QUANDO L’ULTIMO VINCEVA

Per la "pagina della cultura" di International Web Post l’intervista a Massimo Gracili

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cms_23792/1.jpgQuando l’ultimo vinceva (Coppi, Bartali, Carollo e Malabrocca) con Riccardo Ballerini diretto da Massimo Gracili.

L’ultimo era Malabrocca, ciclista astuto che si piazzava ultimo per sfamare la famiglia in quanto riceveva regali alimentari.

Lo spettacolo dopo aver debuttato a L’Altrove Teatro Studio di Roma, sabato 13 novembre sarà al Teatro Martinetti di Garlasco in provincia di Pavia per i 100 anni dalla nascita di Luigi Malabrocca che è venuto a mancare nel 2006.

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Come nasce l’idea di questo testo?

Da un libro che è stato scritto da un giornalista (Benito Mazzi) sedici anni fa ed ebbi la fortuna di trovare in libreria perché sono un appassionato di ciclismo e ho avuto modo di conoscere questa storia surreale in cui il ciclista Luigi Malabrocca arrivava sempre ultimo non perché non ce la faceva ma scientemente perché in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, il popolo si rivedeva negli utimi. Faceva il tifo per Coppi e Bartali che erano semidei per le vittorie ma dopo qualche volta che arrivava ultimo, si vide arrivare in albergo doni in cui c’erano bottiglie di olio, di vino e siccome lui era un gregario povero, umile e non guadagnava nulla, questa storia lo convinse ad arrivare ultimo scientemente. Allora il ciclismo era lo sport più seguito e nel giro d’Italia del ‘49 dove Malabrocca arrivava ultimo senza competitor e portava a casa anche laute somme di denaro, si accorse dei benefici. In quell’anno nacque un surreale duello dove avanti c’era chi lottava per vincere e dietro c’era chi lottava per arrivare ultimo.

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Perché è rimasto affascinato dalla storia?

L’ultimo non è mai piaciuto a nessuno. Accettarlo per il bisogno è già una dimostrazione di umiltà notevole.In quegli anni all’ultimo gli mettevano la maglia nera, un segno in cui tutti lo riconoscevano e lo additavano. Probabilmente nell’Italia di allora c’era una sensibilità maggiore, non vedeva in lui un incapace ma uno che si dava da fare e meritava riconoscimenti e premi anche per questo.

“Beati gli ultimi saranno i primi in Paradiso”. Qual era il suo campione preferito del passato?

Coppi che era un grandissimo amico di Malabrocca. Erano molto amici perché provenivano dalla stessa zona, la Lomellina. La storia è un po’ surreale perché quando Malabrocca gareggiava contro Coppi che era una persona psicologicamente molto fragile e prima di diventare campione era un umile corridore, aveva stretto con Malabrocca un rapporto d’amicizia e quando poi diventò il campionissimo aveva sempre un occhio di riguardo per l’amico.

Gli ultimi non erano mai amati…

Certo! E’ allora che nasce la metafora del pedalare! Il ciclismo parla un linguaggio semplice, quello della fatica.Il popolo non aveva difficoltà a seguirli e a capire lo sforzo. Era un periodo in cui non c’era il cibo e i corridori facevano 100 o 200 km al giorno, In albergo non avevano molte pietanze.

Elisabetta Ruffolo

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