RICORDARE PER VIVERE

La giornata della memoria tra presente e futuro

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Non si può punire il criminale con una punizione proporzionata al suo crimine. Ad oggi non sappiamo con chi prendercela, né chi accusare”. Parole lapidarie, ma che fanno riflettere, quelle di Vladimir Jankélévitch che, nel suo libro “Perdonare”, pone una riflessione importante su uno sterminio dimenticato, nell’indifferenza di una società sempre più “liquida”. Ebbene sì, oggi si celebra la giornata della memoria, che da anni è divenuta un rituale più che una cosa sentita. Non ci sono parole per descrivere un abominio, frutto di menti perverse che hanno sminuito la dignità umana. Proprio in un momento difficile come questo, ci chiediamo come sia potuto succedere tale atrocità. Non si tratta di una presa di coscienza, ma di consapevolezza. Alla base di questa giornata, il primo elemento che suscita imbarazzo, è che tutto questo è avvenuto sotto i nostri occhi, nell’Europa cristiana. Scrivere e descrivere questa giornata non è semplice, per questo ci affidiamo alle parole del filoso Jankélévitch, che con verità brutale mette a nudo il nostro essere ipocriti. Nessuno mai potrà chiedere scusa a queste persone, ma nello stesso tempo ogni atto generoso potrebbe risultare banale e di facciata. Già, proprio della “banalità del male” parlava Hannah Arendt, che in maniera profetica aveva preventivato la deriva della nostra società dichiarando: “La società di massa non vuole cultura ma gli svaghi”.

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Infatti, la società del progresso ha messo da parte il concetto di storia, svuotandolo della sua stessa natura. Oramai non ci facciamo più caso, siamo abituati all’usa e getta, dimenticando in fretta quello che abbiamo vissuto. Per usare un parallelismo, basti pensare ad Instagram che ha sminuito la storia in sé, facendo durare un ricordo appena 24ore. Per carità, nessuno vuole mettere in dubbio la potenza dei social, ma una critica antropologica merita di essere fatta. Come ben sappiamo, siamo presi da mille impegni durante l’arco della giornata, non riuscendo neanche per un attimo a fare silenzio. Per arrivare ad una reale svolta, occorre ripartire dalla memoria, non intesa in maniera concettuale ma essenziale.

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L’essenzialità, è sinonimo di concretezza ed è solo in questo modo che possiamo arrivare alle nuove generazioni. L’arduo compito sta nel trasmettere questa memoria, per non dimenticare la barbarie indicibile avvenuta il secolo scorso nel nostro continente. Nulla sarà mai come prima, perché tutto questo è difficile da perdonare e, soprattutto, da dimenticare. Non si tratta solo dell’annichilimento di una cultura e di un popolo, bensì di uno svilimento del genere umano. Auschwitz è il nostro simbolo del ricordo, dove la nostra memoria si associa al dolore arido di quei recinti di filo spinato e di baracche in cui la totale assenza di umanità e di sentimenti ha prevalso sulla ragione, sul buon senso e sul bene verso il prossimo. Credo che ogni analisi o considerazione sia superflua, ma è necessario continuare a ricordare i milioni di bambini, donne e uomini, perseguitati e malvagiamente trucidati. Pertanto, vi lascio con una nuova citazione di Jankélévitch: “Nessuno potrà mai spiegare l’oblio, perché questa agonia durerà fino alla fine del mondo”.

Giuseppe Capano

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