RILEGGENDO POESIA – PAOLO VOLPONI

D’autunno è con noi

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“Paolo Volponi esordisce a soltanto ventiquattro anni con una raccolta, Il ramarro (1948) trasudante umori di terra e di carne. Benché sia siano chiamate in causa categorie come quella dell’ermetismo, è chiaro che egli si nuove sotto un cielo deserto e nudo, seguendo la stella di una solitaria e ruvida ferinità.”

cms_27041/poesia.jpgDaniele Piccini, nel maggio del 2002 (n. 161) così presentava ai lettori del nostro mensile Paolo Volponi, nell’articolo intitolato L’antica moneta e il capitale. Pienezza corporale, nostalgia, trepidazione panica rivissuta sotto specie regionale, riempita di calchi e nomenclature ben specifiche, quasi dialettali.

L’ingenuità è solo apparente, la vitalità folclorica è rituale, febbrile. “Ma il tempo dell’immedesimazione con la civiltà delle campagne in via di sparizione sta per incrinarsi.” Siamo agli anni ’60 del boom economico che porta con sé, tuttavia, un’incrinatura, una crisi di coscienza. Leggibile come fonte e anticipo della successiva produzione narrativa, la poesia di Paolo Volponi possiede una sua precisa autosufficienza. E’ legata ad una fase della cultura letteraria del dopoguerra, dal neorealismo ermetizzante (degli esordi) alla sperimentazione di “Officina”. Delinea una forma particolarmente corposa di rapporto elegiaco con un mondo municipale e contadino in estinzione. Parla un linguaggio di sgomento e sensualità, snodato in poemetti ariosi e ansiosi: un linguaggio antiletterario per impazienza anarchica. Lo sfondo è quello di Urbino e dell’Appennino marchigiano, un universo di figure nette, fra terra e cielo, ritrovato al di là di un’irriversibile frattura biografica e storica, che segna il passaggio dal microcosmo agricolo e campagnolo alle nuove forme di razionalità industriale. (Alfonso Berardinelli su https://lapresenzadierato.com/2018/05/14/tre-poesie-di-paolo-volponi-nota-di-alfonso-berardinelli/). Ha pubblicato, in poesia: Il ramarro, Urbino, Istituto D’arte, 1948, L’antica moneta, Firenze, Vallecchi, 1955, Le porte dell’Appennino, Milano, Feltrinelli, 1960, La nuova pesa, Milano, Il Saggiatore, 1964, Le mura di Urbino, Urbino, Istituto statale d’arte, 1973, La vita, Pesaro, La Pergola, 1974, Foglia mortale, Ancona, Bucciarelli, 1974, Con testo a fronte. Poesie e poemetti, Torino, Einaudi, 1986, Nel silenzio campale, Lecce, Manni, 1990, È per un’impudente vanteria, in AA.VV., Mozione dei poeti comunisti, Lecce, Manni, 1991. Le notizie biografiche più accurate che lo riguardano sono reperibili su https://www.treccani.it/enciclopedia./paolo-volponi_%28Dizionario-Biografico%29/.

cms_27041/Paolo_Volponi.jpgClasse 1924, scrittore, poeta, Senatore della Repubblica. Nasce a Urbino in una famiglia della media borghesia, frequenta il liceo classico, si laurea in giurisprudenza (dopo una breve esperienza partigiana) e conosce, nel 1950, Adriano Olivetti. Nel 1956 entra alla Olivetti dapprima come collaboratore e poi come direttore dei servizi sociali; dal 1966 al 1971 tiene la direzione dell’intero settore delle relazioni aziendali. Si trasferisce a Torino, dove avvia una consulenza con la Fiat per i rapporti tra fabbrica e città. Nel 1975 è presidente della Fondazione Agnelli, costretto a lasciare tale incarico per la sua adesione al Partito Comunista Italiano, sgradita ai vertici della Fiat. Dopo essere stato assistente della società Finarte a Milano aderisce da indipendente al PCI: è eletto senatore nel 1983. Nel 1989 il figlio Roberto rimane vittima nel disastro aereo del Volo Cubana T1281 avvenuto a L’Avana. Di fronte alla crisi della sinistra degli anni ottanta Volponi si oppone alla dissoluzione del PCI e nel 1991, al momento della nascita del Partito Democratico della Sinistra, aderisce a Rifondazione Comunista, che a suo avviso "manteneva viva la speranza di un mondo più giusto e più razionale". Tuttavia non mancarono contrasti all’interno del partito di Rifondazione, che secondo lui avrebbe dovuto essere più un largo movimento di base anziché cedere "in tutto alle vecchie suggestioni degli apparati e dell’interesse di partito”. Siccome le maggioranze si reggono sui voti, la storia non sembra avergli dato ragione. Eletto deputato alle elezioni politiche del 1992, muore due anni dopo all’ospedale di Ancona. Un ottimo narratore, un poeta da leggere e rileggere, un uomo onesto, una persona perbene. Più idealista e utopista che politico tout court. Di quelli che l’Italia e gl’italiani non sono mai riusciti a decidere se fossero venuti a mancare troppo presto oppure se sia stato meglio averli ostinatamente ignorati.

D’autunno è con noi

D’autunno è con noi
ogni foglia e ghianda
ed è raggiunto il cielo.
Fra le avellane svolazza
la palomba ferita,
freme il sottobosco
agli scoppi
dei ricci di castagna.
Dolcissima è l’ultima uva
celata fra i pampini rossi,
sul fianco dei monti sale
il fumo delle carbonaie.
A sera
io provo il caldo smemorato
delle castagne,
del torbido vino,
il più nudo corpo
della mia donna.

Raffaele Floris

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