RIPULIRE IL MONDO SECONDO L’INSEGNAMENTO DEL “LOTO” E DELLE “LUMACHE”

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Nonostante lo smaltimento dei propri rifiuti sia uno dei maggiori problemi da cui la collettività umana continua ad essere afflitta anche nelle società più progredite, bisogna riconoscere che, nel corso dei secoli, l’evoluzione della civiltà è andata di pari passo con la crescente esigenza di “pulizia” che l’uomo ha sentito riguardo alla propria persona e all’ambiente di cui contornarsi.

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Da ciò il ricorso a sostanze con capacità nettanti prese direttamente dalla natura, oppure ricavate dall’alchimia di vari elementi rafforzati combinandoli fra loro. Ai nostri giorni, il paradigma “prodotti e servizi di pulizia” costituisce la base di uno dei più proficui settori imprenditoriali. Questi ultimi sono in continua crescita del 10%, con la più consistente copertura di svariate posizioni lavorative che, anche con il maggior ricorso al franchising, impiegano circa 4 milioni di cittadini solo in Europa, a fronte della sempre maggiore richiesta consumistica che permette di conseguire guadagni stratosferici assestati, per la sola Europa, su 60 miliardi degli oltre 150 miliardi di dollari del mercato mondiale. Lo stesso concetto di “pulizia” si è andato evolvendo nella ricerca di standard sempre più alti, con prospettive di sempre maggiore alleggerimento delle cure di pulizia solvibili nel minor tempo possibile; se non, addirittura, insite in materiali “auto-pulenti”.

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Proprio nel senso di un tale futuristico disimpegno umano si è andata indirizzando la ricerca tecno-scientifica che si è avvalsa delle deduzioni innovative dello studio sulle proprietà auto-catartiche di specie biologiche, come le lumache, e botaniche, come il loto, in base allo studio sulle biodiversità mondiali condotto dal Prof. Emile Ishida e dal Prof.Wilhelm Barthlott, Direttore dell’Orto botanico dell’Università di Bonn (Germania). Così, si è giunti alla produzione di “piani autopulenti” che si avvalgono di una proprietà idrorepellente, l’idrofobicità, unita alla progettazione di una superficie su scala nanometrica che non permette alle particelle dello sporco di aderirvi; per cui, alla pulizia si assolve semplicemente con l’acqua che, a sua volta, non può intaccare la superficie idrorepellente. Alla stregua delle “superfici autopulenti”, è stata prodotta anche una vernice che, richiamandosi al loto, per oltre cinque anni permette di mantenere le facciate dei palazzi pulite e indenni dall’attecchimento di funghi ed elementi corrosivi ossidanti respinti dalla vernice.

In più, la ricerca viene svolta con lo scopo di sostituire del tutto i prodotti chimici per la pulizia degli ambienti domestici e di lavoro, con grande beneficio per la salubrità ambientale. Tutto in linea con lo sprono a ricercare maggiore redditività con posti di lavoro e business di impresa, purché in termini di eco-sostenibilità.

Rosa Cavallo

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