RILEGGENDO POESIA – RUGGERO JACOBBI

Gli addii

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cms_26805/Poesia.jpgSe oggi facessimo un sondaggio riguardo a Ruggero Jacobbi, ben pochi - temiamo - potrebbero dirci chi è e che cosa ha scritto. Questo anche perché “a vent’anni dalla morte, giugno 1981 (era novembre del 2001 quando questo articolo fu scritto, n. 155 del mensile di Crocetti, NdA), la sua poesia è tutt’ora inedita per almeno quattro quinti (Silvio Ramat). Questo accadde in parte perché dal 1946 al 1960 Jacobbi soggiornò in Brasile, in parte perché il serbatoio delle dimenticanze non si svuota mai. Tuttavia, il poeta, enfant prodige dell’ermetismo, fu pubblicato da Rebellato: Le immagini del mondo, 1978, cui seguì E dove e quando e come, nel 1980. Personaggio di straordinario talento, Ruggero dette moltissimo anche al teatro, come critico e come autore, organizzatore e regista. Inoltre, durante il suo periodo paulista, contribuì alla diffusione della cultura e della poesia brasiliana.

Una biografia dettagliatissima di Jacobbi – per chi avesse la pazienza di leggere e approfondire– è contenuta nel link https://www.antoniopiromalli.it/Testi/Jacobbi_La_vita.pdf.

Anche https://www.treccani.it/enciclopedia/ruggero-jacobbi_(Dizionario-Biografico)/ ne dà un quadro abbastanza esaustivo. Ruggero Jacobbi (Venezia, 1920Roma, 1981) è stato uno scrittore, critico letterario, poeta, regista, drammaturgo e accademico italiano, divulgatore della lingua e cultura portoghese (sia della madre patria che del Brasile) in Italia.

cms_26805/1.jpgFrequentò il ginnasio prima a Torino poi a Roma, seguendo i trasferimenti del padre, dirigente petrolifero. Qui collaborò con diverse riviste letterarie (Circoli, Maestrale, Fiera Letteraria, Meridiano di Roma). Carlo Bo ricorda Jacobbi adolescente: « lo vidi capitare alle Giubbe Rosse, un ragazzo che sapeva tutto, una sorta di Radiguet trasferito nel campo della critica (...) Già allora sapeva tutto e riusciva a mettere in imbarazzo uomini che per età e per carriera erano già considerati dei maestri ». Diplomatosi con un anno di anticipo, nel 1937 si iscrisse alla Facoltà di Lettere di Roma e divenne regista per il Teatro GUF di Teramo e di Roma con la collaborazione di Gerardo Guerrieri. Studiò, in gioventù, le correnti ermetiche divenendo organico del "gruppo ermetico fiorentino", dal quale si allontanò in seguito. Nel 1942 portò sulla scena per la prima volta Anna Proclemer; nel 1944 venne incarcerato quale "detenuto sovversivo" per avere distribuito in autobus volantini contrari al regime. Nell’estate del 1945 si trasferì a Milano dove con Paolo Grassi e Giorgio Strehler collaborò alla fondazione dello statuto del primo Teatro Stabile italiano; con gli stessi diresse la Scuola d’Arte Drammatica del Fondo Matteotti insegnandovi Recitazione e Storia del teatro. Nel 1946 lasciò l’Italia per il Brasile. Insegnò recitazione, estetica, storia del teatro presso la Escola de Arte Dramática di San Paolo dove diresse anche il Centro di Studi Cinematografici realizzando tre lungometraggi. A Porto Alegre, nel 1958, creò e diresse presso l’Università il Corso di Arte Drammatica insegnando estetica e storia del teatro. Tornò in Italia nel 1960, diresse il corso di Arte Drammatica all’Università di Pisa, e l’anno seguente si trasferì a Milano dove fu collaboratore del Piccolo Teatro, diretto da Paolo Grassi e Giorgio Strehler, diventando direttore della scuola del Piccolo e regista di autori italiani per il Piccolo Teatro. Nel 1963 fu docente di Dizione poetica, difese e sostenne la produzione di autori italiani. Fu assiduo collaboratore teatrale dell’Avanti!, collaborò a dieci volumi del Dizionario Enciclopedico UTET, ristampò il Campo di Marte (1969), tradusse lirici brasiliani, svolse ampia attività registica, radiofonica e operistica; nel 1963 vinse il premio IDI-Saint Vincent per la regia. Nel 1963 si recò in Portogallo; nel 1966 fu espulso dal governo dittatoriale di António de Oliveira Salazar e si rifugiò in Galizia. Gli anni ’70 furono un decennio di grande produttività: fece viaggi in Svezia nel 1971 e nel 1976 (in questo secondo viaggio raggiunse anche Amsterdam e Belgrado dove parlò all’Istituto Italiano di Cultura), vinse il premio D’Amico per la critica (1972), ottenne la docenza (1973) di Letteratura Brasiliana nel Magistero di Roma.

cms_26805/2_1657935584.jpgFu anche professore di Storia del Teatro dell’Accademia Nazionale di Arte Drammatica succedendo a D’Amico e a Bassani, Presidente della Società Italiana Autori Drammatici, vincitore del premio IDI-Saint Vincent 1972 con l’opera Teatro di ieri e di domani. Collaborò a Paese Sera, Sipario, Ridotto, all’Enciclopedia dello Spettacolo, tradusse i simbolisti brasiliani. Dal gennaio 1975 al novembre del 1980 (quando assunse servizio al Magistero di Roma quale titolare vincitore di concorso per la cattedra di Letteratura brasiliana) diresse l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico. Una curiosità: ha tradotto in italiano la poesia João o telegrafista del poeta brasiliano Cassiano Ricardo che è stata messa in musica da Enzo Jannacci e inserita nell’album Vengo anch’io. No, tu no con il titolo di Giovanni telegrafista. L’elenco delle opere teatrali, delle regie (radiofoniche, televisive, teatrali – teatro di posa e teatro lirico) delle sceneggiature, è talmente vasto che non abbiamo spazio sufficiente per riprodurlo. Su invito dell’amico O. Macrì, pubblicò, nel 1972 col titolo di Sonetti e poemi (1941-1966), una piccola raccolta, traendola da suoi inediti, ma per il resto è necessario far riferimento alle pubblicazioni di cui parlava Ramat vent’anni fa, coi titoli da noi citati all’inizio del nostro excursus. Jacobbi muore nel 1981, sessantenne. Proprio quando la radio, la televisione, il teatro, il cinema stavano cambiando, e non in meglio. Ci sarebbe stato ancora bisogno di lui. Almeno per altri vent’anni.

Gli addii

Gli addii nelle stazioni, alle fermate

degli autobus, gli addii senza parole,

senza pianto, la furia degli addii

sparsa sulle città, l’acre rimorso;

e i visi delle donne ai davanzali,

ai cancelli, alle soglie, ai finestrini,

ogni bellezza uguale alla paura

ed ogni verità pari alla morte;

mille volte, negli anni devastanti,

mi son trovato schiavo a Babilonia,

tra i più neri fratelli, a ribellarmi;

la libertà di cui mi parla il vento

non ha il mio viso, non sarà più mia

dello sguardo in cui gelido mi fingo.

Raffaele Floris

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