RIVELARE L’ENERGIA

Di Miroslava HAJEK - storica dell’arte

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L’opera di Antonio Barrese è permeata di energia, in tutti i sensi.

L’autore se ne serve e la attiva in tutte le sue possibilità, a cominciare dalla creazione di oggetti azionati da motori elettrici o da altre opere attivate dall’intervento dell’artista o dello spettatore che partecipano e si rendono protagonisti della realizzazione dell’effetto finale.

Anche quando Barrese crea opere visive, come per esempio le “Illustrazioni” (pubblicate in un capitolo di questa monografia), sembra che visualizzi tensioni e dinamiche che intendono superare i propri limiti, la dimensione della pagina.

Insomma: il percorso alla conquista di nuove dimensioni spaziali è la base fondamentale della sua ricerca estetica.

L’elemento caratterizzante e sempre nuovo nel lavoro di Barrese è che, ogni opera, è anche un indicatore sulla strada per trascendere i confini dello spazio e del tempo, per aprire un varco verso un universo di cui possiamo solo sospettiamo l’esistenza.

Gli spazi che ampliano le sue incursioni e le sue espansioni rappresentative, convergono nelle nuove dimensioni che si ridefiniscono e si completano nel momento in cui sono percepite.

Oggetti e Strutture cinetiche che superano la loro materialità, la loro fisicità, e diventano la metafora immateriale di una costante trasformazione, del divenire. È questa loro potenzialità che permette di offrire allo spettatore gli strumenti conoscitivi per formare associazioni e stabilire nuove relazioni storico-culturali.

L’inequivocabile natura di questo mondo espressivo risiede nella precisa funzionalità fisica e tecnica con cui l’artista realizza le opere e configura la loro fruibilità negli spazi in cui sono poste e dove e come interagiscono.

L’intera struttura dell’opera è concepita in modo che ogni singolo componente abbia, allo stesso tempo, il valore del tutto. Sono realizzate, cioè, in modo “sistemico”, dove ogni elemento interagisce con tutti gli altri.

Il risultato complessivo, perciò, è superiore alla semplice somma delle parti: è la risultante sinergica della combinazione operativa.

L’analisi approfondita delle opere, induce persino a supporre che esista qualcosa al di fuori dei singoli componenti. Le componenti dell’insieme oggettuale, infatti, differiscono in relazione alle loro rispettive funzioni (tipo di movimento, variazioni della velocità, tipo di illuminazione, ecc), pur agendo simultaneamente. In tal modo si formano nuovi significati che si strutturano in un complesso unitario.

Si tratta di progetti a base linguistica che, riguardando opere d’arte, diventano “progetti metalinguistici”.

Proprio come accade con le parole (e con la musica), dove le relazioni che si creano tra i “significati”, le rispettive dilatazioni semantiche, la loro posizione spaziale e sequenziale – crea la poesia.

Allo stesso modo le componenti meccaniche, elettriche, elettroniche, grafiche e luminose dei lavori di Barrese, si amalgamano e danno vita alle sue opere e ai “significati” che producono. Significati relativi, individuali e sociali, ma dall’artista mai esplicitati e solo allusi.

L’offerta conoscitiva di Barrese dipende dalla “forma” costitutiva dei suoi oggetti, che nascono e si sviluppano in modo efficiente secondo il “progetto”.

I vari elementi costitutivi dispongono di gradi di “libertà interiore”, che aumentano per l’interazione con gli altri elementi dell’insieme, dando vita a un’”ascesi”: da inorganico a ottico, fino a divenire spirituale

Quindi, le opere di Barrese propongono un mondo di simultaneità esperienziale e offrono una costante rigenerazione della percezione e una profonda ricombinazione spaziale.

Inoltre la capacità latente di evocare spazi infiniti e suggestivi, agisce provocando un’interruzione temporanea dell’esperienza visiva “normale”, che è al tempo stesso disorientante ed elevante.

Opere che si accendono – illuminate dall’interno o dall’esterno – creando riflessi mutevoli, che animano lo spazio circostante e coinvolgono gli spettatori, producendo continuamente nuove immagini, mentre la pulsazione quasi ipnotica della luce provoca la sensazione fisica di essere parte di questo mondo. Opere che offrono una complessa simultaneità di prospettive dell’infinito che, senza di esse, rimarrebbero frammentarie e inconoscibili, opere che riformulano la nostra idea di esistenza.

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Strobo_Cyl - Oggetto stroboscopico 2008

Cilindro rotante in plexiglas, ruotismi in alluminio, motore elettrico con inverter,

luce strobo RGB. Ø 40x100

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MID Strobo_Five Large Circles - Oggetto stroboscopico 2020

Matrice con grandi cerchi neri. Movimento manuale.

Disco rotante in plexiglas, ruotismi in acciaio e alluminio,

luce strobo verde, rossa, blu.

50x50x13 cm – Oblò Ø 35 cm

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Shining - Quadri elettroluminescenti 2019

Metacrilato nero satinato, filo elettroluminescente, trasformatore 220/12 V,

alimentatore elettronico. Volume 27x27x6,5 cm

Parte aggettante ~ 10 cm

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Albero di Luce

Installato a Milano in occasione delle celebrazioni per il “Centenario della nascita del Futurismo”, tra il 10 dicembre 2009 e il 12 febbraio 2010.

È la più grande installazione ambientale cinetica e luminosa che sia stata prima realizzata.

Alto 33 metri, con un diametro alla base di 18 metri, ruota a circa 40 rpm.

L’effetto visivo è continuamente variabile nei colori e nel ritmo, nella velocità apparente e nel senso di rotazione, grazie al movimento illusorio generato dalla luce stroboscopica e dai fenomeni percettivi di persistenza retinica.

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Electric_Grass_16 Oggetto scintillante 2020

Base in PVC nero, elementi di tenuta e contatto in ottone fresato, trasformatore CA 220/12 V - 100 W

16 barre in acciaio armonico, Ø 4 mm

Ø 57×175 cm

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