RIAPERTURA DEI COLLOQUI SUL NUCLEARE A VIENNA

Stati Uniti pronti ad alternative se dovessero fallire

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Dopo più di cinque mesi riprendono a Vienna i colloqui sul nucleare iraniano fra Teheran, gli Stati Uniti e le altre potenze alleate che firmarono il Trattato del 2015 (Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania), in seguito revocato per l’uscita unilaterale degli Usa di Donald Trump.

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Biden ha cambiato linea politica rispetto al predecessore e vorrebbe un ritorno al dialogo per mettere sotto controllo internazionale il piano di sviluppo nucleare iraniano, governato ora dal presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi. Teheran ha però ribadito di non voler rinunciare al suo programma nucleare, sostenendo che l’Aiea, agenzia nucleare dell’Onu, non sia totalmente imparziale sulla decisione. Ha poi annunciato un ulteriore incremento nell’arricchimento dell’uranio, suscitando forte indignazione. Nella città di Isfahan si sono già registrate pesanti proteste per carenza d’acqua, che sono state represse con la violenza. Teheran invierà una nuova delegazione di negoziatori e ribadisce di volere la fine di tutte le sanzioni. Biden pare essere pronto ad uscire dall’accordo se il dialogo per riprendere il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpa) non dovesse andare avanti come promesso e stabilito; la Cnn ha anche riportato che, in tale eventualità, gli Stati Uniti sarebbero disposti a soluzioni alternative. Il Dipartimento di Stato Usa ha dichiarato apertamente: “Il fallimento dell’Iran nel cooperare è un cattivo segno sulla sua serietà e per la conclusione dei nostri negoziati".

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Per gli altri cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu l’obiettivo è di ripartire da dove i negoziati si erano interrotti, ma dovranno fare i conti con l’incognita della nuova amministrazione iraniana.

Michelle Giliberti

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