RILEGGENDO POESIA – ANDREA ZANZOTTO

Se la fede, la calma…

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cms_26720/poesia.jpgSilvio Ramat, Nicola Gardini e Andrea Cortellessa, nell’ottobre del 2001, celebravano gli ottant’anni di Andrea Zanzotto e, contemporaneamente, l’uscita del suo libro Sovraimpressioni. “Dietro il paesaggio s’intitolava la raccolta che esattamente cinquant’anni fa impose il nome del suo autore, Andrea Zanzotto, nel quadro della lirica postmontaliana e di un rilancio dell’essenza simbolica della scrittura, di là da ogni ipotesi neorealistica. Questo mese quel poeta compie ottant’anni ed è superfluo constatare quanta acqua, dal ’51 a oggi, sia passata sotto i ponti. Ma attraverso una sequenza di titoli meritatamente celebri chi legge ha sempre captato, sotto il variare anche vistoso delle superfici, un fondo di sostanziale fedeltà.

A cominciare dal fisico ancorarsi del poeta a un luogo ben determinato, la natia Pieve di Soligo, nel Trevigiano.” (S. Ramat). È un poeta, continuava Ramat, che spesso canta il perduto, un singulto di evidenze selvatiche, bacche e papaveri, topinambur e vitalbe, resistenti alla perversa levigatura del tutto. Anche Gardini, Cortellessa e Villata proponevano riflessioni interessanti che tuttavia, per ragioni di spazio, non possiamo riassumere.

cms_26720/Andrea_Zanzotto.jpgAndrea Zanzotto nasce nel 1921 a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso. I primi interessi letterari lo portano a conseguire la maturità classica come privatista e a iscriversi alla facoltà di Lettere dell’Università di Padova, dove si laurea nel 1942. Durante la Seconda Guerra Mondiale, partecipa alla Resistenza veneta riparando dal centro Italia a Pieve di Soligo. Nel 1946 emigra in Svizzera, presso Losanna, rientrando in Italia l’anno dopo, quando sembrano riaprirsi le prospettive per l’insegnamento. Nel 1950 concorre al premio San Babila per la sezione inediti. La giuria, composta dai più prestigiosi poeti del tempo, tra cui Montale, Quasimodo e Ungaretti, lo decreta vincitore del primo premio con un gruppo di poesie composte tra il 1940 e il 1948, che sarà poi pubblicato nel 1951 con il titolo Dietro il paesaggio. Seguono le raccolte Elegia e altri versi (1954) e Vocativo (1957). Mondadori pubblica nel 1962 il suo volume di versi IX Egloghee dal 1963 si intensifica la sua presenza di critico su riviste e quotidiani. Dalla fine degli anni Sessanta escono importanti volumi in versi che lo consacrano definitivamente: nel 1968 La Beltà, presentata a Roma da Pier Paolo Pasolini, a Milano da Franco Fortini e recensita da Eugenio Montale; nel 1969 il poemetto polifonico Gli Sguardi, i Fatti e Senhal, composto subito dopo lo sbarco sulla luna. Negli anni Settanta pubblica la raccolta Pasque (1973), l’antologia Poesie (1938-1972) ed inizia a collaborare al Casanova di Federico Fellini. Nel 1977 vince il premio internazionale Etna-Taormina per la sua produzione letteraria. È del 1978 la pubblicazione del primo dei tre volumi che costituiscono la trilogia Il Galateo in Bosco, che gli varrà il Premio Viareggio nel 1979. Nel 1980 esce la raccolta Fosfeni, secondo volume della trilogia, che vince il Premio Librex Montale e nel 1986 il terzo, intitolato Idioma. L’anno successivo riceve il premio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei. Nella prima metà degli anni Novanta escono le due raccolte di scritti critici Fantasie di avvicinamento e Aure e disincanti nel Novecento letterario; nel 1996 la raccolta Meteo, con venti disegni di Giosetta Fioroni. Nel 1995 l’Università di Trento, e seguita negli anni successivi dalle Università di Bologna e Torino, gli conferisce la laurea honoris causa.

