RAI, ADDIO STIPENDI D’ORO

IL SENATO APPROVA IL TETTO A 240 MILA EURO L’ANNO

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Sì unanime al disegno di legge sull’editoria che fissa un tetto massimo per gli stipendi di amministratori, dipendenti e consulenti della televisione pubblica, lo stesso previsto per gli amministratori pubblici.

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Addio stipendi da sogno alla Rai. Il Senato ha approvato, quasi all’unanimità, con 237 sì, nessun contrario e un solo astenuto, un emendamento presentato dal relatore Roberto Cociancich (Pd): il documento fissa a 240 mila euro il tetto per gli stipendi della tv pubblica. Il limite massimo vale per tutti, compreso il presidente, il direttore generale (che oggi ne guadagna oltre 600 mila), i direttori dei tg, tutti i giornalisti, i funzionari, i dirigenti e i consulenti. L’emendamento rientra all’interno del ddl sull’editoria su cui il Senato è stato chiamato a votare. Quando la norma entrerà in vigore, la Rai sarà costretta a tagliare lo stipendio a tutti coloro che hanno una busta paga superiore ai 240mila euro l’anno.

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L’unico parlamentare ad essersi astenuto sulla norma che introduce il tetto agli stipendi Rai è il senatore Giovanni Endrizzi del M5S che ha votato in dissenso dal suo gruppo che, invece, ha detto sì. "Con la mia astensione - ha detto Endrizzi intervenendo in Aula - intendo lasciare al Pd tutto il merito di passare la paletta dove il M5S ha indicato di pulire". Tutti i partiti, in realtà, hanno rivendicato la paternità dell’emendamento. I 5 Stelle, con Alberto Airola, avevano ribadito di essere stati loro "i primi" a protestare contro gli "stipendi d’oro" nel servizio pubblico radio Tv. Anche gli altri gruppi tra cui FI e Lega hanno rivendicato la paternità della decisione. Primo fra tutti, Roberto Calderoli che, avendo "presentato per primo l’emendamento", ha chiesto e ottenuto che si votasse prima la sua proposta di modifica di quella di Cociancich. Anche Lucio Malan (FI) ha affermato, prima del voto, che “voteremo convintamente sì a questo emendamento perché, in realtà, è frutto del nostro lavoro".

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Tra le altre misure contenute nel ddl, spicca quella sulla durata decennale della concessione del servizio pubblico. la quale certifica inoltre che ci dovrà sempre essere la "consultazione pubblica sugli obblighi di servizio" in occasione del rinnovo della concessione, così come avvenuto già la primavera scorsa. Successivamente sarà un decreto del Presidente del consiglio dei ministri ad affidare la concessione e ad approvare l’annesso schema di convenzione, decreto da "adottare previa deliberazione del consiglio dei ministri su proposta del ministro dello sviluppo economico, di concerto con il ministero dell’Economia". Nel ddl editoria ci sono anche disposizioni sul lavoro e sulle pensioni dei giornalisti, sull’Ordine dei giornalisti e sulle edicole e le nuove regole per la vendita dei giornali. Sarà poi il governo a riempire nel dettaglio di contenuti i decreti delegati che dovranno attuare la delega.

Mary Divella

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