SAN MARCO EVANGELISTA

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Il suo emblema è il Leone e le comunità cristiane di tutto il mondo lo riconoscono come l’autore di uno dei tre Vangeli sinottici, nonché discepolo e collaboratore di Pietro e Paolo.

Si tratta di Marco - detto anche Giovanni - nato verosimilmente in Palestina o a Cipro nell’anno 20 d.C. e deceduto ad Alessandria d’Egitto nella seconda metà del I secolo.

Le informazioni sulla vita di questo evangelista sono sparpagliate nel Nuovo Testamento, ma sono sufficienti a disegnare un quadro generale della sua personalità e del suo operato.

Altre informazioni sono contenute nella “Storia Ecclesiastica” di Eusebio da Cesarea, testo del IV secolo in cui l’autore illustra la storia della Chiesa dalle origini ai suoi giorni, e negli “Atti apocrifi di Marco”, databile al IV o V secolo.

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San Marco Evangelista - opera dell’artista Il Pordenone, 1540

Poco o nulla si sa della sua giovinezza e della sua famiglia se non che era cugino di Barnaba (Col 4,10) e, conseguentemente, ebreo di stirpe levitica, cioè sacerdotale. I Leviti erano considerati gli “eredi” di Dio perché non si erano macchiati del peccato di idolatria quando, ancora in Egitto, il popolo eletto si era prostrato dinanzi al vitello d’oro. Per questo motivo i sacerdoti leviti e le loro famiglie vivevano delle decime, ovvero della decima parte del reddito che l’agricoltore doveva all’erario come imposta. Erano, dunque, benestanti per diritto.

Marco non conobbe mai Gesù e non fu suo discepolo mentre era ancora in vita. Tuttavia alcuni esegeti lo identificano con il giovinetto presente nell’orto del Getsemani, al momento del suo arresto: “Allora quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Gesù, rivolto a loro, disse: “«Voi siete usciti con spade e bastoni, come contro un brigante, per prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi insegnando nel tempio e voi non mi avete preso; ma questo è avvenuto affinché le Scritture fossero adempiute». Allora tutti, lasciatolo, se ne fuggirono.

Un giovane lo seguiva, coperto soltanto con un lenzuolo, e lo afferrarono; ma egli, lasciando andare il lenzuolo, se ne fuggì nudo.” (Marco 14,46.48-54)

Negli Atti degli Apostoli scopriamo anche che Marco era figlio di Maria, vedova benestante che metteva a disposizione del Maestro e dei suoi discepoli la propria casa e l’annesso orto degli ulivi. (Atti 12,12). È lì che fu consumata l’Ultima Cena ed è sempre lì che, dopo la Crocifissione, gli Apostoli si ritrovavano, in attesa della Pentecoste.

Faccio notare che, come emerge dai testi neotestamentari, Marco aveva due nomi: uno gentile e uno ebreo. Il primo era, appunto, Marco, l’altro era Giovanni. Era cosa usuale a quei tempi, basti pensare che anche Paolo, l’Apostolo delle Genti, viene indicato con il nome di Saulo.

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“La Pentecoste” - opera dell’artista Duccio di Buoninsegna, 1308-11

San Pietro, lo chiama “figlio mio”, verosimilmente perché fu lui a battezzarlo. Tuttavia è certo che Marco lo seguì nei viaggi missionari in Oriente e a Roma, dove poi scrisse il Vangelo.

Prima di seguire Pietro, però, Marco si affiancò all’apostolo Paolo che incontrò nell’anno 44 quando, insieme a Barnaba, muoveva verso Gerusalemme per consegnare la colletta della comunità di Antiochia. Al ritorno da quel viaggio, Barnaba prese con sé il nipote che si ritrovò, quindi, fianco a fianco con l’Apostolo delle Genti. Questa la testimonianza degli Atti degli Apostoli: “Giunti a Salamina, annunziarono la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei; or avevano anche Giovanni come aiutante.” (Atti 13,5). Lo stesso libro ci riferisce poi della sua defezione, forse perché spaventato dalla crescente ostilità nei confronti di Paolo e del suo entourage: “Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge di Panfilia. Giovanni si separò da loro e ritornò a Gerusalemme.” (Atti 13,13). Era l’anno 52. Si ritroveranno quattordici anni dopo - quando Paolo era prigioniero a Roma - come testimonia la seconda lettera di Paolo a Timoteo: “Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero” (2 Tm 4,11).

Non si sa se Marco assistette al martirio di Paolo. Ciò che è certo è che rimase a Roma, al servizio di Pietro. È in questo periodo che Marco, secondo la Tradizione, scrisse il suo Vangelo. La narrazione dei fatti - non vissuta in prima persona - è verosimilmente la trasposizione dell’insegnamento di Pietro. E, di Pietro, ha anche la vivacità e la rudezza di un racconto popolare.
Dopo la morte di Pietro, non si hanno più notizie dell’evangelista. La Tradizione vuole che Pietro lo inviò ad evangelizzare le genti di Alessandra d’Egitto, diventando il primo Vescovo della Chiesa locale.

Quanto alla sua morte, la Tradizione - sostenuta dalla Leggenda Aurea - vuole che Marco subì il martirio dentro le mura di Alessandria d’Egitto: fu ucciso trascinato dai pagani per le vie della città, legato con funi al collo. Secondo il testo apocrifo gli “Atti di Marco”, era il 25 aprile dell’anno 72.

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“Il martirio di San Marco” - opera del Beato Angelico, 1433


Da Alessandria d’Egitto, le sue reliquie furono trafugate nell’828 da due mercanti veneziani e portate nella città lagunare. Pochi anni dopo iniziò la costruzione della Basilica intitolata al Santo. Tale Basilica venne sostituita a più riprese, nell’832 e nel 976. Data 1063 la Basilica attuale, commissionata dal doge Domenico I Contarini. I resti delle precedenti costruzioni furono inglobate e trasformate in cripta.

La consacrazione della Basilica di Venezia dedicata a San Marco avvenne il 25 aprile 1094, nel giorno anniversario della morte dell’Evangelista. Giorno in cui, ancora oggi, ricorre la memoria liturgica.

San Marco è protettore di farmacisti, notai, segretari, dattilografi, interpreti, artisti.

Simona HeArt

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