RILEGGENDO POESIA – ALDO FERRARIS

Il giorno…

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cms_27780/poesia.jpg“Conosco in modo superficiale la poesia di Aldo Ferraris, e naturalmente non posso che imputare a me stesso tale mancanza,” affermava nel giugno del 2004 Roberto Carifi, nella sua rubrica Per competenza, La posta di Poesia (n. 184).

“Spero tuttavia mi venga concessa almeno l’attenuante della generale disattenzione che ormai contagia chiunque, anche chi come me segue con rispetto il lavoro poetico degli altri.” Roberto Carifi dunque ci faceva conoscere Aldo Ferraris e la sua raccolta Nulla sarà perduto (Edizioni Archivi del ‘900) e sottolineava di sentirsi ancor più in difetto, perché definiva la silloge “di limpida bellezza, interamente attraversata da quella mescolanza di fragilità e potenza, di luce e inquietudine che è appunto la bellezza. C’è interamente il segreto della vita, tra il tempo già vissuto e quello da perdonare, tutto il mistero e il senso mistico della presenza, del dono, della pietà di cui è intrisa una lingua della memoria e dell’attesa, capace di dare vita, di evocare, di rianimare le tracce del vissuto.”

cms_27780/Aldo_Ferraris.jpgAldo Ferraris, come possiamo apprendere consultando https://www.italian-poetry.org/aldo-ferraris/, era nato nel 1951 a Novara, risiedeva sulla costa Flegrea ed è scomparso nel 2018. Ha pubblicato le raccolte di versi: La cattedrale sommersa (Rebellato, 1978); Ventidue mutamenti dell’I KING (TAM TAM, 1987); Mantiche (Anterem, 1990); Codici (Anterem, 1993); Horus, parola improvvisa (7 poeti del Premio Montale, Scheiwiller, 1993); Grande corpo (Anterem, 1997); Antichissima figlia (La luna, 2000, con una incisione di Antonio Battistini); Acini di pioggia (Gazebo, 2002); Nulla sarà perduto (Archivi del ‘900, 2004, Premio Antonia Pozzi); Danza di nascite (Azimut, 2006); L’ospite sulla soglia (Raffaelli, 2009); Qualunque Cosa (Edizione L’Arca Felice, 2010); Chi non ha avuto perdono (Kairòs, 2011); Moltitudine (Sigismundus, 2013); Parola a me vicina 1972-2008 (Ladolfi, 2016). Ha curato e tradotto il poeta palestinese Kamal Jarbawi (“Luce d’epifania”, Ladolfi, 2011). È presente nelle antologie: Poeti italiani nati dopo il 1950, a cura di A. Spatola (Cervo volante, 1983); Ante Rem-Scritture di fine novecento (Anterem, 1998); Così pregano i poeti (San Paolo, 2001); Vent’anni di poesia. 1982-2002 (Passigli, 2000); Pollockiana (Torino Poesia, 2009); Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta (puntoacapo, 2012). Suoi testi sono apparsi sulle riviste: Anterem, Atelier, Capoverso, Galleria, Gradiva, Hortus, La clessidra, La mosca di Milano, Le voci della luna, Niebo. È autore di racconti per i ragazzi e i bambini. Quanti volessero approfondirne la figura e l’opera sappiano che non va confuso con l’omonimo musicista di Alessandria, diplomato in oboe e più giovane di quasi vent’anni rispetto al poeta. Il quale, tuttavia, è scomparso comunque prematuramente. Luigia Sorrentino, nel 2017, ha osservato: “In questo volume di Aldo Ferraris (Parola a me vicina Poesie 1972-2008, NdA) sono raccolti 36 anni di poesia apparsa in pubblicazioni ormai non più in commercio. L’autore ha iniziato presto a scrivere e ha pubblicato il primo libro a 21 anni, seguendo un percorso di progressiva maturazione e consapevolezza del mezzo linguistico che andava esplorando. Da principio è stata una ricerca spasmodica sul linguaggio, quasi un corpo a corpo, che ha dato esisti controversi e a volte poesie non convincenti, di cui ha voluto comunque documentare la presenza. La completa e consapevole maturazione del linguaggio si è rivelata all’inizio degli Anni Novanta, quando forma e soggetto, significante e significato, si sono finalmente fusi in immagini e termini armonici e comunicativi. Dei primi libri è stata operata una selezione di testi e su diverse poesie l’autore ha introdotto varianti e correzioni. Non ha incluso le poesie degli ultimi tre libri, perché ancora in commercio e legati a diritti d’autore.” Non sappiamo se questa pubblicazione fu presagio consapevole o inconsapevole della sua scomparsa, avvenuta l’anno successivo. Sappiamo invece che quella ricerca, quella progressiva maturazione pienamente raggiunta negli anni ’90 fa di Ferraris un poeta autentico: ”occorre mettersi in ascolto con le ragioni del cuore, come diceva Pascal, lasciare che parlino le impronte delle cose nel distacco quotidiano,” concludeva Carifi. Nulla sarà perduto o tutto sarà perduto?

Il giorno...

Il giorno aveva sputato nella ciotola del mattino
il suo sale di meraviglia senza sapore.
Il bambino si guardò intorno, le stanze
erano percorse dal fuoco ma il legno
della memoria era marcio, sfrigolava
solamente di insetti di gelo, zoppicava
sui nomi, non li sapeva pronunciare
e il libro della sua realtà era già cenere.
Il bambino aprì la mano e non ricordò,
stringeva un bianco seme di melograno.

Raffaele Floris

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