QUEL DIAVOLO DI SILENZIO STAMPA!

LO STRANO CASO (TUTTO ITALIANO) DI NUZZI E FITTIPALDI

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E’ un vero e proprio processo alla libertà di stampa quello che si sta svolgendo in Vaticano accompagnato da un rumoroso silenzio generale delle istituzioni e della politica italiana, ma ancor più grave il silenzio ossequioso da parte della categoria dei giornalisti. “Spero che qualcuno si renda conto della gravità della cosa” ha detto Nuzzi all’uscita della prima udienza tenutasi il 24 novembre scorso, appello regolarmente caduto nel vuoto.

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I due giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi sono stati imputati per un possibile concorso nel reato di divulgazione di carte riservate della Santa Sede finite nei libri inchiesta Via Crucis e Avarizia, processati per un reato che prevede dai quattro agli otto anni di detenzione. Nuzzi si auspica di essere prosciolto, ma se fosse condannato e il Vaticano chiedesse l’estradizione all’Italia, il giornalista si sente abbastanza sicuro da ritenere che lo stato Italiano non concederebbe l’estradizione per reati che nel nostro paese non sono nemmeno contemplati, ma siamo poi così sicuri, visto il doppio filo che lega i due paesi dai tempi dei patti lateranensi? D’altro canto Fittipaldi si dice incredulo per essere processato in uno stato che non è il suo e per cose scritte e pubblicate in Italia e che in uno stato straniero si decide di incriminarlo. Nel mio paese, continua Fittipaldi, non sarei nemmeno perseguibile, visto che non mi si contesta la divulgazione di notizie false o diffamatorie, ma semplicemente di aver pubblicato delle notizie.

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Tutta la faccenda sarebbe kafkiana con tratti comico-grotteschi se non fosse per la gravità delle accuse e per, così dire, la celerità della giustizia vaticana, che ha rigettato la richiesta di Nuzzi di farsi rappresentare dal suo avvocato di fiducia affidandogli un avvocato d’ufficio interno al Vaticano. La replica Nuzzi non si è fatta attendere: “sarà pure una persona degnissima, ma che non conosco e che non mi conosce, come posso affermare di mia fiducia se ci siamo scambiati soltanto due parole cinque minuti prima di andare in aula?”. Inoltre le carte del processo non possono lasciare lo Stato Vaticano, quindi i due giornalisti non possono studiarsele e approntare una efficace linea difensiva, sembra di essere ripiombati nel periodo della santa ingisuzione.

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Come contraltare al rumoroso silenzio della stampa italiana, ci ha pensato il Consiglio Direttivo della Stampa Estera in Italia a far sentire chiaramente la sua voce, dichiarando di essere fortemente preoccupata che due giornalisti italiani vengano processati in Vaticano, ricordando alla politica italiana in primis e a noi tutti che la Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo e delle Libertà Fondamentali annovera non solo la libertà di religione (articolo 9), ma anche la libertà di espressione (articolo 10). Il comunicato della stampa estera continua affermando che certamente le informazioni giornalistiche si debbano ottenere in modo lecito e legittimo, ma in ultima analisi se ci sono delle malefatte non è colpa dei giornalisti che le rendono pubbliche, ma semmai di chi quelle malefatte le ha commesse e di chi ha contribuito e tollerato che certi comportamenti inadeguati fossero perpetrati. E’ preoccupante, conclude il comunicato, che l’esercizio della professione giornalistica venga considerato un delitto e non un pungolo affinchè, malefatte e malfattori vengano puniti.

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Sante parole, mai termine fu più azzeccato, che avrei preferito leggere sulla stampa italiana e dette dai tanti giornalisti che si professano laici e lontani dalla Chiesa Cattolica, che giocano a scambiarsi lettere di alta disquisizione filosofica con il Santo Padre riguardo all’esistenza o meno di Dio e che certo non amano sporcarsi le mani con più prosaiche questioni che riguardano però l’intera categoria dei giornalisti e tocca il fine primo di ogni buon giornalista: far venire alla luce verità scomode a molti e conosciute da pochi.

Questo mio personale pensiero non ha la pretesa di stabilire se sia appropriato o meno processare due giornalisti per il semplice fatto di aver svolto il loro lavoro, tutti voi vi sarete fatti una opinione in merito, ma di denunciare l’assoluto silenzio di tutti gli esponenti politici che in merito non hanno rilasciato nessuna dichiarazione e di tutti i giornalisti italiani che quasi infastiditi dalla situazione hanno liquidato i due giornalisti e i fatti a loro accorsi a frettolose e scarne righe sui loro giornali.

