RILEGGENDO POESIA - MATTEO MUNARETTO

E adesso brucia tu…

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cms_32545/poesia.jpgDopo Massimo Bocchiola – poeta di cui ci siamo già occupati – ecco un altro pavese: Matteo Munaretto. Del suo libro Il cielo è dei leggeri ne parlava Francesco Guazzo sul n. 330 (ottobre 2017), che in quell’occasione affermava: “ In questo suo secondo libro Matteo Munaretto ci offre la novità di uno sguardo sul mondo vivace e originale, capace di assumere le forme di un vero e proprio sistema filosofico che, con curiosa umiltà, si dipana in modo lento e nascosto fra le varie sezioni del libro, con tanto di fisica, metafisica e morale.

Sin dai primissimi versi il poeta si spinge al limite dei particolari più minuti del reale, delineando i contorni di un ambiente dinamico e colorato. […] Il poeta però non lascia il lettore nella vaghezza infruttuosa di una lamentela indignata dal gusto sociale o civile, ma dona anzi, a lui come ai propri figli, l’assoluzione preziosamente custodita nelle trame della complessa ma ingegnosa struttura di questo libro. Il cielo è dei leggeri, il cielo è un luogo di desideri forti, la meta a cui tutti possiamo tendere nel viaggio verso l’alto reso possibile dalla poesia. […] La scelta poetica di Munaretto si fa quindi possibilità aerea e spirituale e va a costruire il nucleo vocazionale di una controcultura etica in cui il bello non può stare senza il bene in cui l’amore è il valore più alto […]”. Prima di conoscere meglio Matteo Munaretto ci sia consentita una riflessione, indotta dalle parole (opportune) di Francesco Guazzo: una poetica che sa coniugare (dal punto di vista dell’autore, certo) il bello con il bene non è una poetica à la page, perché, a nostro avviso, non ci lascia nella vaghezza infruttuosa di una lamentela indignata dal gusto sociale o civile, ma propone una visione. Munaretto queste cose le sa e se ne sarà già fatto una ragione. Tuttavia il suo ultimo libro, Preparativi per l’arca, è risultato essere tra i vincitori della scorsa edizione del concorso Gozzano (2021), secondo soltanto a Campi di ostinato amore di Umberto Piersanti.

cms_32545/Matteo_Munaretto_1700797305.jpgMatteo Munaretto (Canegrate, 1977) vive a Pavia, dove insegna italiano e latino in un liceo e collabora con l’ateneo pavese per l’insegnamento di Letteratura italiana moderna e contemporanea. Dottore di ricerca in filologia moderna, dedica i suoi studi alla poesia del Novecento, in particolare a Rebora e Luzi, sui quali ha pubblicazioni in riviste accademiche e atti di convegni. Ha collaborato all’edizione commentata dei Frammenti lirici di Rebora (a cura di G. Mussini e M. Giancotti, Interlinea, Novara 2008). Sue poesie sparse sono uscite su riviste (“Poeti e Poesia”, “Soglie”, “Gradiva”) e nell’antologia Il miele del silenzio. Antologia della giovane poesia italiana (a cura di G. Pontiggia, Interlinea, Novara 2009). Ha pubblicato la raccolta Arde nel Verde (prefazione di F. Bandini, Interlinea, Novara 2010), con riconoscimenti a premi nazionali (Pontedilegno bn Poesia, Caput Gauri, Antica Badia di San Savino). Una silloge successiva (ora forma la sezione Piccolo ciclo dei mesi del suo secondo libro, Il cielo è dei leggeri) è stata premiata al concorso InediTO – Colline di Torino, Salone del Libro 2012. Autore di profonda cultura classica, radicato in un Novecento betocchiano, forse ancor più che luziano, Matteo Munaretto ci regala il libro della sua maturità poetica conducendoci con mano ferma e leggera nella "dimora luminosa delle cose", delle stagioni che ad esse conferiscono i colori, delle idee e degli affetti che ci salvano, fino al miracolo di un paesaggio eloquente per nitore ed esattezza di una versificazione con pochi confronti nella poesia italiana di oggi. Il suo fraseggio, di incantevole musicalità, è infatti nutrito da non comune freschezza metaforica ed eleganza sintattica, affabilità e sprezzatura. E la parola, che cresce in profondità, muove confidente alla radice prima dalla quale ogni cosa prende luce e su cui è dato scommettere, foss’anche quia absurdum: «il cuore - / sì, proprio lui, che vittoria / può mai esserci se non di lì? -». (Marco Vitale). Le note biografiche sono tratte da www.interlinea.com, mentre il commento di Marco Vitale a Preparativi per l’arca – di cui abbiamo appena parlato – fanno riferimento a https://bookstore.despar.it/. Anche Matteo Munaretto non è tra i poeti più conosciuti in Italia: persona schiva, predilige probabilmente la famiglia e il lavoro rispetto alla visibilità sui social. Eppure, tra i poeti della sua generazione (che ormai giovani non lo sono quasi più) è uno dei migliori.

E adesso brucia tu,
estate dei miei anni,
brucia tutto

il corpo che granisce
che ha dato le sue forze goccia a goccia –
non ancora
libero ma già
attraversato dall’azzurro –

goccia a goccia
ai figli e alle sementi,

le parole
che hanno bussato al petto da bambino
splenderanno più forti degli errori.

Raffaele Floris

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