RILEGGENDO POESIA: ALDA MERINI

No, non tornare

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cms_23902/poesia.jpgLa rubrica Inediti, nell’aprile del 1995 (n. 83) era dedicata ad Alda Merini e s’intitolava Prigioniera della libertà.

Alda Merini (1931-2009) è famosissima, non solo in Italia. Tanto che tutti (o quasi) conoscono non solo la sua vicenda umana, ma hanno letto almeno qualche sua poesia. Fu “scoperta” da Giacinto Spagnoletti, che la incluse nell’Antologia della Poesia Italiana 1909-1949: siamo agli anni ’50. Dopo, la relazione con Manganelli, il matrimonio con Carniti, diverse sillogi e diversi ricoveri in cliniche psichiatriche. Viene “riscoperta” da Giovanni Raboni nel 1986. Tutte le opere pubblicate, oltre a qualche inedito, sono facilmente rintracciabili sul sito ufficiale della stessa autrice. Infatti proponiamo l’incipit della biografia tratto da www.aldamerini.it, affinché i nostri lettori, se lo vogliono, possano ulteriormente approfondire.

Ci presentiamo …siamo Emanuela, Flavia, Barbara e Simona, le quattro figlie della poetessa recentemente scomparsa Alda Merini. Vogliamo raccontavi la sua storia, non la storia della famosa poetessa che tutti voi già conoscerete ma la storia di una madre, una madre un po’ particolare…

Prima di iniziare a parlarvi di questa meravigliosa donna per come noi la ricordiamo, vogliamo raccontarvi il periodo che noi non conosciamo, quello prima del nostro arrivo, attraverso le sue parole tratte da un testo autobiografico in cui si racconta alla giornalista Cristiana Ceci nell’autunno del 2004.

cms_23902/Alda_Merini.jpg“Sono nata a Milano il 21 marzo 1931, a casa mia, in via Mangone, a Porta Genova: era una zona nuova ai tempi, di mezze persone, alcune un po’ eleganti altre no. Poi la mia casa è stata distrutta dalle bombe. Noi eravamo sotto, nel rifugio, durante un coprifuoco; siamo tornati su e non c’era più niente, solo macerie. Ho aiutato mia madre a partorire mio fratello: avevo 12 anni. Un bel tradimento da parte dell’Inghilterra, perché noi eravamo tutti a tavola, chi faceva i compiti, chi mangiava, arrivano questi bombardieri, con il fiato pesante, e tutt’a un tratto, boom, la gente è impazzita. Abbiamo perso tutto. Siamo scappati sul primo carro bestiame che abbiamo trovato. Tutti ammassati. Siamo approdati a Vercelli. Ci siamo buttati nelle risaie perché le bombe non scoppiano nell’acqua, ce ne siamo stati a mollo finché non sono finiti i bombardamenti. Siamo rimasti lì soli, io, la mia mamma e il piccolino appena nato. Mio padre e mia sorella erano rimasti in giro a Milano a cercare gli altri: eravamo tutti impazziti. Ho fatto l’ostetrica per forza portando alla luce mio fratello, ce l’ho fatta: oggi ha sessant’anni e sta benissimo. La mamma invece ha avuto un’emorragia, hanno dovuto infagottarla insieme al piccolo e portarseli dietro così, con lei che urlava come una matta.[…] Ed eccoci qua a raccontarvi la storia di nostra madre, una madre privata delle figlie perché ritenuta psicolabile. […] A nostro avviso vale la pena continuare. Il sito è molto ampio e ben costruito, ci sono aggiornamenti tempestivi ogni qual volta letture, iniziative, incontri coinvolgono la figura di Alda Merini. La biografia così si conclude: Nostra madre si è spenta il 1° novembre 2009 all’Ospedale San Paolo di Milano, in seguito ad un tumore, fumando le sue amatissime ed inseparabili sigarette, una dietro l’altra fino all’ultimo, incurante dei divieti.I tristi rintocchi funebri delle campane del Duomo di Milano pesano ancora sui nostri cuori mentre ricordiamo quello che raccontava di noi:

«Ho avuto quattro figlie. Allevate poi da altre famiglie. Non so neppure come ho trovato il tempo per farle. Si chiamano Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta. A loro raccomando sempre di non dire che sono figlie della poetessa Alda Merini. Quella pazza. Rispondono che io sono la loro mamma e basta, che non si vergognano di me. Mi commuovono».” Sottolineiamo nuovamente il fatto che furono prima Giacinto Spagnoletti e successivamente Giovanni Raboni che si accorsero di lei: la mancanza di figure come Spagnoletti, Raboni, Bàrberi Squarotti comincia a pesare. Anzi, non finirà mai di pesare. La notorietà dell’autrice è degli anni ’90, amplificata dalla frequentazione di programmi televisivi (arrivarono infatti anche le vendite). Peccato soltanto che poeti altrettanto importanti come Amelia Rosselli, o – per altre ragioni, evidentemente – Antonia Pozzi, e persino Alfonso Gatto, tanto per non farne una questione di genere, siano pressoché sconosciuti al grande pubblico. Il rapporto di uno a tre è puramente indicativo.

No, non tornare

No, non tornare, avrei crudo sgomento
e mi toglieresti a questi dolci sogni
o forse troveresti che disfatta
è la mia carne e la mia croce viva,
non tornare a vedermi, sono in pace
con le sfere assolute dell’amore
e mi giaccio scoperta e solitaria
come una rosa sfatta nel sereno.

Raffaele Floris

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