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La mente inevitabilmente corre all’affaire Alessandro Sallusti…correva l’anno del Signore 2012 quando il Direttore del Giornale per fatti accorsi nell’anno del Signore 2007, allora Direttore di Libero, lasciò che fosse pubblicato un articolo a firma del giornalista Andrea Monticone con un commento a firma dello pseudonimo Dreyfus, l’articolo narrava le vicissitudini di un giudice tutelare, senza mai nominarlo, che aveva autorizzato una tredicenne ad abortire e che quest’ultima a causa del trauma subito era finita in una clinica psichiatrica. Il fantomatico Dreyfus chiosò l’articolo con il seguente commento: “se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice.” Il giudice tutelare seppur mai nominato sporse immediatamente querela e siccome il commentatore non era riconoscibile la responsabilità ricadde interamente sull’allora Direttore di Libero Alessandro Sallusti. Alla fine del tortuoso iter giudiziario Monticone fu condannato ad un anno con la condizionale e Sallusti fu condannato ad un anno e due mesi senza condizionale.

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Apriti cielo! Tutti i giornalisti uniti nell’accorato grido di dolore lanciato dalla federazione italiana della stampa: no al carcere per Sallusti, divenuto nel frattempo Direttore del Giornale, e si al diritto alla libertà di stampa! La FNSI tuona: è inaccettabile che un giornalista per fare il suo lavoro e per le sue opinioni rischi la galera! La condanna al carcere per Sallusti è mostruosa. L’ordine dei Giornalisti dal canto suo fa ancora di meglio, invoca l’intervento dell’allora Ministro della Giustizia Paola Severino per far luce di come sia possibile che una sanzione passi nei due gradi di giudizio da cinquemila euro di multa al carcere. Anche il “nemico” storico di Sallusti, Marco Travaglio, spiega in un suo articolo, che no, non può il Direttore Sallusti andare in galera. La vicenda, manco a dirlo, suscita forti reazioni politiche, per Alfonso Papa (PDL) il carcere per un giornalista è una vergogna, per Giuseppe Giulietti (PD) la politica è sempre e comunque contro i bavagli…e potrei andare avanti all’infinito… Sit-in sotto casa di Sallusti, che per amor di verità era quella dell’Onorevole Daniela Santanchè, per manifestargli solidarietà e vicinanza, colleghi del Giornale che rimangono assediati in ufficio del Direttore con il Direttore per protestare contro una sentenza ritenuta profondamente ingiusta.

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Alla fine, come ogni storia che si rispetti, arriva il lieto fine. Giorgio Napolitano, l’allora Presidente della Repubblica, commuta al Direttore del Giornale, la pena detentiva, ancora da scontare, a pena pecuniaria.

Alla luce di queste mie riflessioni la mia sommessa domanda è: dove sono oggi tutti quei giornalisti e politici che non hanno speso una parola per Nuzzi e Fittipaldi? Dove sono i titoli strillati in prima pagina che no proprio non possono andare in carcere Nuzzi e Fittipaldi per giunta in un paese straniero solo per aver fatto il loro lavoro come l’allora Direttore di Libero?

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Io, con tutti i giornalisti dell’International Web Post, oggi siamo con Nuzzi e Fittipaldi, come ieri eravamo con Sallusti, perché il giornalismo e i giornalisti non possono avere due pesi e due misure, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, diceva l’immarcescibile Giulio Andreotti, vuoi vedere che ieri era molto più comodo e popolare sparare a zero sulla magistratura e le sue sentenze e che oggi sia terribilmente più scomodo e impopolare criticare l’operato dello Stato Vaticano e dell’amato Papa Francesco?

Concludo riflettendo che stridono alquanto le parole del Santo Padre per l’anno giubilare in corso che volge alla misericordia, che chiede amnistia e indulto per i detenuti, che invita tutti noi a praticare la misericordia, ma che con ferrea determinazione condanna e processa due giornalisti che hanno sempre dichiarato di volerlo solamente aiutare nel complicato processo di pulizia nella curia romana.

L’international Web Post oggi sta, sempre e comunque, con Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, come ieri, sempre e comunque, stava con Alessandro Sallusti!

Attilio miani

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