SAADI GHEDDAFI SCARCERATO DOPO SETTE ANNI

Una personalità complessa che simboleggia la fine del potere libico

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Giocatore professionista ai tempi dello spettacolare Perugia di Gaucci, azionista di diverse squadre professionistiche tra cui Juventus, Roma e Triestina e capitano della nazionale libica. Insomma, un vip capace di farsi apprezzare in Italia non per le sue calcistiche, bensì per gli investimenti nel mondo dello sport attraverso Libyan Arab Foregin. Figlio del ben più noto Muammar Gheddafi (ex leader libico), è stato per anni, insieme alla sua famiglia, l’emblema del potere e della ricchezza in un paese dove la povertà e la disperazione hanno sempre dilagato. Per questo, la vita di Saadi puòessere rappresentata come un film, evidenziando proprio quelle contraddizioni che il mondo occidentale non riesce proprio a smaltire. La notizia della sua scarcerazione non ha interessato più di tanto, visti i rapporti che lo stesso detiene con il popolo libico.

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Carcerato dal 2014, ha scontato 7 anni dove certamente non gli è stato risparmiato nulla. A decidere la sua scarcerazione è stato il ministero della Giustizia, vedendo lo stesso Gheddafi non colpevole dei reati a lui prescritti. Una tappa complicata quella di Saadi, che oggi a 47 anni si appresta a vivere una nuova vita in Turchia. Infatti, senza troppi giri di parole ha lasciato la sua terra per cimentarsi in una nuova avventura nei pressi di Istanbul. Le sue tappe processuali terminano nel 2018, quando la Corte di Appello non lo ritenne colpevole dell’omicidio avvenuto nel 2005 dell’ex allenatore di calcio della squadra Al-Ittihad.

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Come era prevedile non è stata per nulla facile la vita in carcere, infatti nel 2015 fu diramato un video dove veniva torturato dagli islamici. Inutili gli appelli della famiglia nel recente 2017, i quali preoccupati chiedevano notizie di Saadi, ma nessuna richiesta (neanche quella dell’avvocato è stata accolta). Pertanto, questa scarcerazione stabilisce la fine di un’epoca che per fortuna non tornerà più. Il popolo libico ha necessità di respirare un’aria nuova anche se il clima è più teso che mai.

Giuseppe Capano

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