QUELL’INFERNO CHIAMATO ALEPPO

Ribelli e regime avevano raggiunto un accordo, ma un gruppo di ribelli ha attaccato gli autobus per evacuare feriti e malati

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Aleppo è il simbolo d’una guerra assurda. Dal luglio 2012, il tempo è passato senza pietà, straziando la vita degli uomini e delle donne, figli di questa città antichissima e cosmopolita. Oggi, la città giace disfatta, sventrata, violata: un tempo abitata da quasi due milioni di abitanti - di cui 300.000 cristiani - città dell’incontro, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, testimone di una lunghissima storia e di una grande civiltà. La tregua, il cessate il fuoco che avrebbe permesso l’evacuazione di Aleppo e dei due villaggi sciiti nella provincia di Idlib, è stata rimandata fino a nuovo ordine. Da quando l’evacuazione è ripresa sono andati via in pochi, 40-50mila sono ancora lì. Intrappolati in una città distrutta, senza casa, costretti a dormire per strada con temperature che di notte scendono sotto zero, senza cibo. Ed è di nuovo tutto fermo. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, nella giornata di domenica, uomini armati hanno attaccato e dato fuoco a bus diretti nei due villaggi sciiti della provincia di Idlib, per evacuare feriti e malati, interrompendo, di fatto, la tregua.

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Intanto, una partita decisiva si gioca alle Nazioni Unite su una risoluzione proposta dalla Francia e co-sponsorizzata dall’Italia per consentire la presenza di osservatori che vigilino sull’evacuazione dalle zone assediate di Aleppo. Tuttavia, Mosca ha minacciato di porre il veto e ha fatto circolare una sua bozza. La ragione della resistenza sta nel fatto che la Russia pretende che gli osservatori passino attraverso Damasco per raggiungere Aleppo, quindi sotto la supervisione del governo. Pare, però, che, dopo estenuanti trattative, il testo sia stato limato in modo da superare le obiezioni del Cremlino. Nel frattempo, da un mese la gente di Aleppo muore al ritmo di quasi venti persone al giorno, lo sappiamo, lo vediamo, ascoltiamo gli SOS di chi registra la propria voce per allungarsi la vita.

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Non è facile, dunque, trovare una via d’uscita. Sono tanti e profondi gli odi e tanto divisi i vari attori siriani e internazionali. Manca la coscienza che quanto avvenuto in Siria negli ultimi cinque anni è stato uno scandalo per l’umanità, il punto più basso della nostra storia. Intanto, nell’inferno di Aleppo i bambini non riescono nemmeno più a piangere e 50mila persone restano ancora intrappolate nella parte est. Intanto, ad Aleppo è in corso un genocidio e il mondo se ne sta a guardare.

Mary Divella

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