SARTEANO (I^Parte )

Italia meravigliosa

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cms_25918/1_Sarteano_Licenze_Creative_Commons.jpgAlla fine di febbraio, quindi circa tre mesi fa, sono stata invitata a una escursione a Sarteano, piccolo e ameno paese che si trova vicino a Chiusi, che custodisce un reperto strabiliante degli antichi etruschi: la Tomba della Quadriga Infernale, databile al IV secolo a.C.

Ci ho pensato un poco su prima di accettare, primo perché dopo la chiusura dovuta al Covid, è subentrata in me la clausura, ho perso lo stimolo a viaggiare, a visitare, a muovermi; secondo non amo visitare le tombe se non con riserbo e rispetto molto alti, con lo stesso animo di quando vado in visita ai miei cari defunti, perché, prendetemi in giro se volete, ma le tombe etrusche le ritengo ‘protette’ da simboli molto forti, da speciali riti funebri, al pari dei sepolcri egizi.

Mi era già capitato di sentirmi venir meno e di aver avuto notti insonni, il tutto dovuto a una visita al Museo Egizio di Torino, in cui ho percepito l’indifferenza vorace dei visitatori, può sembrare un ossimoro, ma spiega lo sguardo curioso, senza rispetto, sulle povere mummie nude, rattrappite a uovo come a proteggersi, che secondo me possono fare a meno di mettere in mostra.

Comunque poi sono andata, così tenterò di descrivermi un poco Sarteano e la Tomba etrusca, decorata con vividi e meravigliosi affreschi e anche l’improvvida sfortuna.

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Museo Civico Archeologico- Sarteano

Sarteano è un incantevole borgo arroccato su un colle, sovrastato da un castello e attorniato da sorgenti termali e necropoli etrusche fra la Val di Chiana e la Val d’Orcia.

La salita al Castello non è molto lunga e ci si accede attraverso le stradine in salita e assai suggestive del borgo e poi attraversando un’ampia area verde, chiamata Giardino della Pace, la passeggiata è premiata da una vista mozzafiato su tutta la vallata.

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Piazza principale- Sarteano

Il Museo Civico Archeologico si trova a pochi passi dall’ariosa piazza principale, ai piedi del borgo, è ospitato nel cinquecentesco Palazzo Gabrielli, raccoglie i materiali provenienti dalle numerose necropoli etrusche del territorio, comprese in un arco cronologico che va dal IX al I secolo a.C.

È piccolo, ma ricco di interessanti reperti e ben tenuto, riporta sulle pareti la scenografica scena a grandezza naturale della Tomba dipinta del IV secolo a.C., detta della Quadriga Infernale.

La tomba originale è visitabile il sabato su appuntamento, vi si accede a piccoli gruppi per non alterarne l’equilibrio termico ambientale, è stata scoperta solo nel 2003, nella zona Pianacce, un importante necropoli a circa un chilometro da Sarteano.

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Quadriga Infernale- Sarteano

Il dipinto che si snoda sulle pareti della tomba è incredibile per la vivacità dei colori; il nome di Quadriga Infernale proviene dalla raffigurazione del demone dai capelli rossi e vestito di rosso Charun, (Caronte, il traghettatore di anime e distruttore di tutto ciò che è la vita umana) che guida un carro trainato da due leoni e due grifoni.

Il carro è avvolto da una nuvola nera, perché ha raggiunto il regno dei morti.

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Banchetto col defunto e un altro uomo

Il defunto, su un’altra parete, nel banchetto tradizionale, è raffigurato assieme a un altro uomo più giovane, forse sono il padre e il figlio, ma molto più probabilmente potrebbero essere l’amato e l’amante (infatti il giovane ha la pelle più scura, rappresentando così il maschile, mentre l’uomo più anziano con la barba ha la pelle più chiara, simbolizzando la femminilità).

Altre splendide figure sono il serpente a tre teste munito di creste e di barbe; la presenza di serpenti infernali è abbastanza usuale nelle tombe etrusche, ma occorre ricordare che inizialmente per gli etruschi il serpente era un simbolo sacro, divinità della vegetazione, guardia dei santuari e dei confini, efficace contro i cattivi auspici.

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Serpente a tre teste

Oltre ai delfini, noti psicopompi, ovvero fedeli accompagnatori nel viaggio dell’oltretomba, vi è la figura di un ippocampo, animale metà cavallo e metà pesce; per gli etruschi il pesce era un simbolo positivo in quanto ha la capacità di tenersi a galla dove non si tocca e di nuotare anche in acque tempestose (si ricordi la Tomba del Tuffatore di Paestum, di epoca coeva, che si tuffa nel mare come viaggio nell’aldilà) e il cavallo è principio di dominio sulle forze spirituali.

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Delfini- Tomba Quadriga Infernale

La tomba è di rara bellezza e consiglio di visitarla perché solo entrandovi, potrete essere catapultati indietro nel tempo. Si resta veramente stupiti dalla bellezza delle linee, dalle decorazioni geometriche, mi ha sorpreso in particolare la capacità di rendere con una linea continua rossa e seghettata i denti, creando un effetto allo stesso tempo realistico di forza e vitalità seppur con forme stilizzate (purtroppo dalle foto non si vede, neanche dalla riproduzione al Museo, per vedere i denti-linee-rosse occorre andare in loco)

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Colori e linee-Tomba della quadriga Infernale

I re etruschi, durante le cerimonie rituali, si tingevano di rosso, il rosso è simbolo di prova, di coraggio e di forza per superare le prove vittoriosamente e per gli etruschi vi era sempre una corrispondenza tra i colori e i rituali magici.

Solitamente le tombe etrusche sono divise in, periodo arcaico al VII - VI secolo a.C. e in periodo ellenista al IV - II secolo a.C. Nei tempi più antichi gli etruschi credevano che non si moriva, ma si affrontava un viaggio periglioso verso una nuova vita, in un nuovo luogo felice e il rituale sempre attento e preciso era volto affinché tutto andasse nel modo dovuto. Le tombe erano in colori vivaci e luminosi, un po’ come quelle degli egizi. È per questa immortalità che le loro tombe venivano costruite come fossero una casa, dotata di suppellettili e arredi, veri o riprodotti in miniature.

Ma poi, verso il III secolo, col tramonto della loro civiltà, nei sepolcri vi appare un’inquietante angoscia.

Le tombe si riempirono di terribili figure demoniache, non più tinte in rosso vitale, ma dalla carne bluastra.

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Scorcio di Sarteano

Alla fede nella sopravvivenza oltre la morte, appare il terrificante regno dei morti, sorvegliato all’ingresso da Tuchulcha, un mostro con orecchie d’asino, muso di avvoltoio e serpenti al posto dei capelli, dove il defunto era ghermito da Charun che lo conduceva fra i morti senza scampo, guidato da Vanth, dea dalle grandi ali che, con una torcia, illuminava il camino da cui non si tornava più indietro.

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Scorcio di Sarteano

Ci sarebbe tanto e tanto ancora da dire, gli etruschi sono stati il mio primo amore, ne parlavo da fanciulla con mio zio, che quando era ospite a cena la domenica sera mi chiedeva sempre: «Allora cosa mi dici di nuovo sugli etruschi?» e io iniziavo sempre dalla Tomba del Tuffatore, perché ero attratta dalla simbologia della morte come di un bel viaggio felice.

Ho amato i primi etruschi, quelli gioiosi, quelli senza il nulla e il niente, da cui poi furono contaminati.

(Continua)

Paola Tassinari

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