SCANDALO A CATANIA

MALATI TERMINALI VENDUTI ALLE POMPE FUNEBRI DA UN BARELLIERE

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Davide Garofalo, un barelliere 42enne tutto casa e famiglia, fino alla scorsa estate in servizio su un’ambulanza privata, pare abbia ucciso diversi malati terminali per conto della mafia. Il tutto avveniva a Catania: stando all’accusa e ad un testimone, un giovane collaboratore dei clan, già pentito e pronto a confermare una verità davvero sconcertante, sentita in tv e secondo la quale “la gente non moriva per volere di Dio”, bensì a causa di una “iniezione d’aria fatta nelle vene dei pazienti e tramite una siringa”, i quali morivano così per embolia all’interno dell’ambulanza. Stiamo parlando di malati terminali, ricoverati in una clinica di Catania che, non appena dimessi dall’ospedale, venivano trasportati dal Garofalo alle loro case, dove avrebbero desiderato trascorrere gli ultimi giorni con i loro cari.

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Durante il trasporto dei degenti, il barelliere entrava in azione, provocandone così tragicamente la morte e, una volta giunti a casa, comunicava ai parenti che il malato purtroppo “non ce l’aveva fatta”. A questo punto Garofalo, continuando nella sua opera, si premurava di trovare subito una ditta di pompe funebri, provvedendo inoltre alla vestizione della salma. Il tutto rendeva l’operazione molto fruttifera, poiché riusciva ad intascare 300 euro alla volta.

cms_8055/3.jpgTre casi sono stati accertati, mentre proseguono ulteriori indagini sotto il controllo di Carmelo Zuccaro, Procuratore di Catania, su circa una cinquantina di episodi di “morti anticipate con il disprezzo assoluto per la vita umana… provocate da Garofalo, parole pronunciate dall’aggiunto Francesco Puleio”. “Una crudeltà contestata come aggravante” a detta del Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Raffaele Covetti. I tre casi accertati riguardano un 80enne, un 90enne ed un 55enne, tutti traditi dalla fiducia che era stata data al barelliere, come dice lo stesso Andrea Bonomo, Pubblico Ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, che considera il Garofalo uno strumento dei clan “Mazzaglia”, “Tomasello” e “Toscano” di Adrano (CT) e del clan dei “Sant’Angelo” di Biancavilla, in contatto con i “Santapaola – Ercolano” di Catania.

Anna Di Fonzo

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