RILEGGENDO POESIA – RENZO GHERARDINI

Tu che mi parli…

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cms_26180/poesia.jpgNella rubrica Per competenza, a lungo curata da Roberto Carifi, appariva (forse) per la prima volta su POESIA la figura e l’opera di Renzo Gherardini (n. 141/lug-ago 2000).

“Questa rubrica vorrebbe ogni tanto poter riparare qualche torto, rendere a qualcuno giustizia, denunciare certe ingiustificate e imperdonabili dimenticanze. La nostra società è colma di immeritevoli che emergono e di valenti scrittori destinati all’ombra. Dunque consiglio agli amici che davvero amano la poesia di procurarsi le opere di Renzo Gherardini, come Poemetti a Sezzate (il Bisonte, Firenze 1995) o La quinta stagione (Panati, Firenze 1999) da dove potranno farsi un’idea abbastanza esatta della gravità della dimenticanza imperante. La poesia di Renzo Gherardini che vive a Firenze, dove è nato nel 1923 (sarebbe morto nel 2011, NdA) potrebbe essere presa a emblema della poca attenzione ai valori da parte della società letteraria. Gherardini è un grande poeta: non saprei spiegare con sufficiente chiarezza che cosa sia un grande poeta. Eppure sento che Gherardini lo è, che possiede quei tre o quattro requisiti in base ai quali, in assoluta libertà e ovviamente con beneficio d’inventario, personalmente mi sento di attribuire a un poeta la cifra della grandezza.” Torneremo su queste parole e sulla restante parte di quell’intervento. Intanto approfittiamo del web per far conoscere Gherardini ai nostri lettori.

cms_26180/Renzo_Gherardini.jpgRenzo Gherardini (1923-2011), è sempre vissuto nella sua Firenze con signorile discrezione e riservatezza, amico di scrittori come Gadda e Landolfi e di poeti come Luzi e Parronchi, ma lontano, per lo più, dagli ambienti letterari. Ha pubblicato più volte con Vallecchi, due amici studiosi come Gigi Baldacci e Giorgio Luti lo hanno stimato profondamente e nel 2009 è stato insignito del Premio internazionale di poesia «Carlo Betocchi». Come ricordato in un articolo del maggio 2011 del blog Poesia di Luigia Sorrentino su Rainews, Gherardini ha insegnato lettere per quasi quarant’anni nelle scuole medie della sua città. E’ stato traduttore dal greco e dal latino; tra le sue tradizioni spiccano quelle delle ‘Georgiche’ di Virgilio (1989) e del ‘Pervigilium Veneris’ (2005). Inoltre è autore di molte raccolte di testi poetici tra cui ‘Terra’ (1960), ‘Alle ferme radici della terra’ (1987), ‘Poemetti a Sezzate’ (1995), ‘Una creatura’ (2004) e ‘Il fiume della vita’ (2006). Si è occupato anche di linguistica e di studi sul fiorentino, come testimonia il volume ‘Termini rustici nel territorio di Pontassieve e di Bagno a Ripoli’ (2006).

(https://portalegiovani.comune.fi.it/urlnews/webzine/31224.html)

Quindi Gherardini ha dovuto aspettare sino al 2009 per un riconoscimento importate quale il Betocchi. E prima? Perché non ci si è accorti di lui? Proseguiva Carifi: “il fatto è che essere grande nella poesia non è come esserlo in altre attività dove l’eccellenza non sfigura la vita, dove la grandezza non viene pagata a un prezzo altrettanto alto. Vengo ai requisiti, a cominciare da una vocazione alta, da una lingua classica, compatta e vertiginosa, da un dialogo con la natura che fa da riflesso, nella sua muta e intraducibile alterità, alla sgomenta condizione umana. Senza indifferenza, con partecipazione amorosa alla vicenda dell’uomo e della natura.” Il 7 ottobre 2019 Interno Poesia, uno dei siti più attenti e prestigiosi, (https://internopoesia.com/2019/10/07/renzo-gherardini/) gli dedica una pagina, ma i forum e i siti letterari che si sono occupati di lui si possono contare sulle dita di una mano, se escludiamo il già citato Portale Giovani del Comune di Firenze. Perché? Se la critica non si sente in dovere di occuparsi di Gherardini, come fanno i lettori appassionati di poesia a conoscerne la figura e l’opera? Peccato. Così gli immeritevoli emergeranno sempre.

Tu che mi parli, anche se non ti nomino,
racchiuso nel mistero entro cui vivi
della terra, degli alberi, del cielo,
ma nel silenzio chiuso anche dell’anima
che ti dà vita e vita in sé riceve
dal tuo silenzio. Che non sei dolore
perché da questo non può uscir la pace
che irrimediabilmente mi consola
solo ad essermi accanto nella mente.
Non cessar di parlarmi, resta qui
davanti, come statua la cui pietra
parole e sguardi dal suo sé fermenta
com’eco dalla tua anima, e sola
resti memoria di te stesso, in questa
silenziosa presenza nella mente.

Raffaele Floris

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