RILEGGENDO POESIA – FLAVIO SANTI

Il tubo catodico

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cms_23825/poesia.jpgLa rubrica Per competenza, curata da Roberto Carifi, pubblicava, nel gennaio 1995 (n. 80) una breve recensione a Carta fiamminga, una silloge inedita di Flavio Santi, allora ventunenne “di Novi Ligure, che studia lettere a Pavia.

Si tratta di una trentina di testi, alcuni di straordinaria forza, tutti caratterizzati da una indubbia maturità di stile, da un linguaggio ricco, complesso, a tratti iperbolico, con il frequente utilizzo di termini in funzione straniante. L’approccio prevalente è di natura sapienziale, la saggezza del pensiero essenziale-aurorale entra come linfa dentro una materia esistenziale inquietante e dolorosa. Noi non ci sentiamo scopritori di talenti, cosa che quando si tratta di poesia è anche un tantino buffa. Tuttavia di fronte a un poeta come Santi sentiamo almeno che questa nostra attività non è del tutto inutile”.

cms_23825/Flavio_Santi.jpgPresentiamo dunque ai lettori Flavio Santi, nato nel 1973. Benché vincitore del concorso di ammissione alla classe di Lettere e Filosofia della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha preferito studiare, da convittore dell’Almo Collegio Borromeo, all’Università degli Studi di Pavia, dove si è laureato in Filologia medievale e umanistica e ha poi conseguito il dottorato in Filologia. Come poeta la sua produzione è sia in lingua italiana sia in friulano(Santi è nato ad Alessandria ma è di origini friulane, Nda). Una distorta epica moderna, con le avventure di un clone contemporaneo di Giacomo Leopardi, caratterizza Mappe del genere umano. La lingua friulana si dispiega in tutte le sue potenzialità nella raccolta Rimis te sachete, che gli vale diversi riconoscimenti critici, come quelli di Mario Desiati, Enzo Siciliano, Andrea Cortellessa e del poeta friulano Amedeo Giacomini. Nella raccolta successiva di stampo civile - dal titolo Asêt - c’è l’addio dell’autore alla scrittura in friulano. Le sue poesie sono tradotte in molte lingue, tra cui inglese, francese, spagnolo, tedesco, norvegese, finlandese, olandese, indonesiano. Ha esordito nella narrativa con il romanzo Diario di bordo della rosa, con una nota di Michele Mari (il romanzo ha avuto una seconda edizione, accresciuta, nel 2014). Grande è la varietà di temi affrontati: dal vampirismo in chiave storica con L’eterna notte dei Bosconero al memoir con Il tai e l’arte di girovagare in motocicletta. La morte del poeta e amico Simone Cattaneo gli ispira una moderna riscrittura de La vita agra di Luciano Bianciardi: Aspetta primavera, Lucky (candidato al Premio Strega 2011, Premio Paradiso degli Orchi). La scelta di dare il libro a un piccolo editore risponde a una precisa prassi. Da segnalare anche la raccolta di racconti La guerra civile in Italia e il saggio dedicato alla poetessa Claudia Ruggeri scomparsa in giovane età.

cms_23825/Progetto-senza-titolo4-1.jpgVa infine segnalata la sua attività di docente universitario all’Università degli Studi dell’Insubria e di studioso. Ha collaborato a opere collettive come il Grande Dizionario della lingua italiana, l’Enciclopedia del Cinema Treccani, il Dizionario Biografico degli Italiani. Intensa è inoltre la sua collaborazione nel tempo con riviste accademiche come «Paragone» e «Nuovi Argomenti», e quotidiani come «Il Riformista». (https://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Santi) Sullo stesso sito i nostri lettori hanno a disposizione l’elenco delle opere (poesie, romanzi, saggi). Sia il sito www.pordenonelegge.it sia https://www.pangea.news/flavio-santi-poesia/ danno a Flavio Santi lo spazio e il risalto che merita; l’articolo su Pangea è recentissimo, del gennaio 2021: il link può essere aperto e consultato in tutta tranquillità. Eccone uno stralcio: S’intitola Quanti (l’ultima silloge poetica, NdA), e la parola, che dice della moltitudine e della scienza, dello scempio, accerchia frantesi e finisce in un’apocalisse, “così minacciosi incombono gli anni dei secoli dei millenni perché tutto finirà”. “Non esistendo più, temo, un ‘reale’ pubblico della poesia (ma questo l’aveva già intuito Paul Valéry in tempi non sospetti), non posso che concepire la poesia come profondo gesto di amore/amicizia”, scrive Santi nella “nota finale” (che si autodistruggerà in 10, 9, 8…). Privo di pubblico, in effetti, il poeta non pubblica, poeta, semmai, abita una barbarica (funesta?) libertà (o l’abbaino del proprio narcisismo): può fare gol dal calcio d’angolo nella propria porta. Roberto Carifi aveva già intuito tutto, dell’allora ventunenne Flavio Santi. Il quale, in un’intervista, ha affermato: “Una volta c’era Byron, ora c’è Morgan.” Ci sembra non ci sia altro da aggiungere.

Il tubo catodico rimane acceso

così la compagnia di almeno uno

è salva. La sera è solo sennò.

Lo stipo dei medicinali

odora di troppo fresco.

La rondine ha un ritmo piovasco e

le sue inflessioni le sente attraverso

la zanzariera: illuminata

dalla rarefazione e dalla rete

del tubo catodico. È solo,

sennò. Ma sa

come dormendo le palme

dei piedi rimarranno

scoperte. Poi aspetterà che

la testa funzioni come

una latteria: il caglio offeso

negli scoli di pietra, il vapore

dei pensieri sulle placche ramate,

trame rapprese,

ferme al di là del

setaccio. Ma è solo

un quarto di sogno, il suo.

Raffaele Floris

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