Quei dieci secondi interminabili

Nel deserto del tempo al confine tra la vita e la morte

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Buon giorno a Voi tutti Amiche e Amici lettori, il fatto che sia qui con tutti Voi, vuol dire che il peggio è andato e finalmente posso sciogliere la promessa fatta ai medici di non usare il PC per una decina di giorni. Bene o male sono trascorsi e la mia voglia di essere qui nel nostro giornale, quello che ho sognato, quello che ho costruito, quello che abbatte tutti i confini e porta il mondo in questa pagina. Be! Non può che riempirmi di gioia per il mio ritorno alla Vita.

Come Voi tutti sapete, sono un giornalista, con oltre quarant’anni di esperienza professionale, da sempre alla ricerca delle più disparate risposte alle tante domande della Vita nel suo inesorabile scorrere quotidiano. Una in particolare non mi ha mai abbandonato: cosa c’è dopo la morte? C’è la Vita?

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Si continua a cercare la prova della vita oltre la morte. Si tratta di una teoria controversa che fino ad ora ha sollevato per lo più molto scetticismo nonostante alcuni scienziati oltrepassano i confini del “ Dogma”. In Inghilterra, molti ricercatori, hanno trascorso l’ultimo lustro all’esamina di oltre 2000 casi di persone che avevano sofferto un arresto cardiaco in quindici ospedali in Gran Bretagna, Usa e Austria, e ottenuto risultati molto interessanti.

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E’ emerso che circa il 40% dei sopravvissuti avevano "ricordi" di quell’esperienza nei minuti in cui erano clinicamente morti. Un 57enne di Southampton ha detto di aver vissuto una sorta di esperienza extracorporea, e di aver assistito alle azioni dei medici che cercavano di rianimarlo. "Sappiamo che il cervello non può funzionare quando il cuore smette di battere - ha detto Sam Parnia, ricercatore che ha guidato lo studio - Ma in questo caso la consapevolezza cosciente sembra essere rimasta attiva fino a tre minuti dopo che il cuore non funzionava più, anche se il cervello di solito, si spegne, dopo 20-30 secondi da quando il cuore si ferma".

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Ebbene molti dei sopravvissuti intervistati, non ricordino dettagli specifici, ci sono comunque una serie di temi ricorrenti. Uno su cinque afferma di aver provato un grande senso di serenità mentre circa un terzo ha percepito un’accelerazione o un rallentamento nello scorrere del tempo.

cms_4112/foto_5.jpgMi domando e Vi chiedo il tempo che scorre nel deserto del vuoto, è paragonabile al tempo che i nostri orologi misurano i nostri spazi terreni?

Giovedì 9 mese corrente, ero in auto con alcuni amici, diretti a Brindisi porto, perché, nelle prime ore del nuovo giorno, avevamo l’imbarco per l’Albania destinazione Vlora. Una serata tranquilla, di quelle che non ti fanno presagire nulla. Come da prassi consolidata (ormai è quasi un anno che si va a Vlora) ci recammo tutti allo sportello della ormai solita agenzia marittima per il ritiro dei biglietti per l’imbarco.Come al solito un buon panino una bottiglietta di acqua e seduti al tavolinetto del bar del porto, chiacchieravamo e consumavamo quel pasto. Mentre cercavo di afferrare il panino per scartarlo, notai che le mie mani, destra e sinistra, perdevano pian piano sensibilità, un formicolio le invadeva partendo dall’omero sino alla punta delle dita delle stesse. Dissi a me stesso: ” sta calmo ….respira piano…. non agitarti”, sapevo che non sarei stato ne calmo né altro.Iniziò una sudorazione fredda che invase, a cerniera, tutta la mia testa, e, pian piano, avvertivo fitte all’altezza dello sterno un po’ a sinistra. Sembravano scariche elettriche, mi alzai uscii fuori dalla struttura per cercare di respirare un po’ di aria più fresca, ma le fitte sotto lo sterno aumentavano tanto da sviluppare un dolore che da metà spalla saliva e scendeva su entrami le braccia.Anche i miei amici si accorsero del mio non star bene e si decise tempestivamente di correre nella struttura ospedaliera, per fortuna l’Ospedale Perrino era vicino e data anche l’ora tarda, non abbiamo avuto problemi di traffico.La corsa fu talmente rapida che non mi accorsi di nulla, mentre seduto in auto, mi stringevo il petto che era invaso da terribili fitte sempre più profonde da togliermi il respiro e farmi sobbalzare a ogni scossa.

