ROSSINI E LA SUA DISAVVENTURA DAUTORE

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A volte la nascita dei melodrammi ha una storia curiosa.

E’il caso dell’Otello di Gioacchino Rossini.

Sappiamo che il grande operista ebbe una vita dedita ai piaceri e all’allegria. La sua musica effervescente ne è evidente testimonianza.

Tra le tante avventure glie ne capitò una (documentata nelle sue lettere) decisamente singolare, legata proprio al suo “Otello”.

Agli inizi dell’800 viveva a Napoli un tipo assai originale. Aveva svolto diversi lavori a Milano e si era trasferito nella città partenopea nella veste di impresario teatrale. Con abilità era stato capace di conquistare la simpatia del re Ferdinando I e di arrivare convogliare i più importanti esponenti dell’arte melodrammatica di allora al Teatro S. Carlo.

Mettendo da parte i propri guadagni, aveva inoltre acquistato un palazzo, dove alloggiava gli artisti e intratteneva piacevolmente gli amici in incontri conviviali.

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Capitò che il grande Rossini giungesse a Napoli.

L’impresario, intraprendente com’era, pensò bene di chiedergli di realizzare un’opera, offrendogli piena ospitalità per il periodo necessario al suo compimento. Avvenne però che passarono mesi ma dell’opera commissionata non vi era traccia. L’impresario reclamò al maestro quanto pattuito, ma Rossini gli rispose che ci sarebbe voluto ancora del tempo e che non avrebbe iniziato neanche l’indomani in quanto impegnato per un’uscita di pesca. A questo punto l’impresario, seccato, organizzò una soluzione. Il giorno successivo fece sgomberare completamente il palazzo e poi murare la porta d’ingresso dell’appartamento ove il maestro alloggiava, attendendo gli eventi.

Al mattino Rossini, pronto per la pesca, andò per uscire ma si trovò intrappolato! A nulla valsero i tentativi di aprire la porta, e neanche le grida alla finestra del cortile sperando che qualcuno accorresse in suo aiuto. Il tutto durò fino a quando, dalle finestre di fronte, apparve l’impresario, apparentemente stupito da tanto baccano.

Alle rimostranze di Rossini rispose candidamente che la porta sarebbe stata aperta non appena l’opera fosse stata ultimata e consegnata.

“Va bene” rispose allora Rossini “Questa sera mandate qualcuno a ritirare l’introduzione”. E così avvenne.

L’impresario in questione, cui si deve la genesi del melodramma, era il grande Domenico Barbaja, uno dei più grandi impresari di tutti i tempi.

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L’opera era “L’Otello, ossia il Moro di Venezia”.

Essa fu rappresentata nel 1816 al Teatro del Fondo perchè il S.Carlo, che aveva da poco subito un incendio, era impraticabile.

Il libretto era di Francesco Maria Berio, ed ebbe subito un grande successo. Fu messa in scena in tutto il mondo, a volte sostituendo il finale (giudicato da molti eccessivamente tragico) con un lieto fine.

L’avvento dell’”Otello” di Giuseppe Verdi, rappresentato per la prima volta nel 1887, soppiantò definitivamente l’omonimo rossiniano, in quanto più vicino ai gusti del pubblico.

Emanuela Mari

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