RILEGGENDO POESIA – FERNANDA ROMAGNOLI

Ad occhi chiusi

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cms_25392/poesia.jpg“Un’autrice che merita di essere sottratta all’oblio.” Così Donatella Bisutti concludeva il suo intervento su Fernanda Romagnoli nel marzo 1999 (n. 126).

“Una donna senza storia, Fernanda Romagnoli, se non questa sua quasi segreta passione dello scrivere: come la poetessa americana Emily Dickinson, che amava molto e alla quale per certi aspetti è affine.

Ci sono poeti che hanno un destino di silenzio, anche se a tratti sembra che la gloria, o la fama almeno, li abbia per un attimo baciati.

Il silenzio, in vita e in morte, tranne che per qualche breve istante, pare essere il destino di Fernanda Romagnoli, poetessa romana morta nell’86 all’età di settant’anni.”

Sulla sua opera, quattro sillogi pubblicate in tutto, hanno comunque scritto Vittorio Sereni, Attilio Bertolucci, Dario Bellezza, Diego Valeri e altri. Proviamo a conoscerla.

cms_25392/1.jpgNasce a Roma nel 1916. A diciotto anni si diploma in pianoforte al conservatorio di S. Cecilia, e a vent’anni conclude gli studi magistrali, da privatista. (Il periodo fu particolarmente difficile dal momento che il padre, contrario al Fascismo, fu costretto alla pensione, Nda). Tra il 1941 e il 1944 lavora come impiegata nel Consiglio Nazionale delle Ricerche.

La sua prima raccolta di poesie, Capriccio, viene pubblicata nel 1943, edizione Signorelli, con la prefazione di Giuseppe Lipparini. L’anno successivo si trasferisce a Erba con la famiglia, e poi torna a Roma nel 1946. Si sposa con Vittorio Raganella, un ufficiale di cavalleria con il quale dal 1948 al 1965 vive a Firenze, Pinerolo e Caserta. Infine Roma.

cms_25392/3.jpgTra il 1961 e il 1965 è maestra in alcune sedi di montagna. Ma perlopiù sarà moglie, madre e poeta. Ruoli che non s’intersecano, abiti che Romagnoli indossa scompagnati. Come se la vita e la scrittura fossero due strade parallele, e questo la porta a vivere costanti sensi di colpa.È del 1965 la seconda raccolta di versi, Berretto rosso, pubblicato da Sestante. Sono i primi anni Settanta che la vedono amica di Carlo Betocchi e Nicola Lisi, e nel 1973 esce la terza raccolta di poesie, Confiteor, edita da Guanda. Questo fu possibile grazie ad Attilio Bertolucci che dirà della sua poetica “uno scontro tra il quotidiano e il visionario”. Negli anni Settanta, Fernanda Romagnoli collabora con alcune riviste letterarie, «La Fiera Letteraria» e «Forum Italicum», per la radio Approdo. Scrive quelle che saranno le poesie de Il tredicesimo invitato che uscirà nel 1980 per Garzanti. La poesia che dà il titolo alla raccolta riporta a quel destino, al vivere in disparte. Il senso di inadeguatezza e l’estraneità alla vita sociale che Romagnoli vive, e soffre, sono espliciti, tangibili, e ne scaturisce un’insoddisfazione che la fa sentire scomoda dentro qualunque ruolo. Moglie, madre e poeta. Ruoli che non riuscirà mai a gestire come vorrebbe. Avrà un difficile rapporto con la figlia, con la quale non farà in tempo a spiegarsi veramente. Fernanda Romagnoli muore all’età di settant’anni, a Roma, presso l’Ospedale Sant’Eugenio, nel 1986.

https://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/fernanda-romagnoli/

cms_25392/2_1648521746.jpgDicevamo di Donatella Bisutti: fu proprio grazie a lei che Sheiwiller ripubblicherà Il tredicesimo invitato, nel 2003. L’articolo che abbiamo citato all’inizio, e che s’intitolava L’anima in disparte, faceva esplicito riferimento ad alcuni inediti rintracciati dalla sorella Marisa, poi confluiti nella ristampa del 2003. En passant, non possiamo far a meno di notare che da quel proponimento del 1999 a quando la pubblicazione vide la luce trascorsero ben quattro anni. Eppure parliamo di un’autrice straordinaria. Sarà forse che Fernanda – come ha affermato Silvio Raffo – è poetessa di estremo pudore e di pregio troppo fine per poter essere apprezzata nel marasma degli sconquassati anni seguiti al Sessantotto, dove il senso dell’isolamento e dell’esclusione si identifica con il riconoscimento lucido, non alieno da una punta di legittimo orgoglio. (Varrebbe la pena acquistare Muse del Disincanto, l’antologia di Silvio Raffo, anche solo per leggervi di Fernanda Romagnoli). Una poetessa che aveva le stigmate, il dono. Cari lettori, se gli anni seguiti al ’68 sono stati definiti sconquassati, qual è l’aggettivo più adatto per definire quelli che stiamo vivendo? Sarà forse necessario un neologismo?

Ad occhi chiusi

E mentre dormi, e dura l’armistizio
fra l’anima ed il corpo suo sudario,
vorrei scenderti in petto, mescolarmi
allo stormo dei palpiti al comizio
dei sentimenti. In balìa, sorpreso
senza sigilli: stai come un diario
di bordo pieno d’isole e di venti,
come un albero offerto al plenilunio.
Terribile e indifeso (questo taglio
fra i cigli, fino all’animia…) E non oso
più decrifarti. Sacro
– simile a morte – il tuo riposo. Meglio
che incognite le sigle, che i cifrari
siano confusi. Meglio
ch’io seguiti ad amarti ad occhi chiusi.

Raffaele Floris

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