SANTA BARBARA

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Come quella di molti altri santi e sante dell’antichità cristiana, anche la storia di Santa Barbara non è facilmente identificabile, a causa delle numerose leggende sorte intorno al suo nome.

Sono tanti, infatti, i miti sulla giovane martire, e tutti diversi tra loro. In effetti la sua storia presenta notevoli somiglianze con quella di Santa Cristina, giovane martire del IV secolo, caduta durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano.

Tempi e luoghi della vita di Santa Barbara differiscono a seconda delle fonti ma, in linea generale, sembra che fosse figlia di Dioscuro, pagano e collaboratore dell’imperatore Massimiano Erculeo. Secondo alcune fonti, Dioscoro l’avrebbe rinchiusa in una torre per proteggerla dai numerosi pretendenti attratti dalla sua bellezza. Secondo altre, l’avrebbe segregata per punirla della sua disobbedienza.

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“Santa Barbara”, opera del pittore Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato

Nella prima versione, la giovane Barbara, dopo aver visionato il progetto della torre - che comprendeva solo due aperture, una a nord e una a sud - chiese ai muratori di aprirne una terza per onorare la Santa Trinità. Inoltre, prima di prendervi stabile dimora, si sarebbe immersa tre volte in una piscina adiacente, battezzandosi da sola.

Nella seconda versione, dopo essere stata rinchiusa nelle torre per punizione, viene istruita da filosofi, oratori e poeti, ed è proprio attraverso lo studio che comprende la falsità della religione politeista.

In una versione ulteriore, si sarebbe convertita al cristianesimo nel momento in cui il padre, preso da compassione, l’avrebbe temporaneamente liberata. In un’altra ancora, avrebbe deciso di diventare cristiana studiando i testi di Origene e, una volta uscita dalla torre, si sarebbe recata ad Alessandria per farsi battezzare da lui.

Malgrado tutte queste differenze, su una cosa i testi sono concordi: fu il padre a toglierle la vita. Scoprendo che Barbara era diventata cristiana, Dioscuro, non riuscendo a farla ritrattare, decide di ucciderla: ma lei gli sfugge miracolosamente. Non per molto però perché, dopo averla ritrovata (colui che rivelò al padre la sua posizione fu tramutato in pietra), la trascinò davanti al prefetto che le chiese di abiurare la sua nuova fede. Dinanzi al rifiuto della ragazza, venne dato ordine di torturarla in molteplici modi: fu rivestita con abiti irti di spine per lacerarle le carni, fu ustionata, le furono amputati i seni (come a Sant’Agata) e fu colpita sul capo con un martello. Alla fine, il padre le diede il colpo di grazia, decapitandola. Una lunga lista di orrori che, purtroppo, ci portano alla memoria altrettanti fatti cruenti compiuti, anche ai giorni nostri, nei confronti delle donne o di chi difende la propria autodeterminazione.

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“Martirio di Santa Barbara e punizione del padre Dioscuro”, opera del pittore Vitale Da Filippo

A fatto compiuto, Dioscuro viene immediatamente colpito da un fulmine, che lo incenerisce all’istante.

Anime pie seppelliscono il corpo della giovane martire e, sulla sua tomba, iniziano ad avvenire guarigioni miracolose e conversioni. Come diceva Tertulliano: “Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani.”

Santa Barbara, nata a Nicomedia nel 273 d.C., si distinse per l’impegno nello studio e per la riservatezza, qualità che le valsero l’appellativo di «barbara», cioè straniera (= non romana). Aveva solo diciassette anni quando, disobbedendo al padre, non solo rifiutò di abiurare la sua fede ma cercò di convincere Dioscuro e il prefetto a convertirsi a Cristo. Le conseguenze le abbiamo viste: il suo martirio si concluse a soli due giorni dal suo arresto, il 4 dicembre 290.

A partire dal VI-VII secolo, il culto di Santa Barbara è ben radicato, tant’è che compaiono i primi Acta del suo martirio che forniscono la base “storica” per le agiografie. Ma esistono testimonianze del suo culto anche nel IV secolo.

Barbara viene venerata a Roma, capitale spirituale dell’Occidente, a partire dal VII secolo e, entro i due secoli a seguire, anche in Oriente.

Dopo il concilio di Trento (1545 al 1563), il suo culto tende a scemare, probabilmente anche per il fatto che la giovane santa era considerata eccessivamente "ribelle" verso il padre e l’autorità costituita.

Per quanto riguarda le reliquie di Santa Barbara, anche qui non si sa esattamente quale percorso abbiano seguito. Alcune fonti sostengono che sarebbero state prelevate da Costantinopoli e portate a Venezia, nella Basilica di San Marco. Ciò che è certo, è che oggi si trovano nella chiesa di San Martino di Burano (Venezia) ma anche a Piacenza, a Roma, a Il Cairo e in Russia, solo per citarne alcuni.

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Stendardo navale della marina veneziana con Santa Barbara - del XVII secolo - Museo Correr (fonte Wikipedia)

Come Santa Caterina d’Alessandria, Santa Barbara fu rimossa dal Calendario Romano nel 1969 per via del suo carattere leggendario ma è ancora presente nel Martirologio.

Iconograficamente, viene rappresentata con la palma - simbolo del martirio - e la spada, l’arma con cui è stata uccisa. Più di frequente è raffigurata con la torre - dove è stata imprigionata - o con cannoni e catapulte, per sottolineare la crudezza del suo martirio.

Per questo motivo, le è stato insignito il patronato sull’artiglieria: sulle navi da guerra, si dà il nome di Santa Barbara al deposito delle munizioni.

Inoltre, per via della morte del padre Dioscoro, viene invocata contro i fulmini, il fuoco e la morte improvvisa. Oggi è venerata anche come protettrice dei vigili del fuoco.

La festa di Barbara è celebrata il 4 dicembre.

Simona HeArt

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