Quasi 10,5 milioni i casi nel mondo. Oms: "Italia ha ribaltato situazione spaventosa".

In Italia salgono a 34.788 le vittime dall’inizio dell’emergenza. Crisanti: "L’Italia non è in una bolla protetta, rischi in autunno"

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Sono 10.450.628 i casi accertati di contagio da Coronavirus nel mondo. Questo l’ultimo dato aggiornato del Coronavirus Resource Center della Johns Hopkins University. I decessi dovuti al Covid-19 sono stati globalmente 510.632.

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"A marzo, l’Italia e la Spagna erano l’epicentro della pandemia di Covid-19. Al culmine della loro epidemia, la Spagna registrava quasi 10.000 casi al giorno e l’Italia più di 6.500. Entrambi i paesi hanno riportato la situazione sotto controllo con una combinazione di leadership, umiltà, partecipazione attiva di ogni membro della società e un approccio globale. Entrambi i paesi hanno affrontato una situazione scoraggiante, ma l’hanno capovolta". Lo ha detto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, in conferenza stampa a Ginevra.

"Una delle lezioni di questa pandemia è che, indipendentemente dalla situazione in cui si trova un paese, può essere cambiata. Non è mai troppo tardi. Tuttavia, siamo preoccupati per il fatto che alcuni paesi non abbiano utilizzato tutti gli strumenti a loro disposizione, adottando invece un approccio frammentato. Questi paesi hanno davanti a loro una strada lunga e difficile. Gli Stati che dispongono di sistemi per applicare un approccio globale dovrebbero essere in grado di contenere le riacutizzazioni a livello locale ed evitare di reintrodurre restrizioni diffuse".

"Più di 10,3 milioni di casi di Covid-19 e oltre 506.000 morti" nel mondo "sono stati segnalati all’Oms. Il 60% di tutti i casi finora è stato registrato solo nell’ultimo mese. Nell’ultima settimana, il numero di nuovi casi ha superato i 160.000 in ogni singolo giorno. Non ci stancheremo mai di dire che il modo migliore per uscire da questa pandemia è adottare un approccio globale: la ricerca dei casi da sola non funziona, il distanziamento fisico da solo non funziona, le mascherine da sole non funzionano, il contact tracing da solo non funziona, bisogna usare tutti questi strumenti insieme", ha aggiunto.

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cms_18122/LOGO-PROTEZIONE-CIVILE-NAZIONALE.jpgAltri 21 morti e 182 nuovi casi, per un totale di 34.788 vittime dall’inizio dell’emergenza e 240.760 contagi. Sono i dati diffusi dal ministero della Salute consultabili sul sito della Protezione Civile relativi all’emergenza coronavirus. Ieri l’incremento era stato di 142 nuovi casi.

Mentre sono 469 le persone guarite nelle ultime 24 ore in Italia, per un totale di 190.717 dall’inizio dell’emergenza. I positivi al coronavirus sono 308 in meno nelle ultime 24 ore, per un totale che scende a 15.255 persone al momento contagiate.

Attualmente sono 87 i pazienti con coronavirus ricoverati in terapia intensiva, sei in meno rispetto a ieri.

Sette le regioni senza nuovi contagi nelle ultime 24 ore: Puglia, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Molise e Basilicata. Nelle altre, la Lombardia resta la regione con più nuovi casi di coronavirus (109) seguita da Piemonte ed Emilia-Romagna con 16.

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"L’Italia non è in bolla protetta: è comunque a rischio, un rischio che aumenterà con la stagione autunnale e invernale. Quindi certi comportamenti seppur deprecabili che oggi non si associano a un rischio elevatissimo, grazie al caldo, all’uso di mascherine, ci vengono perdonati. Ma a ottobre o novembre spero si ci sia una ripresa dell’attenzione". Lo sottolinea Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera di Padova, intervistato da ’Sky Tg 24’. "La situazione - ricorda - è migliorata rispetto a 2 mesi fa, abbiamo un numero ridotto di infezioni che non danno malattia grave. C’è una diffusa euforia fra le persone che hanno fame di ritorno alla normalità confortate dal numero esiguo di casi. Non si possono biasimare queste persone, ma la situazione della pandemia non è migliore di quella italiana di 3 mesi fa".

"Io non so cosa sia avvenuto ad Alzano, ma il nostro laboratorio è il centro di riferimento per l’influenza per il Veneto e riceviamo polmoniti di tutti i tipi in inverno, che di solito archiviamo. Avevamo campioni archiviati da ottobre a gennaio, li abbiamo ritestati tutti per vedere se rilevavamo coronavirus. In nessun caso abbiamo trovato coronavirus". "In questo caso non si tratta di un centinaio di polmoniti, ma di circa 4mila - ha precisato - quindi sulla base dei dati veneti il virus è entrato nella Regione l’ultima settimana di gennaio. Non so quanto possa essere utile per capire cosa sia successo ad Alzano Lombardo, ma spesso le polmoniti sono senza spiegazione".

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