RINNOVATA SAGA FARSESCA PER L’INCROCIATORE VITTORIO VENETO???

SE LO SI AMA LO SI LASCI ANDARE A TRIESTE!!!

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Le cronache ci dicono che l’odore di un ventilato “tesoretto” è sempre la migliore spinta in avanti per tutte le ignavie, essendo capace di resuscitare anche velleitarismi politici e affaristici di faccendieri in abiti civili e, persino, militari.Su tale falsariga si riesumano ormai rinunciate aspirazioni anche in una Taranto che langue in ogni campo laddove aveva ancorato speranze di benessere economico ed evoluzione sociale; mentre torna a volersi rappresentare la saga farsesca di un progetto museale navale che fu ambizione già rassegnatasi a chiudere i battenti perché, fra proporre e disporre fattivamente, c’era stato il baratro di vetuste quanto fiacche energie, inconcludenti nella spendita di mutevoli direttive circa l’iter che avrebbe dovuto salvare l’Incrociatore Vittorio Veneto dalla demolizione.

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In effetti, per questa superba Nave che era stata Ammiraglia della nostra flotta M.M., anche nel disarmo si sarebbe voluto vedere il vento in poppa, trasformandola in museo galleggiante secondo la destinazione che vecchi “lupi di mare”, pensionati dalla M.M., avevano auspicato nonché inutilmente ancorato, dal 2006 al 2011, alla città di Taranto che avrebbe dovuto pregiarsi di unire per sempre il glorioso Incrociatore al proprio porto rimasto la destinazione- base per ogni rientro dalle tante missioni di pace, in giro per il mondo, in circa quarant’anni di onorato servizio.Ma, poi, dato l’atavico stallo tarantino tanto più nell’intervenuto stato di decozione del Comune, si pensò che la Nave avrebbe dovuto salpare per ben altro porto, lontano dallo Jonio, incontro a chi potesse davvero trasformarla in Museo del mare; essendosi visto questo nuovo ultimo approdo in direzione del porto di Trieste dove il Vittorio Veneto aveva ricevuto la Bandiera di Combattimento; proprio nel capoluogo Giuliano essendosi tenuto il convegno del 30 settembre 2011 in cui fu esposto il progetto della musealizzazione; mentre, per opportuni contatti con le Autorità comunali e regionali, a Trieste fu aperta una sezione dell’associazione tarantina “Nave Museo Vittorio Veneto-Cimelio Storico”, la cui delegata riuscì ad ottenere che non solo il Sindaco Roberto Cosolini si interessasse all’idea della Nave-Museo nella sua città ma che, soprattutto, la Soprintendenza Archeologica FVG, nella persona del dr.Luigi Fozzati, esplicitasse alla M.M. l’intento dell’assunzione dell’onere della presa in carico dell’Incrociatore Vittorio Veneto per musealizzarlo trasferendolo da Taranto a Trieste.

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Purtroppo, nonostante la relativa presa d’atto ufficializzata in data 10 ottobre 2013 presso lo Stato Maggiore della M.M., quel tangibile assenso del “SE POL” triestino, segno della volontà di prodigarsi perchè la gloriosa Nave non fosse condannata a “lamette da barba”, non ha potuto portare avanti l’iter della salvezza del Vittorio Veneto verso il porto di Trieste; essendo giunto un inevitabile freno in seguito alla Legge di Stabilità del 19 dicembre 2014 e relativi emendamenti, con la previsione del 50% del porto di Trieste sdemanializzato; ciò che è ricaduto sul Porto Nord (PortoVecchio) dove, nel frattempo della revisione e stabilizzazione della nuova situazione portuale triestina, si è determinata una battuta d’arresto anche per il Polo Museale Marittimo che avrebbe dovuto accogliere la Nave-Museo.Comunque, resta il fatto che il progetto di musealizzare il Vittorio Veneto a Trieste non si basa su semplice velleitarismo avendo trovato appoggi consistenti in intenti programmatici facenti capo non solo alla Governatrice FVG Debora Serracchiani ma, soprattutto, esplicitati dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti, incantata, come chiunque, davanti all’amore tangibile profuso dai Triestini nel preservare le bellezze della loro città che, inconfutabilmente, attrae continui notevoli flussi turistici.D’altra parte, perchè il bene culturale, quale una nave storica, risplenda come “oro” di cui possa pregiarsi tutto il territorio; proprio da tale contesto è basilare che traspaia quella capacità di tutela e valorizzazione da parte di amministratori provetti che abbiano già saputo indurre unanime apprezzamento dei forestieri, oltre che vivibilità per gli abitanti del luogo.

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Di contro, a Taranto, dovrebbe essersi ormai compreso che certi aurei progetti non possono essere fatti con i fichi secchi e, nemmeno, contando solo sul miraggio di un “tesoretto” che, sia pure profilandosi all’orizzonte, già non basterebbe nel variegato impiego su più versanti di stretta necessità; essendo poco credibile che la speranza di rianimare una città possa ancorarsi ad una Nave che, a sua volta, necessita di salvezza; mentre, da troppo tempo, sulla sua figura di un grigio sempre più sbiadito, da lontano si posa solo qualche malinconico sguardo che la colga in quell’essere rimasta, del tutto negletta, accolta nello specchio del mar Piccolo di Taranto come in una disertata anticamera- limbo-purgatorio.Se, veramente, si vuole che il Vittorio Veneto abbia nuova vita; lo si mandi dove già c’è autentica vita per i beni culturali sempre al centro dell’attenzione di una moltitudine di visitatori; così, forse, potrà servire anche ad una rinascita di Taranto se, come incentivo da visitare nella sua rinnovata veste di Museo del Mare nel Polo Museale Marittimo del porto di Trieste, sarà trade d’union fra due città agli antipodi; delle quali, quella a Nord potrà mostrare come il suo “essere amata” dai cittadini sia tutt’uno con “essere tutelata” anche dagli amministratori al fine di “essere preservata”. Ne deriverebbe un’altra lezione fondamentale circa un “amore civico” che, se tale, deve saper “lasciare andare”, piuttosto che volere solamente “possedere” ciò che non si sappia “tenere” secondo adeguate prospettive di vita.

Rosa Cavallo

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