RILEGGENDO POESIA – ANNA MARIA ORTESE

Il diverso

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cms_24014/poesia.jpgIl Novecento italiano è una miniera ricca e, parzialmente, ancora inesplorata.

POESIA, nel n. 86 del lug/ago 1995, ce ne rendeva testimoni anche allora, pubblicando testi inediti di Anna Maria Ortese, ancora vivente l’autrice (sarebbe morta tre anni dopo).

Riproponiamo uno stralcio dell’articolo di Giacinto Spagnoletti apparso allora, intitolato: Anna Maria Ortese – Il mio paese è la notte.

“Già l’incanto di una prosa tesa al limite delle possibilità evocative sta a testimoniare il lungo rapporto della Ortese con la poesia, di cui esistono tracce fin dalla prima infanzia. Successivamente essa ha voluto dividere i vari tempi del suo lavoro poetico in periodi, le composizioni in versi punteggiavano i suoi soggiorni in luoghi talora tra loro assai lontani.”

cms_24014/Anna_Maria_Ortese.jpgInfatti Anna Maria Ortese (1914-1998) nasce a Roma da una famiglia numerosa, molto povera, che si trasferisce in diverse città prima di stabilirsi nel 1928 a Napoli. Quasi autodidatta – la formazione scolastica costituita solo dalle scuole elementari e da un anno di una scuola commerciale – Anna Maria si cimenta nel disegno e nello studio del pianoforte, ma infine si appassiona alla letteratura e scopre la propria vocazione di scrittrice. La mancata formazione scolastica fa risaltare ancor più la perfezione stilistica della sua opera, e lo stupore e la meraviglia che essa suscita, in chi vi si accosta, sono se possibile amplificati da questo dato. Nel 1933 il fratello marinaio Manuele muore al largo dell’isola di Martinica. Il 1933 è anche l’anno del debutto con la pubblicazione di tre poesie su «La Fiera Letteraria», tra cui una intitolata Manuele (La Luna che trascorre, ed. Empiria). Anche un altro fratello marinaio, Antonio, da lì a poco morirà al largo delle coste dell’Albania e dal 1952, a seguito della morte di entrambi i genitori, il nucleo familiare della scrittrice si ridurrà alla sorella Maria, con la quale Anna Maria vivrà tutta la vita. Tra il 1945 e il 1950 comincia a collaborare con la rivista «Sud», il che non le impedirà di trasferirsi da una città all’altra inseguendo un lavoro che le permetta di sopravvivere, quasi sempre accompagnata dalla sorella. Il rapporto sororale, essenziale nella vita della Ortese, sarà per lei anche fonte di perenne rimorso per la vita sacrificata della sorella. Infatti Maria non si sposerà per rimanerle accanto e il suo lavoro, e successivamente la pensione (da impiegata alle poste), saranno le sole fonti di sostentamento per entrambe, essendo i ricavi delle pubblicazioni sempre molto modesti. (Note biografiche tratte da https://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/anna-maria-ortese/; per l’elenco completo delle opere, invece, è opportuno far riferimento a Wikipedia). Con Il Mare Non Bagna Napoli, nel 1953, arriverà una labile notorietà, non scevra da forti polemiche per via delle critiche mosse nel libro al gruppo di intellettuali napoletani che si raccoglie intorno alla rivista «Sud»; la scrittrice mai rinuncerà a posizioni critiche nei confronti del mondo letterario dal quale si sente ingiustamente respinta e a cui sente di appartenere a tutti gli effetti. Dalle lettere agli amici, dalle rare interviste concesse, il desiderio di essere riconosciuta come “scrittrice”, come “narratrice”, sarà sempre un punto dolente nella vita di Ortese. A causa del risentimento di quel gruppo di “intellettuali” napoletani, che la definirono “nemica di Napoli”, fu costretta a lasciare per sempre il capoluogo campano. Nel 1986 Dario Bellezza, che della Ortese era amico e in fitto scambio epistolare, promuove una raccolta di firme presso intellettuali e artisti amici affinché le siano riconosciuti gli emolumenti previsti dalla legge Bacchelli. Era stata sfrattata dalla casa di Rapallo, suo ultimo porto. Non esistono forse altre pagine di approfondimento per molte delle sue opere, se escludiamo Angela Borghesi su Doppiozero e la lettura di Benedetta Sonqua Torchia su Terranullius. La poesia che proponiamo ai nostri lettori è pubblicata da https://poetarumsilva.com/2013/10/09/anna-maria-ortese-qui-e-la-vita-alcune-poesie/, con un’interessante nota critica. Piero Citati la descrisse come “una zingara sognante”, dalla scrittura complessa, sfuggente, che non si lascia acchiappare in citazioni o aforismi. Difficile divulgarne la figura e l’opera, nell’era dei social.

Il diverso

Il diverso da questi si allontana
che urlando vanno il nome per le vie,
frenetici di nome. Ignora il nome
che ebbe, il diverso; se ne sta guardando
dentro di sé i giardini che non vide,
senza nome, e le viole che disperse.
Se ne sta senza nome voce gridando,
rotto dalla stanchezza della sera,
della casa lontana; e tutto ride
a lui intorno, e lo strazia. E non è vero.

Raffaele Floris

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