RE CARPENA

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Re Càrpena

La pelle che s’apre, si crepa, mia madre nuda,

vecchia, così la terra che ho tutta intorno. Io scendo

nelle rughe dei pescadur di frodo, dei brach, draghi

di nebbie dal venter de Tesinn. Entro nelle ombre,

in bocca a un pesce mostruoso che mi ha partorito,

qui abbandonato. La mia testa è un rame vecchio

di erotiche leggende. Den’ gha buja la polenta,

rossi tocchi di carne morta mi fanno felice.

Traduzione di alcuni vocaboli dal dialetto dialetto abbiatense:

Re Carpena, Re Carpa

brach, bracconieri

venter de Tesinn, ventre di Ticino

Den’ gha buja, dentro vi bolle

cms_20672/1.jpgPunto di riflessione:

Questo per me è uno scritto fondamentale. Parla di mia, della nostra madre, questa nostra terra umiliata, distrutta. E del suo, mio mondo, dialettale, povero (ma non misero...), a suo modo eroico, lirico. Credo che in queste poche parole ci sia tutto ciò che sono, vedo, patisco. Forse davvero la nostra Storia, quella vera, quella un passo prima del turbine senza fine di questa globalizzazione postumana e geneticamente infetta, questa nostra Storia, è davvero finita. Ma qualcuno mi ha dato in dono queste parole. Io le scrivo. Da questa ultima, estrema, trincea, scruto nuovi sentieri. A lumi quell che anmu gh’è de fà. Tutto è per me possibile: tranne la resa.

Luis Balocchi

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