Nel 1999 esce nella collana dei “Meridiani” Mondadori il volume Le poesie e prose scelte(Premio Bagutta). Nel 2001 viene pubblicata la raccolta Sovrimpressioni, e nel 2005 la città e l’Università di Tubinga assegnano a Zanzotto il premio Hölderlin. Nel febbraio 2009 escono In questo progresso scorsoio, una conversazione col giornalista Marzio Breda e Conglomerati, raccolta poetica di scritti composti tra gli anni 2000 e 2009. Giova anche ricordare tra le amicizie importanti quella con Mario Rigoni Stern.

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Andrea Zanzotto muore nel 2011, solo pochi giorni dopo aver compiuto 90 anni (da https://andreazanzotto.it/biografia-essenziale/, che abbiamo ritenuto opportuno riprodurre quasi integralmente). Novant’anni di vita e quasi settanta di poesia devono essere adeguatamente ricordate e celebrate. Sullo stesso sito sono infatti reperibili le informazioni sulle iniziative che hanno riguardato il centenario della nascita: Zanzotto 100, 3-6 giugno 2021, Dialoghi, racconti e musica per il centenario di Andrea Zanzotto. Una curiosità non riportata dal sito ufficiale: Zanzotto, alla prima visita militare, fu dichiarato rivedibile per insufficienza toracica e per una forte asma allergica, rimanendo così esonerato alla chiamata alle armi della classe 1921 (protagonista delle tragica campagna in Russia e in Grecia). Rifiutò in seguito di rispondere al reclutamento di volontari organizzati dal Fascio. Nel ’43, richiamato, fu subito assegnato a reparti non combattenti per lo stesso problema asmatico, che si risolse (parzialmente) solo con la comparsa dei primi antistaminici negli anni ’50. Anche durante la Resistenza, rischiando comunque la vita nei rastrellamenti, si occupò prevalentemente di propaganda, senza combattere. Giovanna Frene ha affermato: “ci sono figure della letteratura talmente poliedriche e universali, che è impensabile poterne tracciare in breve un profilo, umano e artistico insieme, perché risulterebbe sommario, come sommario sarebbe ogni, seppur necessario, intendimento di celebrazione. È il caso del poeta Andrea Zanzotto, l’eco della cui scomparsa non si è ancora spenta, a dimostrazione non solo del suo immenso lascito poetico (tra l’altro, è tra i poeti italiani novecenteschi più tradotti e studiati all’estero), ma anche del suo incommensurabile lascito intellettuale e umano, che chiunque abbia avuto modo di conoscere il poeta ha potuto toccare con mano.” A un giornalista, che gli chiedeva, nel giorno del suo novantesimo compleanno, che cosa avesse capito della vita, egli rispose “Niente. Ci vorrebbero non 90 anni, ma 900 anni, per poter forse sperare di capire qualcosa”. Eppure, oggi più di ieri, moltissimi, con pochi click, ritengono di sapere e di capire tutto. Siamo quasi certi che qualcuno di essi non avrà nessuna esitazione ad autodefinirsi poeta.

Notificazione di presenza sui Colli Euganei

Se la fede, la calma d’uno sguardo
come un nimbo, se spazi di serene
ore domando, mentre qui m’attardo
sul crinale che i passi miei sostiene,

se deprecando vado le catene
e il sortilegio annoso e il filtro e il dardo
onde per entro le più occulte vene
in opposti tormenti agghiaccio et ardo,

i vostri intimi fuochi e l’acque folli
di fervori e di geli avviso, o colli
in sí gran parte specchi a me conformi.

Ah, domata qual voi l’agra natura,
pari alla vostra il ciel mi dia ventura
e in armonie pur io possa compormi.

Raffaele Floris

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