Quel negato diritto di essere

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Hande Kader è una donna transgender di origini turche che difende i diritti della comunità LGBT. Paladina di un modo di essere legale ma non ancora accettato pienamente, combatte contro i pregiudizi comuni. Nel 2016 viene ritrovata morta. Un omicidio brutale che pare una minaccia verso tutti i “diversi”. Prima viene violentata e poi uccisa. Non è l’unica vittima di un mondo ancorato ad una morale antica, d’altri tempi. I dati sono sconcertanti. Sono parecchi i transessuali che subiscono violenza. Su carta non vi è alcun divieto, nelle teste ci sono limiti piazzati senza sensi di colpa. Il pensiero che inchioda uomini e donne alla sola eterosessualità, è cosa di molti. C’è chi addirittura prescrive delle cure contro tali mali.

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Nel caso specifico della Turchia, si tratta di una terra divisa tra modernità e antichità. Da un lato figlia d’Europa, dall’altro amica di un rigido Islam. Non esiste via di mezzo, il braccio di ferro non si acquieta. Urge una scelta consapevole. L’apertura mentale consente a ciascuno di indossare la propria personalità in assenza del sentimento di vergogna. E’ profondamente sbagliato incolpare qualcuno a causa dell’orientamento sessuale, quella insita necessità di addossare convinzioni personali e idee religiose a chi non nuoce a nessuno. Eppure nel 2017 le persone vengono aggredite per quello che sono. Così il gay pride di Instanbul vietato dal governo turco, diventa luogo di combattimento. Una foto ritrae Hande Kader al gay pride del 2015 tra i fumi degli estintori. Quest’anno stessa visione, altre persone coinvolte. Il governo dice no per ragioni di sicurezza. La religione sorride gaudiosa a queste limitazioni. La polizia blocca la manifestazione, le persone si ribellano. La vita di transessuali, omosessuali e lesbiche è dura.

La consapevolezza di far parte di una minoranza che non gode di accettazione, è evidente. La rabbia urla vendetta. Loro chiedono a gran voce il rispetto. L’ingiustizia si ciba del dolore altrui. La parità comincia dal riguardo nei confronti dell’altro. Forse qualcuno pensa si tratti di una questione tollerabile a suon di manganelli. Tuttavia la natura di un uomo non è controllabile in alcun modo. Nemmeno con la costrizione fisica.

Alessia Gerletti

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