REGOLA COMUNE VS DIGNITA’ INDIVIDUALE

I CASI DI LODI E PADOVA DIVIDONO OPINIONE PUBBLICA E GOVERNO

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Ad appena 15 giorni dall’arresto del sindaco di Riace, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione perché promotore di una politica improntata all’accoglienza, altre due vicende legate all’integrazione delle minoranze etniche stanno dividendo opinione pubblica e governo. Due questioni che, per ironia della sorte, pongono sul tavolo degli imputati un modus operandi diametralmente opposto rispetto a quello manifestato dal sindaco calabrese: un eccesso di zelo nei confronti di farraginose questioni burocratiche, a scapito di un folto gruppo di bambini iscritti alle scuole materne ed elementari.

L’intricata vicenda di Lodi, che ha infiammato il dibattito nel corso della scorsa settimana, nasce da una delibera firmata dal sindaco Sara Casanova nella lontana estate 2017. Il provvedimento, entrato in vigore nell’anno scolastico appena cominciato, impone ai genitori nati fuori dall’Unione Europea di dover presentare non solo l’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), ma anche una certificazione relativa al possesso di beni mobili e immobili nel Paese di provenienza per poter accedere alle agevolazioni nel pagamento della mensa e dei viaggi in autobus. Sulla carta tutto ineccepibile, nell’ottica di favorire in maniera equa e trasparente le famiglie con scarse possibilità economiche. Ma, non appena i piccoli hanno varcato le porte degli istituti scolastici, è emersa con prepotenza una falla sotterranea capace di far saltare l’intero impianto burocratico: gli immigrati, di fatto, non hanno saputo come procurarsi i documenti richiesti. Molti di loro si sono prontamente attivati per ottenerli nel più breve tempo possibile, recandosi nel Paese d’origine per poi fare ritorno in Italia a mani vuote. Altri hanno presentato documentazioni che, stando alle testimonianze raccolte, il Comune avrebbe respinto per ragioni ancora sconosciute.

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Com’è facile immaginare, una situazione di natura prettamente burocratica è degenerata in uno scontro aperto tra i genitori coinvolti e l’amministrazione comunale. Ma a colpire l’opinione pubblica è stato un dettaglio tanto piccolo quanto raccapricciante: la presenza di alcuni “guardiani” che, sulla soglia della porta, hanno dovuto respingere i figli degli extracomunitari che non avevano adeguatamente attestato la loro condizione di povertà. Si è creato quindi un “limbo” a dir poco frustrante per i piccoli, affamati e desiderosi di proseguire la giornata assieme ai loro compagni, accompagnato da uno spiacevole clima di ghettizzazione: probabilmente, data la loro tenera età, i bambini non hanno potuto neppure comprendere i motivi dell’esclusione. La situazione si è riproposta all’uscita da scuola, quando agli stessi alunni non è stato permesso di salire a bordo del bus che, come di consueto, avrebbe dovuto riportarli a casa.

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Con il nobile intento di restituire la dignità scalfita alle famiglie in questione, lo scorso 22 settembre il “Coordinamento Uguali Doveri” ha lanciato una colletta per garantire ai bimbi stranieri l’accesso ai servizi di mensa e trasporto. Un’iniziativa che, conclusasi qualche giorno fa con lo stop degli organizzatori stessi, ha prodotto ricavi pari a 60mila euro grazie alle donazioni di oltre 2mila persone. I giudizi della gente sembrano rispecchiare quanto sostenuto sui social dal vicepremier Di Maio, il quale ha espresso grande ammirazione nei confronti dell’inaspettato gesto solidale: I bambini non si toccano! Se alcuni genitori non si comportano bene si multino loro, non i loro figli: questo Stato sarà sempre dalla parte dei bimbi. Sono contento perché gli italiani hanno risposto dando prova della loro grande solidarietà e del loro grande cuore, alla faccia di chi si diverte a dipingerli in altra maniera. Parlerò con il ministro Bussetti, il quale ha assicurato che si troverà una soluzione. E vi garantisco che sarà così”. Più tecnico il parere di Matteo Salvini, che non sembra avallare le parole del collega pentastellato pur mitigando il proprio parere iniziale: Gli stranieri devono fornire documentazione del loro Paese d’origine, dove magari hanno proprietà e disponibilità economiche ma, se non è possibile, il Comune si fiderà della buona fede”.

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Il medesimo problema è emerso più recentemente in quel di Padova: due giorni fa il quotidiano Il Mattino ha svelato che, per usufruire di agevolazioni nell’acquisto dei libri scolastici, le famiglie extra-europee dovranno presentare un certificato relativo al possesso di beni mobili e immobili nel Paese di provenienza oltre al classico modello Isee. "Noi al momento non applichiamo alcuna esclusione. Per accedere ai buoni libri chiediamo solo una autocertificazione e il modello Isee, che si tratti di figli di genitori immigrati o no" si è affrettata a precisare l’assessore alle Politiche Scolastiche, Cristina Piva. Nonostante la questione relativa ai “buoni libro” si sia conclusa in maniera decisamente più diplomatica rispetto al precedente lodigiano, anche in questo caso le polemiche non hanno accennato a placarsi. L’animo ferito di coloro che hanno intravisto il demone della discriminazione negli occhi della rigida burocrazia continua a denunciare le condizioni in cui i bambini stranieri sono costretti ad affrontare la già impegnativa esperienza scolastica.

In fondo, è giusto che il dibattito resti aperto, perché quanto accaduto non venga seppellito dal rapido succedersi delle cronache nazionali. Le due vicende, insieme all’arresto di Riace, si giocano su un terreno di scontro tra Lega e Movimento Cinque Stelle, tra chi lotta per il rispetto delle regole comuni e chi, invece, per la tutela del cittadino in quanto persona, dotato di dignità e meritevole di rispetto in qualunque situazione. Più che un vero e proprio antagonismo politico, si tratta di due punti di vista differenti, entrambi concettualmente validi: è necessario imporre criteri che sappiano garantire sostegno fiscale a chi ne ha davvero bisogno (o, perlomeno, a chi ne ha maggiormente bisogno, che siano italiani o extracomunitari), così come è dovere delle amministrazioni e degli istituti scolastici far sì che tutti i bambini possano vivere con la stessa serenità le giornate scolastiche, evitando che le controversie tra adulti possano ripercuotersi su di loro. Prescindendo dai differenti indirizzi politici di base, sarebbe bene cercare un punto d’incontro pratico tra le norme volte a massimizzare il benessere collettivo e i diritti del singolo cittadino… perché “ciò che non giova all’alveare, non giova neppure all’ape (Marco Aurelio, L’arte di conoscere se stessi).

Federica Marocchino

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