Regime penitenziario penale

Un doppio binario che fa discutere

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A illustrare la controversa condizione dei collaboratori di giustizia un saggio letterario che nel 2018 si è aggiudicato il premio “Falcone e Borsellino”.

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cms_19008/1.jpg“Collaboratori di giustizia e delitti di criminalità organizzata” è uno dei titoli delle tre opere di rilievo che, nel 2018, si sono aggiudicate il prestigioso premio giuridico-scientifico “Falcone e Borsellino”. Il volume, scritto da Ilaria Leccese e Antonina Giordano, affronta, sotto il profilo storico e giuridico, con dovizia di particolari, un argomento per sua natura delicato. A distanza di due anni il volume si presta ancor più a una attenta riflessione in questa fase di ricostruzione post-emergenziale.

I principi storici del sistema carcerario

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La prima vera e propria collocazione Dell’associazione per delinquere nel titolo Dei delitti contro l’ordine pubblico, sotto il profilo storico, risale al codice in vigore nel Regno d’Italia dal 1889 al 1930. Prima di allora, ricordano le due autrici, l’associazione per delinquere, era qualificata come “associazione di malfattori dal codice napoleonico del 1810 e, successivamente, rilevata nelle sue componenti essenziali nel codice sardo del 1839, in quello sardo-italiano del 1859 e nel codice penale toscano del 1853”. Ma è con la legge n. 646 del 13 settembre 1982 che si compie il primo vero e proprio “salto di qualità”. Da quel preciso momento l’introduzione dell’articolo 416 bis nel codice penale diventa un vero e proprio spartiacque tra il passato e il presente. Il legislatore, attribuendo rilevanza al concetto metagiuridico di Mafia, ha finito per dare all’organizzazione mafiosa una precisa definizione normativa e una collocazione alla complessa categoria criminologica del crimine organizzato.

Collaborare: una scelta o un obbligo?

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Dopo un’attenta disamina storica dei principi su cui si fonda il sistema penitenziario, le autrici passano poi in rassegna le dinamiche comportamentali delittuose della criminalità organizzata, focalizzando l’attenzione sul trattamento differenziato che il diritto carcerario riserva alla condotta collaborativa o meno. E se da un lato la collaborazione processuale costituisce il perno su cui ruota il regime penitenziario riservato ai detenuti per reati di criminalità organizzata, dall’altro il forte allarme sociale rappresentato dal fenomeno mafioso ha indotto il legislatore contemporaneo a elaborare un sistema a doppio binario: la premialità per colui che collabora con la giustizia e un severo regime di rigore per chi compie la scelta opposta. Una strategia che, a livello interno e comunitario, non ha mancato di suscitare critiche perché il rischio è incitare fortemente alla cooperazione con la polizia e la magistratura sì da ottenere lo status di collaboratore di giustizia e la sospensione del regime di carcere duro del 41 bis.

L’evoluzione storica delle mafie e i pericoli attuali

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Ma ogni scelta ha una precisa motivazione che, spesso, affonda le proprie radici nel passato. A testimoniarlo è l’analisi condotta, con dovizia di particolari, dalle due autrici sull’evoluzione storica del fenomeno delle mafie, sul rapporto perverso che hanno instaurato con la Pubblica Amministrazione attraverso la corruzione e sulle principali risposte del legislatore nella lotta al crimine organizzato. Un tema di scottante attualità ancora più oggi se si legge la Relazione consegnata al Parlamento dai Servizi segreti italiani nel 2018. A chiare lettere gli 007 sottolineano che le organizzazioni mafiose italiane stanno dimostrando una elevata “capacità di proiezione in business ad alta redditività, in Italia e all’estero” e detengono il primato "per capacità d’inquinamento del tessuto economico-produttivo nazionale". La relazione pone anche l’accento sul ruolo delle nuove mafie e tra queste quella nigeriana, definita nel documento la “più dinamica e strutturata” sulla Penisola, con interessi in vari settori come lo sfruttamento della prostituzione, il traffico di esseri umani e il narcotraffico.

Il fenomeno mafioso più conosciuto oggi di ieri

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Dalla nascita della Mafia a quello della N’drangheta passando per la Camorra e la Sacra Corona Unita l’elemento che unisce le diverse tipologie di organizzazioni criminali è rappresentato da una serie di elementi distintivi. Il clima di omertà e paura che regna all’interno e all’esterno delle organizzazioni, l’affinamento delle tecniche di penetrazione capillare sul territorio e il ricorso a un’esponenziale complessità criminale attraverso la costituzione di reti e circuiti di collegamento tra attività illecite e attività legali. Il carattere transnazionale del fenomeno, complice la globalizzazione economica, il progresso tecnologico e l’attuale emergenza pandemica, fa riferimento al rapporto che esiste con altre organizzazioni criminali. In particolare quelle dell’est europeo, dell’est asiatico, del Sudamerica e dell’Africa. Ma al di là di tutto questo un fatto è certo. La legislazione sulla collaborazione con la giustizia, subordinata alla concessione di benefici penitenziari da un lato e a un regime di rigore dall’altro, si è rivelata uno strumento utile al “sistema giustizia” per reagire a questa situazione di emergenza. L’obiettivo, ancor prima della pandemia, è combattere l’organizzazione criminale dal suo interno e trasformare il concetto di mafia, da oscuro e indistruttibile, in un fenomeno permeabile alla conoscenza.

Il Covid-19, nuova opportunità di arricchimento per le mafie

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Il ruolo della criminalità organizzata nel tessuto economico-finanziario si fa ancora più rilevante oggi considerati gli allarmi diffusi dalle autorità nazionali e internazionali conseguenti al Covid-19. Uno studio, pubblicato di recente dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara, a firma di Riccardo Tonelli, si sofferma sulla necessità di contemperare due esigenze. Da un lato l’attuazione delle misure dirette alla ricostruzione post-emergenza e dall’altro la necessità di effettuare controlli attendibili per contrastare in modo efficace gli interessi criminali. Una nuova opportunità di arricchimento per la criminalità organizzata quella del Covid-19 che passa dagli aiuti predisposti dai governi nazionali e dalle istituzioni europee per far fronte all’emergenza economico-sociale dovuta alla pandemia.

La pandemia e le organizzazioni criminali: il punto di vista dei tecnici

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E sui nuovi schemi delittuosi connessi all’emergenza pandemica si sofferma l’ultimo Rapporto dell’Organismo di analisi della Criminalpol, pubblicato a giugno di quest’anno. Il pericolo che si prospetta con l’attuale emergenza, si legge nel documento, ha reso evidente che le mafie si stanno già organizzando per sfruttare a piene mani le occasioni offerte dalla pandemia. A rischio non sono soltanto le attività economiche, colpite come sono da una crisi economica e sanitaria senza precedenti, ma anche la Pubblica Amministrazione e la finanza. Nel mirino i sussidi pubblici connessi ai provvedimenti adottati dallo Stato per aiutare famiglie e imprese, le infrastrutture critiche che sono oggi più che mai gli ospedali e i centri di ricerca ma anche i mercati finanziari per i rischi connessi all’acquisto di crediti deteriorati delle imprese. Da qui la necessità di disporre di un patrimonio informativo sempre più aggiornato che consenta all’autorità giudiziaria e di polizia di contrastare le possibili infiltrazioni del crimine organizzato nel tessuto economico-produttivo del nostro Paese.

(Fonte foto dicopertina

https://www.europol.europa.eu/newsroom/multimedia/image-gallery

Interne dal web - si ringrazia)

Gianluca Di Muro

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