RUSSIA, CORRISPONDENTE AMERICANO INCRIMINATO PER SPIONAGGIO

Già arrestato lo scorso 3 aprile, Evan Gershkovich è accusato formalmente

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cms_30044/0.jpegIl giornalista americano Evan Gershkovich, corrispondente del Wall Street Journal e arrestato lo scorso 3 aprile, è stato formalmente incriminato per spionaggio, secondo quanto riferisce l’agenzia Tass. Gershkovich si è dichiarato ancora una volta estraneo alle accuse, dalle stanze della prigione di Lefortovo ove è detenuto. Anche Paul Whelan, un ex-marine americano arrestato nel 2020 con accuse simili, è stato detenuto lì. Si tratta di un carcere speciale, per detenuti particolari e in uso alla FSB, il servizio di sicurezza federale russo. Whelan sta adesso scontando una condanna a 16 anni in una colonia carceraria. Gershkovich rischia invece una condanna a ben 20 anni, secondo quanto stabilito dall’articolo 276 del codice penale russo. L’agenzia russa Interfax scrive che lo stesso “ha raccolto informazioni che costituiscono un segreto di Stato sulle attività di una delle imprese del complesso militare-industriale russo”. L’uomo è stato raggiunto dalla polizia mentre si trovava in un ristorante ad Ekaterinburg, negli Urali, ove stava incontrando una sua fonte in merito alle attività della milizia Wagner sulle quali stava indagando.

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Sia il suo giornale che il governo degli Stati Uniti negano ogni accusa di coinvolgimento del giornalista quale spia, chiedendo la sua liberazione immediata. Nel frattempo, Gershkovich resterà in cella sino al prossimo 29 maggio, in detenzione cautelare. “Il clamore suscitato negli Stati Uniti dal caso per esercitare pressioni sulle autorità russe e sul tribunale che deve decidere la sorte di Evan Gershkovich è futile e inutile”, ha dichiarato il ministero degli Esteri russo. Figlio di ebrei di origine sovietica che si erano stabiliti nel New Jersey, Evan Gershkovich è cresciuto bilingue. Divenuto giornalista, nel 2016 è stato assunto dal New York Times come ricercatore, finché le proprie abilità linguistiche non vennero notate dai suoi colleghi, che gli proposero di diventare corrispondente in uno dei paesi più difficili al mondo per l’attività di informazione, la Russia. Dopo un’iniziale rifiuto, Gershkovich si lasciò successivamente convincere, andando a lavorare per il Moscow Times, giornale russo di lingua inglese. “Amava la Russia e voleva fare il corrispondente da qui”, ha affermato un suo collega locale.

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Evidentemente il caso ha risvolti politici. All’indomani del suo arresto, il segretario di Stato americano Antony Blinken aveva telefonato al suo omologo russo, Sergey Lavrov, per parlare di questa incresciosa situazione. Il russo si è mostrato fermo nelle sue posizioni: Gershkovich sarebbe stato “colto in flagrante mentre cercava di ottenere informazioni segrete e classificate come segreto di stato, approfittando del suo status di giornalista”, con prove “delle attività illegali del cittadino statunitense”. Allo stesso tempo si è proceduto a tutte le formalità del caso “notificando” all’ambasciata americana a Mosca il provvedimento cautelare. Blinken, dal suo canto, ha espresso “grave preoccupazione” per “l’inaccettabile detenzione” del giornalista, chiedendo il suo immediato rilascio. Ma Lavrov ha ribadito fermamente: è necessario “rispettare le decisioni delle autorità russe prese in conformità con la legge e gli obblighi internazionali”, concludendo che il destino del giornalista “sarà deciso dalla corte”.

Enrico Picciolo

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