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Finalmente nel pronto soccorso, quindi in barella e di corsa in una saletta dove ricevetti il primo soccorso.

Subito elettrocardiogramma, somministrazioni di farmaci per via venosa. Ricordo bene il volto di un assistente che mi stava misurando la pressione, al solo guardare la sua mimica capii che qualche cosa non andava per il verso giusto. Mi coprono e via per l’ascensore. Sembrava correre avanti al tempo. Non so a che piano siamo saliti, ma una cosa era certa, il mio star sempre più male.

Mentre la barella sfilava nel corridoio, lessi la targa alla parete: Cardiologia.

Intuii che il mio cuore stava facendo i capricci e chiedevo lui, quasi volessi che mi ascoltasse, di star calmo…

Non so se mi ascoltò, ma, appena nella medicheria del piano, sembrava che iniziai a star meglio.

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Sentivo solo il silenzio del vuoto, quasi fossi entrato in un ambiente ovattato. Mi sentivo leggero, sembrava che camminassi da solo in un viale in penombra. Non vedevo nessuno ma avevo l’impressione che ci fosse qualche presenza che non riuscivo ancora a mettere a fuoco. Mentre camminavo, rividi la mia vita. Il film della mia vita. Immagini nitide, addirittura colorate. Mi son visto piccolo su un triciclo, mentre da lontano la mia mamma mi guardava. Il mio primo giorno all’asilo, i mei pianti quando la mamma andò via lasciandomi nelle mani di Suor Maria. Mi son visto ragazzo. La mia comunione. Nella mia prima auto, addirittura avvertivo il vento tra i capelli. Il mio esame universitario, il professore che chiedeva ed io che guardavo tutta la commissione, seduta a quel tavolo. La morte del mio papà. I progetti della mia vita discussi con la mia mamma. I miei primi lavori. La mia voglia di imparare in fretta, di costruire la mia vita. I miei primi servizi televisivi, ho rivissuto i momenti tragici di alcune scene, mentre dicevo al cameraman di inquadrare quello che desideravo lasciare nei miei servizi giornalistici. I momenti di gioie e i momenti di dolore. La morte della mia mamma. I problemi che la vita ti mette sulla tua strada, le risoluzioni che ti hanno fatto gioire e anche le buche nelle quali sono scivolato. La mia separazione coniugale, la crescita a distanza della mia unica figlia, Il suo matrimonio la nascita dei miei due stupendi nipotini. La mia voglia di vivere di amare il mondo intero. Il mio primo viaggio in Albania. All’improvviso ricordo molto bene, tanti sono stati i volti che scorrevano negli occhi della mia mente, sia pure velocemente ma li ricordo tutti.

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E mentre continuavo a camminare, in questo sentiero, avvolto dal silenzio e da una penombra, che, non mi permetteva di capire dove io fossi, vedo da lontano venirmi incontro una sagoma di una donna. Avvolta da un alone azzurro. Ho pensato chi poteva essere. Non riuscii a scorgere nulla se non una sagoma che sapevo positiva, lo avvertivo, ho anche accelerato il passo per raggiungerla. Mentre ci si avvicinava, i colori diventavano più cupi sino all’incrocio di quella Donna che mi prese la mano e mi riportò indietro su quel viale che avevo iniziato a percorrere.

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Una fitta fortissima mi fece riaprire gli occhi. Mi guardai intorno e mi ritrovai in quella medicheria della cardiologia dell’Ospedale Perrino di Brindisi, mentre la cardiologa rimetteva a posto le piastre del defribillatore.

Chi era quella Donna che mi ha riportato indietro? La mia mente non mi dà alcuna risposta, ma so bene che il mio cuore ne sa qualcosa…

Grazie per avermi riportato alla Vita.

Quanto tempo era trascorso….

Appena dieci secondi

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Attilio miani

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