RUSSIA, GIGANTESCHE PROTESTE: “LIBERATE NAVALNY”

Manifestanti in piazza in 70 città russe. La polizia reagisce con violenza

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I cittadini russi sono insorti contro l’arresto dell’oppositore del regime di Putin, Aleksej Navalny.

Il politico, che il governo russo aveva tentato di avvelenare con l’agente nervino Novichok lo scorso agosto, aveva deciso di rientrare nel suo Paese dopo essere stato curato in Europa, ma all’aeroporto era atteso dalle forze dell’ordine russe, che lo hanno incarcerato dopo un processo-farsa avvenuto direttamente in questura.

Venerdì, gli agenti hanno operato un’ulteriore repressione sul movimento politico di Navalny, arrestando anche i suoi più stretti collaboratori, tra cui la portavoce del dissidente, Kira Yarmish, e Gheorghi Alburov, che lavora per il dipartimento investigativo della Fondazione anticorruzione del dissidente. Le forze di Putin non si stanno però limitando a colpire Navalny solo nell’attività politica, ma lo fanno anche negli affetti personali: è arrivata infatti la notizia dell’arresto di Yulia Navalnaya, sua moglie.

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Quando un regime dittatoriale mascherato da democrazia inizia ad effettuare questo tipo di operazioni sui pochi oppositori precedentemente ammessi per motivi di facciata, una sola interpretazione è quella corretta: il regime in questione sente di non essere più così solido come un tempo. La paura di perdere lo status quo e dover eventualmente rispondere dei propri abusi si fa più forte, e così si esce allo scoperto, anche a costo di attirare l’attenzione della comunità internazionale su di sé, cosa che di solito questo tipo di dittature cercano di evitare.

A confermare gli scricchiolii del regime di Vladimir Putin sono arrivate le proteste che hanno coinvolto una settantina di città russe, nonostante, nei giorni precedenti, gli organi di comunicazione del regime si fossero spesi nel rendere noto che qualunque manifestazione non autorizzata sarebbe stata repressa con violenza. Le mobilitazioni erano attese dopo che Navalny, prima di essere incarcerato, aveva dichiarato, rivolgendosi ai suoi sostenitori: “Scendete in piazza, è di questo che hanno paura. Non fatelo per me, ma per il vostro futuro”.

Si parla delle “più grandi proteste dai tempi della Perestrojka”, con video e foto di folle numerosissime che stanno circolando sul web a grande rapidità. Le manifestazioni si stanno svolgendo anche in luoghi come la Siberia, dove le temperature sfiorano i 50 gradi sotto zero e vige una situazione generale di allerta pandemica. Nonostante le fonti ufficiali russe parlino di poche centinaia di manifestanti, le immagini dicono tutt’altro. Tra queste, purtroppo, diverse mostrano gravi violenze da parte delle forze dell’ordine, che, secondo le Ong, hanno fermato in una sola giornata oltre mille persone. Gli agenti trattengono chi ha in mano cartelli con slogan pro-opposizione come "Libertà per i prigionieri politici". In centro a Mosca un giornalista dell’agenzia Ansa è stato testimone del fermo di un ragazzino di circa 12 anni.

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L’Unione Europea si è mobilitata a favore di Navalny tramite il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, che in un colloquio con il Presidente russo ha chiesto la scarcerazione immediata del dissidente, oltre ad “un’indagine completa e trasparente sul tentativo di uccidere" l’oppositore.

Una simile crisi, nel corso del regime di Putin, non si era mai verificata. Il fallito assassinio di Navalny ha portato il governo russo nell’esatta situazione che esso sperava di evitare eliminando il principale dissidente. La storia passata e recente ci insegna che la strada per una transizione del potere è lunghissima, forse impercorribile, ma da oggi tutto il Mondo ha davanti ai propri occhi un dato di fatto: il consenso verso Vladimir Putin non è altro che una costruzione fasulla del regime stesso.

Giulio Negri

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