipologie di medicina possa continuare avendo a cuore il benessere del paziente e non il prestigio dell’una o dell’altra.

Purtroppo, abbiamo la tendenza a pensare che esista una sola e unica medicina giusta - la nostra - e che tutte le altre forme di medicina, trattamento o terapia siano espressione di credenze antiche e irrazionali. Giudichiamo positivamente tutto quello che rientra nel quadro mentale che ci siamo costruiti e respingiamo come negativo ciò che risponde a concetti differenti dal nostro. Questo atteggiamento non favorisce la sperimentazione e la crescita.

cms_7340/2.jpgL’Ayurveda è un antico sistema di medicina. Nato intorno al 1700 a.C. nell’India Vedica, è tuttora non solo praticato nel suo Paese di origine, ma in molte altre nazioni. Il termine Ayurveda significa in sanscrito "scienza della vita". L’obiettivo è prendersi cura della vita umana in tutti i suoi differenti aspetti: psicologico, fisico, comportamentale e ambientale. La Sushruta Samhita, uno dei testi più antichi dell’Ayurveda, offre la seguente definizione di salute: “La salute è quella condizione nella quale i principi fisiologici del corpo sono in equilibrio, la digestione è efficiente, i tessuti sono in condizione normale, le funzioni escretorie sono regolari e mente, sensi e spirito sono pienamente appagati”. In questa perfetta e completa definizione viene sottolineata l’importanza del benessere psicologico ed emozionale come chiave del mantenimento della salute.

Secondo la dottrina, i principali fattori fisiologici che occorre mantenere in equilibrio per conservare la salute sono i Dosha. Nella loro condizione di equilibrio, essi mantengono un perfetto stato fisico e mentale, mentre in quella di squilibrio causano malattie. Il termine Dosha significa impurità, errore. In occidente vengono indicati con il termine “costituzione” (Prakriti), ma si tratta di energie vitali che, in proporzioni diverse, influenzano lo stato di salute di ogni individuo. I Dosha sono tre: Vata, Pitta e Kapha (pron. Kafa).

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- Vata rappresenta il principio della propulsione, del movimento e dell’attivazione. Esso presiede alle funzioni nervose, circolatorie, respiratorie, escretorie e di locomozione. E’ dominato dagli elementi aria (vaju) e etere (akasha), infatti il suo significato letterale è “vento”. Viene definito “dosha sovrano” perché serve agli altri due e funziona come veicolo. Dal punto di vista anatomico, la sua sede è il colon. Gli appartenenti a questa costituzione sono molto creativi e sempre in movimento, hanno un fisico snello, la pelle secca, i capelli fragili, gli occhi piccoli e scuri, il naso piccolo o molto grande e amano gli ambienti caldi.

- Pitta costituisce l’unione biologica del fuoco, rappresenta il principio della trasformazione e della termogenesi. Esso presiede alle funzioni digestive, metaboliche ed endocrine. La sua sede principale è l’intestino tenue. E’ dominato dagli elementi fuoco-acqua. I Pitta sono biondi o rossi con carnagione chiara, hanno un fisico normale, pelle calda con tendenza all’arrossamento, occhi grandi e penetranti, naso medio. Prediligono ambienti freddi.

- Kapha, la sua principale funzione è la coesione. Letteralmente significa “rigogliosa”. Esso governa i fluidi, promuove la crescita e la forza ed è responsabile della lubrificazione, delle articolazioni e dell’immunità. E’ dominato dagli elementi terra e acqua. I Kapha sono dotati di una struttura fisica robusta, possente, pelle morbida e oleosa, capelli folti e lucenti, occhi grandi e luminosi, naso armonico e bilanciato. Sono inoltre tendenti alla pigrizia, amano le comodità e il buon cibo.

Le caratteristiche di Vata, Pitta e Kapha corrispondono infatti a quelle dei sistemi nervoso, endocrino e immunitario rispettivamente. Normalmente, ci sono due dosha che si trovano più o meno allo stesso livello e un terzo che predomina. Raramente tutti e tre sono allo stesso livello, in questo caso si parla di costituzione Tri-dosha.

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E’ possibile determinare l’appartenenza a una delle tre costituzioni. Per determinare la Prakriti, l’esperto ayurvedico si avvale dei seguenti metodi:

- L’interrogazione del paziente.

- L’osservazione del paziente, che include un accurato esame fisico.

- L’esame del polso.

Una volta identificata la costituzione, questa rimane stabile per tutta la vita, senza subire variazioni. Ciò che si modifica con il tempo è invece la condizione, cioè lo stato di salute, eventuali disturbi o malattie e sintomi diffusi. Non esiste una costituzione migliore o peggiore, ognuna ha i suoi pregi e i suoi difetti, con tendenze diverse a seconda della tipologia.

Il fattore principale responsabile della formazione dello prakriti è il concepimento. Quando lo sperma e l’ovocito si uniscono nell’utero della madre per dare luogo allo zigote, i dosha predominanti nello sperma, nell’ovocito e nell’utero materno determinano il tipo di costituzione del nuovo essere vivente. Altri fattori basilari per la formazione dello prakriti sono la dieta, lo stile di vita e l’attività della madre durante la gravidanza.

La medicina Ayurvedica fu definita dai saggi come “scienza eterna”, senza principio né fine, e come “medicina divina”, a motivo della sua perfezione. Risponde alle leggi della natura, che sono eterne e immutabili, e ha un valore universale. Infatti non è patrimonio esclusivo di una sola cultura, di un solo Paese o di una sola religione e non appartiene a un solo periodo storico, bensì a un insieme di civiltà e intere generazioni nella loro complessità. Proprio per questo è stata proclamata Patrimonio dell’Umanità.

Tina Camardelli

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