Quando la legalita’ conviene e riduce i costi causati dalla corruzione

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cms_214/0.jpgSi è tenuta nei giorni scorsi, dal 25 al 29 novembre, a Panama, la quinta conferenza mondiale contro la corruzione degli Stati che fanno parte della Convenzione dell’ONU contro la corruzione del 31 ottobre 2003 (Convenzione Merida). Si tratta del più grande raduno anti-corruzione e riunisce più di 1.200 personalità provenienti dagli Stati membri. La conferenza è da 5 anni il momento essenziale di collegamento tra le rappresentanze istituzionali e i vertici decisionali con tutte le ONG e le esperienze anticorruzione operative a livello locale nei singoli Stati.

cms_214/1.jpgLa Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione, che conta ad oggi 169 Stati parte, è stata ratificata dall’Italia nel 2009 e costituisce uno degli strumenti internazionali di maggior rilevanza nella lotta contro la corruzione.Nonostante le conclusioni del rapporto di valutazione sulla conformità dell’Italia alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, pubblicato il 27 novembre scorso, siano particolarmente soddisfacenti, tuttavia, come confermato dalle statistiche internazionali, la corruzione resta un fenomeno assai radicato e diffuso nel nostro Paese. Si tratta di una delle principali cause dell’inefficienza dei servizi destinati alla collettività, del dissesto delle finanze pubbliche, come pure è causa di ingenti costi economici (60 miliardi di euro l’anno) ma anche sociali, perchè determina la compromissione del principio di uguaglianza, minando le pari opportunità dei cittadini, così da rivelarsi uno dei fattori di disgregazione sociale e di disaffezione nei confronti delle istituzioni. La corruzione mina la fiducia dei mercati e delle imprese, scoraggia gli investimenti dall’estero e rappresenta il principale ostacolo alla crescita economica dell’Italia, determinando una diffusa perdita di competitività del nostro Paese: se l’Italia si collocasse tra i Paesi meno corrotti, infatti, il tasso di crescita economica sarebbe oltre il triplo a breve termine e circa il doppio a lungo termine.

cms_214/3.jpgCon la legge 6 novembre 2012, n. 190, conosciuta anche come legge Severino, il Parlamento ha varato una normativa tesa ad implementare l’apparato preventivo e repressivo contro la corruzione e l’illegalità nella pubblica amministrazione, con la quale si è cercato di corrispondere agli obblighi imposti dalla Convenzione ONU contro la corruzione e dalla Convenzione penale sulla corruzione del Consiglio d’Europa del 27 gennaio 1999 (Convenzione di Strasburgo). Il provvedimento, nato in realtà, nel 2010 con Alfano ministro della Giustizia, è stato profondamente cambiato con il governo Monti e con Paola Severino come Guardasigilli, subentrata ad Alfano. Sotto la pressione dell’Europa, esasperata dal continuo aumento dei casi di malaffare, Paola Severino ha inasprito la parte di diritto penale.

cms_214/4.jpgAd un aumento generale delle pene, si sono aggiunti il reato di corruzione tra privati e quello di traffico di influenze illecite, nonchè lo spacchettamento del reato di concussione e l’incandidabilità, tanto “scomoda” oggi a Berlusconi e al suo partito, di chi viene condannato in giudicato, per tutti gli incarichi elettivi. Tuttavia la legge Severino ha dato parziale risposta alle esigenze di una più ampia riforma. E, allora, tirando in causa la partecipazione attiva dei cittadini, ci pensa il web ad impegnarsi nella battaglia per apportare a questa ulteriori correttivi.

cms_214/5.jpgDa mesi, impazza, infatti, sui social la campagna “Riparte il Futuro” lanciata da Libera e dal Gruppo Abele. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica sui guasti economici e sociali della corruzione, nonchè arrivare, in tempi brevi, alla riforma della norma che regola lo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter), la cui natura non può essere solo economica. Oltre che nella “mazzetta”, la tangente viaggia, infatti, sui binari della raccomandazione e del privilegio. Si può combattere seriamente la corruzione quando la fattispecie del reato sanziona, oltre allo scambio di denaro, anche quello delle altre “utilita” (incarichi, appalti, informazioni) chiamate in causa. Nello scorso luglio, un primo, importante passo è stato compiuto e, sostenuta da oltre 250.000 cittadini e da circa 300 parlamentari, la Commissione Giustizia ha approvato all’unanimità il testo di riforma dell’art. 416 ter, proposto da “Riparte il Futuro”.

cms_214/6.jpgSorgono spontanei, tuttavia, molti dubbi e altrettante domande: possono da sole bastare le leggi ad estirpare mali tanto radicati nel costume italiano quali quelli dell’illecito e della corruzione? Il problema della corruzione può solo essere affrontato con l’applicazione delle leggi o è necessaria una cultura che educhi ai valori della legalita’? Il ripensamento di un codice etico per la politica è altrettanto indispensabile per costruire un solido argine contro mafie, corruzione e malaffare? Il problema, in realtà, va certo affrontato con le leggi, ma le leggi non servono se non sono sorrette da una forte e precisa volontà politica, se non sono in grado di funzionare per carenza di strutture adeguate, se le strutture non sono dotate di uomini responsabili e professionalmente affidabili, se non sono supportate da una educazione alla legalità e dal coraggio politico di ridurre quelle disuguaglianze sociali che ingrassano il mare in cui corruzione e mafia navigano agilmente. Se e solo se tutte queste forze lavorano in sinergia, dovremo per lungo tempo ancora confrontarci con la criminalità organizzata, con il malaffare, con la corruzione. Per lungo tempo ma non per l’eternità.

Mary Divella

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