QUELLE COME NOI CHE CAMBIANO

Dalla violenza subìta alla rinascita

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“…Quelle come me quando amano, amano per sempre.

E quando smettono di amare è solo perché piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.

Quelle come me inseguono un sogno quello di essere amate per ciò che sono

e non per ciò che si vorrebbe fossero.

Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai, sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.

Quelle come me vorrebbero cambiare, ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.

Quelle come me urlano in silenzio, perché la loro voce non si confonda con le lacrime.

(da “Quelle come me” di Alda Merini)

cms_12700/0.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I Sentieri di Psiche…camminando lungo il nostro percorso incontriamo una donna: ha il volto triste e trascurato, porta tra le braccia un mazzo di rose, appassite e piene di spine…più avanti c’è un uomo che in ginocchio urla e chiede di essere perdonato e soprattutto aiutato.

Il tema della presa in carico dell’autore di violenza pone i professionisti che se ne occupano in una nuova prospettiva, differente da quella più arcaica della “colpevolizzazione senza recupero” bensì in una nuova concezione che l’autore di violenza debba seguire un percorso riabilitativo che vada dal riconoscimento del proprio agìto violento alla consapevolezza dei meccanismi che lo provocano ed infine al contenimento e controllo delle pulsioni negative. La violenza fisica contro l’altro spesso è l’atto ultimo di un’escalation di sentimenti o stati psicologici negativi che - se presi in tempo - probabilmente non si trasformerebbero in aggressività.

La nuova prospettiva di cui parlo è la prospettiva della cura non della giustificazione dell’autore di violenza; la cura nasce proprio dall’individuazione del soggetto, del contesto in cui vive, delle circostanza familiari e lavorative in cui si trova, in realtà non è possibile definire in maniera univoca un identikit dell’uomo violento.

Si tratta di comportamenti che possono essere messi in atto da un uomo appartenente ad una qualsiasi condizione, classe sociale ed economica, istruzione, etnia ed età.

Ormai da un po’ di anni si sta ponendo maggiore attenzione al fenomeno della violenza intrafamiliare, all’autore di violenza anche se sono ancora scarsi i servizi che attuano interventi sia di prevenzione che di cura e riabilitazione a favore del maltrattante.

I Centri di Ascolto per Uomini Maltrattanti (CAM) appartengono alla I categoria di intervento riabilitativo e si rivelano importanti per evitare sia che la violenza sia attuata sia che sia tempestivamente interrotto il ciclo che la caratterizza attraverso l’intercettazione precoce dell’abusante. Per intercettazione precoce si intende dare la possibilità all’uomo che riconosce sul nascere la propria incapacità a contenere e gestire le pulsioni aggressive, di chiedere aiuto, di sottoporsi ad un lavoro di consapevolezza, di riconoscimento delle emozioni proprie ed altrui evitando il passaggio all’atto che è proprio la conseguenza dell’incapacità di mettersi in contatto con la propria dimensione emotiva.

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Sin dai primi anni del 2000 vari studi e ricerche Istat hanno dimostrato che la violenza intrafamiliare ha causato più decessi rispetto alla criminalità organizzata; si tratta di un fenomeno che è costantemente in crescita; parlo di violenza intrafamiliare perché la maggior parte delle volte il maltrattante è il partner e la violenza si consuma come ultimo atto di un ciclo che inizia con la violenza psicologica.

Possiamo affermare inoltre che tale violenza è quasi sempre “violenza di genere” e cioè perpetrata nella maggior parte delle volte da un uomo nei confronti della propria compagna. Tuttavia di recente sono iniziate alcune ricerche che stanno approfondendo la comparsa di casi in cui l’autore di violenza è donna. Da tali studi sta emergendo che all’origine dei comportamenti violenti c’è una differenza tra l’uomo e la donna.

Il nostro obiettivo di professionisti della relazione d’aiuto è creare un progetto per la realizzazione di una presa in carico globale dei casi di violenza intrafamiliare. Per presa in carico globale si intende la realizzazione di un percorso diagnostico e terapeutico individualizzato per ogni famiglia dal momento immediatamente successivo all’episodio di violenza subìto, segnalato e/o denunciato.

Tale presa in carico globale viene attuata nei centri antiviolenza e di ascolto del maltrattante e prevede che l’autore di violenza (uomo o donna) possa essere preso in carico anche in caso sia affetto da diagnosi psichiatrica e/o in casi di tossicodipendenze e alcolismo.

La necessità di inquadramento della violenza richiede una attenta diagnosi delle eventuali patologie psichiatriche, ove si tratti anche di Disturbi della Personalità. Sappiamo infatti che spesso sono proprio tali disturbi ad essere caratterizzati da acting-out, discontrollo degli impulsi, disinibizione, in particolare nelle relazioni affettive.

E’ necessario inoltre che oltre alla presa in carico dell’autore di violenza e della vittima, all’interno di un progetto riabilitativo siano considerati i figli minori che si trovano ad assistere alla violenza tra i genitori. Ciò attraverso uno screening effettuato dal neuropsichiatra dell’infanzia, dall’assistente sociale e dallo psicologo. Intorno a tali progetti infatti ruotano figure ed istituzioni come Forze dell’Ordine, Tribunale Civile, Penale e dei Minori, Servizi Sociali, Asl del territorio con i quali si sottoscrivono dei protocolli di intervento oltre che un protocollo di intesa tra gli Ordini professionali coinvolti nell’assistenza di tali casi.

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Un’ultima considerazione la vorrei dedicare ad una riflessione che ha a che fare con il ruolo dell’uomo e della donna nella nostra epoca storica. La donna ancora oggi viene in qualche modo discriminata non semplicemente dagli uomini ma da un sistema sociale e professionale che non le “concede” di assumere ruoli di potere all’interno delle istituzioni per esempio; di recente l’Ordine degli Psicologi nazionale ha istituito un tavolo tecnico per le pari opportunità a cui hanno aderito molteplici ordini professionali ed è stato creato un questionario per indagare se le psicologhe vengano discriminate sui luoghi di lavoro. Penso che tale iniziativa del nostro Ordine professionale sia significativa perché rivela una crepa tutt’oggi esistente e cioè il considerare la donna priva di una sua identità professionale e privata; è necessario quindi incrementare e favorire quello che si definisce “empowerment femminile” e cioè favorire il potenziamento dell’autostima e della consapevolezza della propria identità di donna, di professionista e di madre.

E’ necessario diffondere una cultura del rispetto delle differenze di genere valorizzandone le risorse e soprattutto insegnare ai nostri bambini e ragazzi, bambine e ragazze che finchè esisterà un uomo che si sente forte del suo ruolo di potere (inteso in ogni senso) e una donna che da quel potere si fa sedurre o prevaricare, le cose non cambieranno mai davvero. Tante volte, su i sentieri di Psiche abbiamo ci siamo detti quanto sia difficile attuare un cambiamento: beh penso che i cambiamenti culturali siano i più complessi da realizzare proprio perché agiscono su schemi e giochi di ruolo ormai cronicizzati nel tempo.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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