RILEGGENDO POESIA - FRANCESCA SERRAGNOLI

L’alba è una donna

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cms_30829/POESIA.jpg“Vi sono opere nelle quali ci si sente ospiti e opere nelle quali ci si sente a casa. È quest’ultimo il caso del libro di Francesca Serragnoli (il secondo dopo Il fianco dove appoggiare un figlio) la cui forza sta appunto nel clima intimo, ma mai intimista, nel quale il lettore si sente coinvolto ad apertura di pagina.

Preso nella sua impietosa campionatura di materiale umano, Il rubino del martedì potrebbe a prima vista sembrare una galleria di volti anonimi la cui consistenza è data appunto dalla loro insignificanza, se non fosse che quei volti, quelle pietre di scarto, sono volti noti all’autrice, notissimi, addirittura familiari”. (Marco Antonellini su POESIA n. 260/maggio 2011).

La rubrica era Lo Scaffale di Poesia, e Francesca Serragnoli un nome ormai abbastanza noto a chi si occupa di poesia contemporanea. Infatti nel web non abbiamo che l’imbarazzo della scelta:

https://www.pordenonelegge.it/tuttolanno/censimento-poeti/134-Francesca-Serragnoli

https://site.unibo.it/atlante-poeti/it/poeti-nord-est/francesca-serragnoli

https://internopoesia.com/tag/francesca-serragnoli/.

cms_30829/serragnoli.jpegEcco dunque chi è. Francesca Serragnoli (1972) ha lavorato presso il Centro di poesia contemporanea dell’Università di Bologna fino al 2007. Suoi testi di poesia sono apparsi nelle antologie “I cercatori d’oro”, a cura di D. Rondoni (Forlì, La Nuova Agape, 2000); “Nuovissima poesia italiana”, a cura di M. Cucchi e A. Riccardi (Mondadori, 2004); “Mosse per la guerra dei talenti”, a cura di Marco Merlin (Fara Editore, 2007); “La stella polare”, a cura di D. Brullo (Città Nuova, 2008); “Jardines secretos, Joven Poesìa Italiana, a cura di E. Coco (Sial, Madrid, 2008); “Qui regna amor” antologia poesia italiana in cd (Argentina);"Mana scrie sunetul" a cura di E. Macadan (Eiekon, Romania 2014); in uscita “Esplendor en las sombras – Tres voces italianas contemporáneas, a cura di E. Tardonato Faliere e M. C. Micetich (Editorial Hdj, Argentina) e su varie riviste. Ha pubblicato la raccolta “Il fianco dove appoggiare un figlio (Bologna 2003, premio Camaiore Opera prima, nuova edizione Raffaelli Editore 2012) e Il rubino del martedì (Raffaelli Editore, 2010; Premio Alpi Apuane ex equo, Premio Mario Luzi selezione, Premio Laurentum II classificata, selezione Premio Ceppo Pistoia). Collabora con il Centro Studi Sara Valesio. Il suo ultimo libro di poesie è La quasi notte, ed. MC, 2020. Ecco uno stralcio della nota critica di Davide Rondoni. Il luogo che da tempo si sta creando la poesia di Francesca Serragnoli - fin dagli esordi vent’anni fa - è un luogo al tempo stesso centrale e scomodo della poesia italiana recente. Centrale perché nella voce della Serragnoli, da quegli esordi su per le due raccolte precedenti, non ha mai cercato scorciatoie, chiedendo alla poesia di essere campo della verità, mai contentandosi di essere, come purtroppo accade sovente altrove, esibizione di letteratura o di artisticità. Centrale come lo sono le voci di autrici a lei care, non solo le grandi russe come Achmatova e Cvetaeva, ma anche la sua compagna più prossima e grande, quella Giovanna Sicari che da tempo considero la voce poetica femminile più viva del secondo Novecento italiano e certamente tra i maggiori poeti nostri. E oltre che centrale dicevo scomoda, come a volte è scomodo proprio ciò che richiama al suo centro un fenomeno, sia esso un particolare o la vita intera. Nel dettato di questa ultima raccolta, "La quasi notte" edita per MC editore alcuni elementi già presenti (lo spasmo delle viscere senza figlio, la quotidianità visionaria dell’amore, una pietas universale che appunta la sua precisa misericordia su figure - e su se stessi - senza aloni sentimentali) si fanno più radicali e in cerca di una asciuttezza del verso e della visionarietà. I cortocircuiti si fanno più serrati, le scintille che ne vengono più acute e luminose di luce particolare, […]. Ne escono poesie di rara intensità. Di laico nel senso di non religioso qui non c’è nulla, e non solo per le evidenti linfe teologiche - esibite anche in talune citazioni nel libro - c’è semmai lo scomodo e centrale, dantesco e baudelairiano, radicarsi della poesia in una ricerca religiosa e perciò bambinesca dell’assoluto e del suo contrario, che non è il particolare o il frammentario, semmai la rinuncia alla esperienza possibile dell’assoluto sempre. Cosa che pare maleducato dire in una letteratura che pensa di sopravvivere come campo secolarizzato, riducendosi così a poco più che intrattenimento. Stilettata a Pasquale Di Palmo, che aveva orientato la sua prefazione al vieto stilema di "preghiera laica". Davide Rondoni ha ragione, secondo noi: il termine laico, rispettabilissimo, va tuttavia usato a proposito. E, se possibile, con parsimonia.

L’alba è una donna
che s’infila le calze lentamente
come sapesse di essere guardata.
La luce batte
sugli zoccoli degli uccelli
è un grido che non cade
nel cielo, nel corridoio di una casa
è una madre chiamata
entra in camera, ti copre
le gambe le spalle
ti sveglia e se ne va
scuotendo il muro ballando
biondissima alla Marilyn Monroe.

Ti volti appena nato
come se niente fosse accaduto
i tuoi occhi sono così blu
da ingannare i fiori
il loro andare ogni mattina incontro al cielo
mentre il giorno sembra
mio nonno che fa un cenno con la mano
come dicesse vieni e sorride.

Raffaele Floris

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