RILEGGENDO POESIA – GABRIELLA MALETI

Poi continuando…

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cms_25098/poesia.jpgLa rubrica Donne e poesia, Seconda parte – Dal 1980 al 1989, curata da Mariella Bettarini e pubblicata nell’ottobre 1998 (n. 121) ci dà l’occasione per parlare diffusamente di Gabriella Maleti.”Voci di donne allora giovani o giovanissime”, affermava Mariella Bettarini, “donne d’assoluto e di contingente, all’assoluta e contingente ricerca di Identità e Verità personali e plurali, di Corpo e di Parola non più separati, di Vita e Scrittura, di forte Rivolta (ai Padri, ai Poteri, alle Istituzioni, a tutti i Codici) e insieme di intima necessità di appartenenza, adesione, aggregazione; d’una creatività che fra i propri effetti annoverava anche la poesia, ma con pudore, anzi agli inizi con un di più di vergogna, persino.”

In altre parole le donne avvertivano la necessità di “dichiararsi”, di esporsi in prima persona, non più solo di essere compagne di, muse ispiratrici, interpreti di opere maschili, ma giunte finalmente, dopo millenni, alla consapevolezza dei propri bisogni e diritti. Ecco quindi le ragioni di questa antologizzazione, ove compare, tra le altre, anche Gabriella Maleti.

cms_25098/Gabriella_Maleti.jpgDal suo sito, https://www.gabriellamaleti.it/, apprendiamo che è nata a Marano sul Panaro (Mo) nel 1942. Ha vissuto molti anni a Milano per poi risiedere a Firenze. È stata fotografa e autrice di video, nonché redattrice de “L’area di Broca”. Ha curato con Mariella Bettarini le Edizioni Gazebo. È presente in molte antologie di poesia italiana contemporanea. Gabriella Maleti è venuta a mancare il 27 marzo 2016. Ha pubblicato i seguenti volumi di poesia:

Famiglia contadina (Editrice Forum, Bologna, 1977), Il cerchio impopolare (Salvo imprevisti, Firenze 1980), Madre padre (Società di Poesia, Milano 1981), Il viaggio (con M. Bettarini) (Gazebo, Firenze 1986), La flotta aerea (Quaderni di Barbablù, Siena, 1986) , Memoria (Gazebo, Firenze 1989), Fotografia (Gazebo, Firenze, 1999), Nursia (in collaborazione con M. Bettarini) (Gazebo, Firenze, 1999), Parola e silenzio (Gazebo, Firenze, 2004), Prima o poi (Gazebo, Firenze, 2014.

Per quanto riguarda la narrativa e le innumerevoli realizzazioni fotografiche e video rimandiamo nuovamente al suo sito o, in alternativa, a https://www.larecherche.it/biografia.asp?Tabella=Proposta_Biografie&Utente=Gabriella%20Maleti&NomeAutore=Gabriella%20Maleti, altrettanto importante e affidabile. Daniela Gliozzi ha scritto di lei nel suo blog: “Gabriella Maleti è poeta che si apre a caso. Quando ho voglia di leggere qualcosa che mi sorprenda e che mi dia un conforto estetico ed emotivo, io apro a caso un libro di poesie di Gabriella Maleti ed è impossibile che resti delusa o indifferente. Gabriella Maleti ci ha lasciato nel 2016 dopo una breve malattia. Ho avuto l’onore di conoscerla. Era una scrittrice geniale, dalla potenza straordinaria, che dovrebbe essere letta molto, ma molto di più, vista la paradossale fama di tanti narratori, di tanti poeti inutili; scrittrice che fu legata da un’amicizia viva, profonda alla mia amica più cara.” Le stesse parole – presumiamo – potrebbero essere pronunciate con altrettanto affetto e commozione da Mariella Bettarini stessa, che collaborò a lungo con Gabriella Maleti, e che così concludeva il suo articolo: “Se poesia è contropotere (impotente) contro lo strapotere della facilità, della banalità, del quantificabile, della cinica convinzione che tutto possa vendersi e comprarsi, la poesia delle donne è tutto questo, e semmai qualcosa di più.” Pubblichiamo una sua poesia, tratta da Prima o poi. Concedendole tutto lo spazio che merita.

Poi continuando

La vetustà dei luoghi (se dopo tanto li rivedo),
l’incallita esegèsi della tolleranza,
la giacenza ibrida nei rifugi per vita e sopravita,
così parevano le case abitate da noi,
distrutte in un momento
con l’alterco di voci e redingote consumate,
il Sassolino come liquore,
l’Alchermes come integratore di chiacchiere
carnevalesche, che la madre, posta di sedere, arrotolava
e friggeva, friggeva,
pasta di marzo e di uova, preda palatale e fragrante.

Che rimane se non la visione calcificata di guai e
male alle orecchie per infezioni d’interni,
un filo di susseguenti cose,
nel trito orrore di una specie umana che si trovava là,
proprio là, guardate: un gigantesco grumo di carni
portato dal vento in luoghi di specie
dove era così e nient’altro,
dove l’altro era mota, sì, e
sovravisione di come tre potessero cambiare,
disfare in un secondo ciò che natura aveva creato.
Infatti i tre erano nati con gambe, mani, braccia, piedi, ecc.

Avevano olfatto e gusto.
Come si fa a replicare duramente alle proprie mani?
Dire: perché ci siete? Chi vi voleva?
E ai piedi: perché siete venuti?
Ma erano lì, i tre, con tutto quello che serve.
Oramai qui, depositati. Defenestrati.
“Andate in malora” era stato loro detto.

“Andate a farvi fottere”.
Così, un po’ accatastati, molto mortali,
hanno fatto quello che potevano.
Si sono spintonati, strappati i capelli,
avulse le gioie dal cuore.

Raffaele Floris

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