RILEGGENDO POESIA – MARTA NURIZZO

Le foglie lunghe e strette…

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cms_24639/marta.jpgNella sua troppo breve vita Marta è riuscita a lasciare più di un segno in grado di dimostrare chi era: una ragazza creativa, sensibile, leale, profonda, allegra e vivace, timida e combattiva.

Una studentessa seria e determinata, piena di interessi e curiosità, una poetessa audace e nascosta, una fotografa appassionata e di talento e molte altre cose ancora. Passione, onestà, determinazione ed una naturale predisposizione a partecipare, comprendere, condividere e aiutare sono stati i suoi segni distintivi ai quali anche noi crediamo e vogliamo ispirarci nella gestione della Fondazione che porta la sua firma.

cms_24639/poesia.jpgVi invitiamo a entrare nel suo mondo attraverso alcune delle sue belle foto nella galleria di questa pagina, ma anche con la lettura delle poesie e delle riflessioni che le emozioni della giornata le avevano ispirato, scritte nei suoi diaria partire dal 1989 (dal sito dell’Associazione Marta Nurizzo, https://www.martaliveonlus.org/parlando-di-marta, che invitiamo a visitare, anche per sostenere la ricerca e per l’aiuto ai malati). La rubrica Under 21, curata da Aldo Nove (Antonello Satta Centanin), pubblicava, sul n. 110 di POESIA (ottobre 1997) inediti di Marta Nurizzo (1973-1995).

La giovanissima autrice era già morta da due anni, per una rarissima forma di neoplasia polmonare, un carcinoma bronchiolo-alveolare. Ne dava già conto allora l’articolo, lo possiamo riscontrare anche sul sito dell’associazione intestata a Marta, che ha sede a Brugherio (MI).

cms_24639/84+85.jpgUna delle poesie proposte allora fu La gioia è veloce, che doveva anche essere il titolo della silloge. “Come per afferrare la vita, per ghermire il mistero prima che finisca. La gioia è veloce era il titolo che Marta avrebbe voluto dare alla sua raccolta, cresciuta nel corso degli anni e brutalmente interrotta. Vi si parla spesso di gioia, di qualcosa che nel quotidiano si avvicina alla felicità. I versi di Marta Nurizzo sono semplici ma non banali, una corda sottile li sostiene, lontani dagli entusiasmi ciechi e dal terrore del nulla, nella fiducia della parola.” (Aldo Nove). Affidiamo ai nostri lettori le parole di Alfredo Rienzi il quale, pur non esprimendosi direttamente sulla giovane autrice prematuramente scomparsa, pone una questione non secondaria, su cui c’è da riflettere: Il progressivo aumento di titoli di poesia pubblicati (si parla di un migliaio all’anno, nell’ultimo biennio) destina sempre più, ma sempre più superficiali attenzioni, agli ultimi arrivati (non inganni il numero di recensioni o mere esposizioni). Un libro, anche di valore, invecchia in due-tre anni, raccoglie la maggior parte delle attenzioni e recensioni nei primi mesi, poi il metaforico scaffale lo inghiotte e manca il tempo di riesumarlo a fronte dei nuovi arrivati. La dico semplice e con didascalica approssimazione. Ma c’è una cerniera di tempo delicato, tra l’attualità e la memoria, nel quale il lettore del presente ha anche, secondo me, una qualche speciale responsabilità, un dovere di resistenza all’oblio precoce. Questo discorso forse avrebbe ancora più urgenza per mantenere in vista opere e autori di quella zona grigia tra il contemporaneo e un passato più recente, non ancora storicizzato (tutto - o quasi - è relativo e in fluire, comunque) o in odore di poterlo diventare. Ma questa volta ho esteso le osservazioni un po’ più indietro, dove in alcuni casi, per buona sorte, una sufficiente luce resta accesa...

(https://alfredorienzi.wordpress.com/2021/04/30/parole-sulla-poesia).

Teniamola accesa quella luce: per Marta Nurizzo, per Gabriele Galloni (straordinario poeta, anch’egli scomparso, giovanissimo, pochi mesi fa), per tutti coloro che il destino ha voluto silenziare – prematuramente – la loro voce. Teniamola accesa: non per lusinga inattingibile che pietosamente si volge all’indietro; non per magnificare oltremisura l’opera di un’autrice (Marta Nurizzo in questo caso) che era agli esordi, con la semplicità e la freschezza dei vent’anni; non per antologizzare un futuro mancato, una vocazione ancora acerba e forse promettente. No. Quello che ci viene chiesto è un atto di gentilezza. Verso di lei e verso la fondazione che porta il suo nome, che non sarebbe nata se Marta non avesse avuto niente da dire e da dare. Un atto di gentilezza è utopia necessaria, fiore nel deserto, disciplina di sé, premura nei confronti del prossimo. È sogno e visione. E forse anche questo è poesia.

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Da, "La gioia è veloce", Salviati editore, Milano (2a edizione, 2003)

Le foglie lunghe e strette

di una tappezzeria

ricoprono immobili

un’antica immagine

nella sorda cenere

di un ricordo.

Nulla vive senza morire.

L’alone triste di un

viso sfumato

scalda l’aria.

Ancora per poco

avrò la nebbia

veloce sulla stoffa chiara.

Nulla muore senza vivere.

Le carezze e i baci sognati

tra la schiuma

mormorati all’erba umida

soffiati al cuore, con l’aria.

Nulla vive senza amare.

Raffaele Floris

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