REGIA DI MARCELLO DELL’UTRI

L’ex senatore della Repubblica Italiana, alla clandestinità, ci stava pensando, seriamente e fattivamente

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La fuga dell’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, si è consumata con una velocità superiore a quella che a molti velocisti, campioni del mondo, ha procurato podio e numerose medaglie.

cms_586/lprocura_palermo.jpgChe volesse fuggire all’estero, oggi e solo oggi, si apprende che la procura di Palermo lo temesse già da qualche tempo e per questo, poco dopo la condanna d’appello a sette anni di carcere, ne aveva chiesto il ritiro del Passaporto. Il Dottor Raimondo Lo Forti (Presidente della Corte) con estrema chiarezza, ebbe a porre l’accento sulle poche possibilità che in quel momento facessero pensare a un pericolo di fuga di Dell’Utri. Invece il gruppo di amici dell’ex presidente di Publitalia ed ex senatore della Repubblica Italiana, alla clandestinità, ci stava pensando, minuto dopo minuto, seriamente e fattivamente.

cms_586/Intercettazioni_telefoniche.jpgÈ stato Alberto Dell’Utri, fratello gemello dell’ex senatore, a danneggiare Marcello, rivelando al telefono ad un amico i ferventi preparativi e tutte le accortezze del piano di fuga da mettere in atto prima che la Cassazione emettesse la condanna. Nella conversazione, sopra meglio esplicitata, intercettata l’8 novembre u.s., si faceva chiaro riferimento a due destinazioni: Guinea-Bissau e Libano. A conoscenza del fatto che l’ex senatore Marcello dell’Utri era in possesso di un regolare passaporto italiano, la procura di Palermo chiese immediatamente alla Corte d’appello di non consentirgli l’espatrio. Nelle motivazioni della sentenza con cui rigettarono la richiesta i giudici scrissero: «L’unica misura applicabile, visto il tipo di reato in relazione al quale l’imputato è stato condannato, è quella della custodia cautelare in carcere, mentre ogni altra misura sarebbe illegittima». La richiesta di “divieto di espatrio” venne negata anche dai giudici del Tribunale del Riesame, nonostante agli atti i pubblici ministeri fornissero anche l’intercettazione del fratello.

cms_586/libano.jpgDalle parole molto chiare del gemello era palese come l’ex “presidente di pubblitalia” stesse preparando il suo espatrio. Da diversi giorni la Direzione investigativa antimafia aveva già localizzato Marcello Dell’Utri all’estero, più precisamente in Libano. I tempi tecnici per una nuova richiesta di arresto hanno fatto passare ancora qualche altro giorno. E finalmente, i giudici della corte d’appello, hanno firmato il mandato di cattura per il fondatore di Forza Italia.

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Frattanto lo stesso era già irreperibile; all’estero, con tutta probabilità, sin dal mese di marzo u.s. In apparenza la fuga sembrava messa in opera, con grande accuratezza, alcuni giorni prima che la Cassazione si esprimesse. Il possesso del passaporto, nel frattempo, era divenuto semplicemente un vago ricordo, per poi passare nel dimenticatoio. Tale strana dimenticanza ha fatto correre agli investigatori il concreto rischio di non poter più ritrovare l’ex senatore.

cms_586/BANDIERE.jpgMa ad aiutare gli stessi pare ci abbia pensato lo stesso Marcello Dell’Utri. Infatti il Libano ebbe a sottoscrivere con l’Italia un trattato che prevedeva l’estradizione degli eventuali latitanti. «Sono all’estero per curarmi», ha spiegato con una nota Dell’Utri, ma l’intercettazione del gemello Alberto dimostra, tutta per intera, la falsità dell’ex senatore. Nei commenti possibili, non credo ci sia alcuno capace di affermare che l’ex senatore non sia in possesso di scaltrezza. Conseguentemente alcuni suoi comportamenti che potrebbero apparire tutt’altro che intelligenti si siano rivelati frutto di ponderata furbizia.

cms_586/cellulare_cartedicredito.jpgDue esempi eclatanti sono quelli legati all’uso del suo cellulare, adoperato senza alcuna precauzione o alcuni eventuali pagamenti in albergo o i pranzi con la carta di credito. Come è possibile, da parte di una persona “intelligente” un simile errore? Queste sono le tracce che hanno permesso agli investigatori della Dia di localizzarlo con esattezza e tenerlo d’occhio senza troppe difficoltà. Questo comportamento fa pensare concretamente che l’ex senatore Dell’Utri si sia sentito al sicuro in quel Paese senza alcun timore per l’eventuale estradizione. Infatti il reato contestato all’ex senatore non è contemplato dalle leggi in vigore in Libano, dimostrando così la sua nota furbizia e piena conoscenza del trattato sopra citato.

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Nascono spontanee una serie di domande. Come mai l’ex senatore abbia scelto per la sua dorata latitanza il Libano, dal quale, sarebbe facile essere estradati? Possibile che da latitante continui impunemente a utilizzare la sua carta di credito e il suo cellulare? Si è affermato che al momento dell’arresto nel prestigioso hotel “Phenicia” avesse con sé ben 30.000 euro. Perché, dunque, utilizzare le carte di credito? Senza dimenticare che Beirut è una città da sempre ritrovo di svariati elementi di servizi di intelligence. Possibile che non ne fosse a conoscenza? Possibile che i suoi avvocati non l’abbiano saputo indirizzare? Possibile che sia tanto sprovveduto o che piuttosto fosse sicuro di diverse protezioni?

cms_586/DellUTRILIBANO.jpgStando sempre all’intercettazione del suo gemello Alberto, Marcello Dell’Utri, in Libano, avrebbe affari e contatti importanti, ci sarebbe da chiedersi: ...da quanto tempo? Certamente, nei prossimi giorni, scopriremo quali “assi” potessero alloggiare nelle capiente maniche dell’ex senatore. Potrebbe accadere, ipotesi niente affatto remota, che i giudici libanesi decidano di rimetterlo in libertà prima di decidere sull’estradizione. Potrebbe quindi accadere che il Dell’Utri potrebbe lasciare, occultamente, quel Paese, facendo, forse, svanire completamente e per sempre le sue tracce. Nel qual caso il fondatore di Forza Italia avrebbe dimostrato il grande acume posseduto, superiore ad ogni “volpe” che ancora oggi alberga in Italia. Che Dio ce la mandi buona!

Francesco Mavelli

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