RILEGGENDO POESIA – VALERIA ROSSELLA

Nuvole e pietre

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cms_25292/POESIA.jpgValeria Rossella (Torino, 1953) appariva nella rubrica Inediti nel febbraio 1999 (n. 125).

Poetessa, traduttrice e pianista, è stata così recensita: Scolpita in ritmi di ampia risonanza classica, in versi spesso lunghi, sostenuti da sonorità tutte interne alla grana stessa della voce che canta, denuncia, spesso invoca, la Rossella celebra – tema veramente centrale – l’infinita misericordia di una poesia che convoca morte e vita in un punto critico e indissolubile di comunione afferma Giovanni Tesio nel 2012, e Daniele Piccini sul Corriere della Sera ribadisce nello stesso anno: i testi sono affilati grazie al lessico puntuale, sonanti per il ritmo e per il fruscio allitterante, sospesi in una desolata bellezza.” Ecco invece come si è espresso Alfredo Rienzi nella sua rubrica Poeti di Torino (https://alfredorienzi.wordpress.com/2021/02/22/poeti-di-torino-in-10-righe-8-valeria-rossella/): Valeria Rossella (Torino, 1953) è poetessa e traduttrice. Esordisce nel 1981 con Spartiti per il pifferaio di Hamelin, parabole, discanti e incanti (Genesi, Premio “Opera Prima” Biella). Pubblica, in versi, altri 4 volumi, gli ultimi dei quali sono Il luminaio (Crocetti, 2003) e La città di Kitež (Aragno, 2012). È, inoltre, musicofila, pianista e traduttrice di poeti polacchi: in particolare, ha tradotto il premio Nobel Czesław Miłosz, curando un’antologia delle sue liriche (La fodera del mondo, Piazzolla, 1996), la versione di Trattato poetico (Adelphi, 2011) e Vita di Chopin attraverso le lettere (Ed. Lindau, 2007, II Ed. 2017.

cms_25292/Valeria_Rossella.jpgPoetessa appartata, dalla produzione misurata.

Alla scrittura di Valeria Rossella è riconosciuta una grande attenzione e calibratura formale, in specie alla ricercata pulizia lessicale (“scrittura che tende all’esattezza, alla trasparenza, all’essenzialità”, G. Tesio; “poesia colta, ma allo stesso tempo delicata”, L. Fontanella). La sua poesia, ispirata da intima visionarietà, si è mossa nei chiaroscuri dei territori di confine, tra natura e leggenda, osservazione e introspezione, la versificazione consapevole e mobile, disargina i recinti lirico-elegiaci e della piana narratività.

È vissuta a Roma sino alla morte del marito, il poeta e drammaturgo Fabio Doplicher, per poi ritornare a Torino.

Come molti poeti della sua generazione – almeno questa è la nostra personale opinione – Valeria Rossella è stata notata e letta dal grande pubblico (ammesso e non concesso che esista il grande pubblico in poesia) anche grazie a quotidiani quali La Stampa o Il Corriere della Sera e a riviste come POESIA, che aveva un vantaggio rispetto ad altre riviste altrettanto valide e importati: usciva in edicola tutti i mesi. Quindi la rubrica Inediti, che solitamente ospitava poeti contemporanei, molti dei quali giovani (non sempre, ovviamente) era obiettivamente un bel volano. Un’altra rubrica meritoria, curata da Milo De Angelis, è I poeti di trent’anni, che tuttora prosegue nella nuova veste bimestrale della stessa rivista. Lo spazio dedicato a Valeria Rossella sui social, sui blog, sui forum, sui siti letterari online è invece molto meno cospicuo, e questa, come dicevamo, può anche essere, indirettamente, una questione generazionale. L’essere presenti (e qualche volta onnipresenti) sui social, condividere ad nauseam sempre gli stessi contenuti e spesso dimenticarsi (salvo non conoscerli neppure) di poeti e traduttori quali Valeria Rossella non ci pare renda un buon servigio alla poesia. Anche le parole della nostra rubrica, probabilmente insufficienti e spesso imperfette, non intendono essere un servizio, ma un servigio.

NUVOLE E PIETRE

Oggi ti parlo delle nuvole che su lungarno Acciaioli
sbirciano gufesche cupole, passanti e statue
Ne fanno boli d’inchiostro noncuranti e tragiche
Un popolo di nuvole, un fiato volubile di minaccioso pianto
torri, mandrie di uri, un quarto stato di saldatori celesti
un querceto, uno sciame di plancton, drappelli
trafelati di mentite spoglie
Un popolo di fiati, picei, senza scampo, che solo
trovò rifugio nella pietra di guardia alle tombe Medicee,
dove il dolore non duole, e non esiste
entropia nel moto

Raffaele Floris

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