RILEGGENDO POESIA – GEMMA GAETANI

Esame di poesia…

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cms_28433/poesia.jpgLa rubrica Anticipazioni - Colazione al Fiorucci Store (Milano) ci presentava, nel settembre 2005 (n. 197), un’autrice davvero straordinaria, e non siamo soliti utilizzare a cuor leggero questo aggettivo.

Parliamo di Gemma Gaetani, nata a Roma nel 1972 e – almeno in quel periodo – residente a Milano. Laureata in Storia della critica letteraria all’Università La Sapienza di Roma, ha pubblicato sue poesie su “Accattone” e sul blog “Nazione Indiana”. Nel 2005 ha esordito nella scrittura artistica, appunto, con il romanzo in versi, prosa e fotografie Colazione al Fiorucci Store (Milano). Ha poi collaborato con Alioscia Viccaro alla riduzione del romanzo nel monologo teatrale Colazione al Fiorucci Store (regia di Alioscia Viccaro, interprete Silvia Mendola).

Nel 2010 ha pubblicato il pamphlet semiserio Elogio del tradimento. Conquista, tradisci, nega!

cms_28433/2_1669435758.jpgNel 2011 è tornata alla poesia pubblicando la raccolta Ogni donna ama un fascista. Diario antimoderno.

Nel 2013 ha pubblicato Il decalogo dell’uomo vero. Ha collaborato fino a maggio 2016 col quotidiano Libero. Dal primo numero del settembre 2016, scrive per il quotidiano La Verità. Si è occupata di critica letteraria per Poesia, Il Domenicale e Liberazione e di attualità culturale per Il Giornale.Ecco una nota di Sergio Di Giacomo su

https://www.threemonkeysonline.com/it/colazione-al-fiorucci-store-milano-di-gemma-gaetani/

che tenteremo di riassumere. Il romanzo d’amore all’epoca di Internet: quando la letteratura si veste e si confonde con se stessa e con altre forme espressive, quando la narrazione diventa cinema, televisione, teatro, arte visiva, canzone, musica scritta ed evocata. […] Il romanzo (in versi, NdA) di Gemma Gaetani è un’autentica rivelazione, un documento di come si può comporre-scomporre la scrittura e trasformarla in godibile e coinvolgente magma di prosa intrecciata in frammenti, spezzoni, fotogrammi, immagini, visioni, versi, anagrammi, e-mail. Gemma taglia il quotidiano, lo vive addosso, lo indossa, tra Calvine Klein e Ralph Lauren, e insieme lo desidera, cerca di plasmarlo, di farne eco del suo sentire più necessario e vitale. […] Un romanzo-esperimento, quasi un non-romanzo che vuole farsi provocazione contro gli schemi rigidi ancora troppo presenti, che sembra giocare con tanti generi e stili, cercando lampi di poesia “che dica anche per chi non può” e “che parli vero come il vetro”.[…] La cultura pop, da Moretti ai Duran, dagli Eiffell all’Ikea, da The Hours a Bukowski, si dilata, si perde, si slarga di parole, di piccoli eventi quotidiani, di imprecazioni, di paure, di delusioni e di slanci di una ragazza che sa ridere del mondo e di sé, e anche del suo nome che fa assonanza con la santa che parlava con gli angeli, santa Gemma Galgani, con la moglie di Dante, Gemma Donati. Bisogna leggere il libro senza orgoglioso snobismo, perché dentro le pagine sparse di questo diario di viaggio di un amore “liquido”, si pescano riflessioni e folgorazioni che meritano la sottolineatura. Dunque “bisogna leggere il libro senza orgoglioso snobismo”, secondo Di Giacomo. Più facile a dirsi che a farsi in un ambiente – quello dei salotti letterari italiani, reali o virtuali che siano. Perché Gemma Donati, che ha collaborato con Liberazione ma ha scritto anche per Libero e La Verità, è spiazzante, non dà al critico militante (ammesso e non concesso che esista ancora) univoche coordinate di se stessa. Tanto è vero che Ogni donna ama un fascista è stato poco o punto recensito, forse addirittura ignorando che il titolo è un verso di Sylvia Plath contenuto nel componimento “Daddy”. Nell’uso di Sylvia non era esattamente un’affermazione positiva, anzi. La scagliava in faccia al padre, tedesco e morto. Ha poi affermato Gemma Donati: “comporre una raccolta del genere era una sfida. Era una sfida e non era una furbata. Non era una di quelle cose della serie scrivo il mio romanzetto per modo di dire nel quale racconto le tragedie della mia infanzia o le scopate triangolari della mia maturità e faccio l’eroe. Facile, fare gli eroi così. Comporre una raccolta del genere era una sfida vera. Si trattava di assumersi varie responsabilità. Si trattava di provocare a pensare, ma in un modo diretto e duro, non leccaculo. Si trattava anche di essere pronti a subire l’incomprensione che sostanzia spesso l’ambiente ricettivo italiano (specialistico e non, sarebbe a dire critica e pubblico). Si trattava anche di scontrarsi con quella meccanicità, sempre tipica della contemporaneità, che caratterizza una parte di critica e pubblico abituata a fruire in modo sloganistico e ideologico delle cose: mettere la parola fascista in un titolo voleva dire sapere che gran parte delle persone che ne avessero avuto notizia o visione in libreria, senza nemmeno leggere un verso di una raccolta del genere, l’avrebbe evitata, bocciata, condannata. Credo che la scrittura serva a far riflettere e poi credo che uno scrittore non dovrebbe mai avere paura delle parole, di nessuna parola.” Qualche attenzione in più è stata riservata al pamphlet semiserio Elogio del tradimento. Conquista, tradisci, nega!, laddove la Gaetani ha affermato che quando l’amore coincide col possesso diventa pericoloso e a volte anche letale: i recenti fatti di cronaca (nera), d’altronde, sono lì a dimostrarlo. Eppure la presenza della scrittrice romana sui blog, sui forum, sui siti letterari è scarsa per non dire nulla. Qualcuno deve spiegarci se c’è qualcosa di cui deve farsi perdonare.

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Raffaele Floris

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